1 - L'abito fa il monaco

scritto da eliFucci
Scritto 14 anni fa • Pubblicato 14 anni fa • Revisionato 14 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di eliFucci
el
Autore del testo eliFucci
Immagine di eliFucci
el
Primo capitolo di un libro per ragazzi
- Nota dell'autore eliFucci

Testo: 1 - L'abito fa il monaco
di eliFucci

Quel giorno il lupo disse a tutti i suoi collaboratori di non volere essere disturbato per nessuno motivo. Poi indossò i suoi guanti neri, di pelo d’agnello, una camicia bianca profumata e, scarpe silenziose. Calzature speciali in grado di tradurre in Silenzio il benché minimo rumore. Se, per esempio, il lupo avesse per sbaglio calpestato un ramo secco, non un click si sarebbe udito! E se, avesse urtato contro una grossa pietra, non un buuu né uno zug! Avrebbe ingombrato lo spazio circostante. Le scarpe del lupo erano davvero speciali, ereditate direttamente dal suo babbo: il Lupus in Fabula, compositore noto per le sue partiture del Silenzio.
Il lupo cattivo, invece, da sua madre aveva ereditato la passione per la moda e i vestiti. Sua madre, la lupa, a Roma s’annoiava a morte. Ciò che non rendeva merito al suo estro ed alla sua esuberanza erano di certo gli abiti: tutti uguali! Così un giorno lei stessa, di sua zampa, si era messa in testa di inventare una collezione frugale e vanitosa al tempo stesso, in grado di restituire un briciolo di estro a Roma e ai sette colli. All’inizio non era stato certo facile! L’idea giusta stentava a venire a galla. Ma il bosco le aveva poi fornito la risposta giusta. Erano i colori ad accenderlo nelle notti di estate, i tenui lillà dei cardi, per esempio, risplendeva all’intorno, lasciandosi notare dagli intricati rovi. E poi c’era il bianco pallido dei mughetti! Come non accorgersi di loro dal fitto della boscaglia? Così la lupa pensò che avrebbe ricoperto tutti gli abitanti della zona con caldi colori pastello. Fu l’idea giusta: un crogiolo di varietà prese il sopravvento. Via i neri, i marroni i grigio topo! D’un tratto tutti gli animali del bosco sembrarono usciti da un libro pop-up per ragazzi, e i loro odori erano intensi e al gusto gommoso di frutti misti.
Spruzzandosi un po’ di quello stesso charme ereditato da sua madre, il lupo cattivo terminò di prepararsi e subito uscì. Appena richiuse la porta del suo studio tutti lo salutarono. Con i suoi occhiali scuri colore ciliegia varcò la soglia della sua industria ed entrò nella limousine crema e zabaione. Il lupo era temuto ma anche un padrone generoso e se stava per partire sarebbe tornato con una nuova missione da compiere: un abito da realizzare, che avrebbe fatto ricchi molti. Da dentro l’industria il montone dalla corna profumate al thé bianco battè gli zoccoli: non c’era tempo da perdere, tutti sarebbero dovuti tornare alle proprie macchine, bisognava tenerle in caldo per avviare l’imminente tessitura.
La limousine si diresse al castello del principe azzurro.
L’autista, un pulcino dalla faccia d’angelo, poggiò le ali sul volante ed essendo stato un tempo un provetto pilota di formula uno, decollò in un istante. Superò tutti i semafori rossi e in breve giunse a destinazione. Sulla soglia del palazzo principesco Azzurro in persona lo stava aspettando.
Finalmente il più grande stilista di ogni tempo era giunto! Lui solo avrebbe saputo cosa fare anche questa volta!
Il lupo scese con le sue scarpe silenziose e seguì il principe su per le complicate scale. In circostanze del genere le parole valevano un fico secco e dunque entrambi badarono a non sprecare fiato. Quando il lupo aprì la porta della regina restò incredulo, ma solo per pochi istanti.
Tende colore zafferano, un piumone ricoperto da scatole di cioccolatini e poi ancora barattolini di miele e simili leccornie giacevano un po’ ovunque. Azzurro scrollò il capo. Era per questo motivo, in fondo, che da anni non dormiva più con la sua amata. Non sopportava l’odore di creperie costante che la sua pelle al cardamomo emanava come la macchina in caldo dello zucchero filato.
Con coraggio il lupo entrò e con cura richiuse la porta.
Cindarella era seduta davanti la tenda colore zafferano. Guardava fuori, nonostante la tenda fosse tirata e non consentisse, pesante com’era, di scorgere oltre alcunché!
Il lupo tossì e lei s’accorse della sua presenza solo in quell’istante (dal momento che le scarpe silenziosissime sortivano questo e simili effetti!).
Cindarella si gettò alle zampe del lupo. Le abbracciò come fossero stati bastoncini di liquirizia e dai suoi occhi mielati venne su una flebile richiesta d’aiuto.
Il lupo rispose con un si del capo, senza sfilarsi gli occhiali da sole colore ciliegia.
Dentro di sé tuttavia avvampò: capì all’istante che quell’anno creare l’abito giusto per Cindarella sarebbe stata un’impresa impari! Altro che fatica d’Ercole! Lui stesso avrebbe preferito uccidere a fil di spada l’Idra di Lerna o Medusa stessa piuttosto che cercare un’idea! Ma con respiri profondi acquetò la sua ansia e si consolò all’istante: anche quella volta l’idea giusta sarebbe giunta da lui, giammai il contrario! Con fare deciso afferrò Cindarella per la mano e la condusse fuori dal castello. In fretta e furia, come un sacco di patate dolciastre e trasbordanti la fece accomodare nella sua limousine e a tutto gas si diresse alla sartoria.
Il principe Azzurro con sollievo li vede sfrecciare via. Un sorriso compiaciuto e soddisfatto si impresse sotto le sue sopracciglia, incolte da tempo, simili ora più a quelle di un orco. Dai suoi denti non un bianco risplendente rischiarò l’acqua zampillante della fontana reale, ma un odore di aglio e soffritto fece scappare in fretta le tartarughe all’intorno. Poveretto il principe! Così s’era ridotto da quando la sua bella sposa alla scopa aveva preferito la crema, alla fatica sostituito panna e zabaione, ai sogni sono desideri le carte dei baci perugina! Ma non tutto, pensò il principe, era perduto! Il lupo avrebbe riportato ordine e non cucito solo un abito per l’ultimo dell’anno!
1 - L'abito fa il monaco testo di eliFucci
0