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Il mio sogno è una piccola piantina, con sole due foglioline che ad ogni minima intemperia o calpestio maldestro, si scuotono e vibrano come se dovessero cadere da un momento all’altro. Eppure continuano a stare lì, dietro quella piccola casupola di mattoni grezzi chiusa da una vita.
Vado ogni giorno a dare un’occhiata, mi soffermo e accovacciandomi accanto per qualche ora la proteggo: dalle malelingue, dal lassismo e dal silenzio, la proteggo anche da me stesso e da tutta la non curanza che spesso ha preso il sopravvento.
A volte ci passo accanto con l’auto e non sempre mi soffermo, ma sta lì, fiera e verde, anche se tutto attorno è grigio o marrone, come tutta quella terra incolta aldilà della strada. Oppure spunta da dietro la casupola e brilla del suo verde vivo, mentre una cappa di nuvole ha già nascosto da un pezzo le cime delle alte montagne in lontananza.
Spesso però non è al massimo del suo splendore, ha segni di terra sulle due piccole foglioline, oppure qualche traccia di pedate pesanti, sembra che pianga, sembra che abbia una smorfia di amarezza, ma forse sono solo i miei occhi stanchi a mostrarmi questa scena.
Piccola piantina nascosta dietro la casetta di mattoni, ci sono sempre sai? Perdonami se ti ho trascurata così tanto ultimamente, ma devi sapere che i dispiaceri sono un grande mantello nero e pesante, che limita ogni mio movimento.
Ora però è lì a terra, inerme, floscio, non fa paura, non riesco però a gettarlo via lontano come vorrei. Ma io so che tu, piccola piantina inerme, mi capirai.