Gentilezza vo cercando, ch’è sì rara

scritto da LeoBlanco
Scritto 5 anni fa • Pubblicato 5 anni fa • Revisionato 5 anni fa
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Parafrasando Dante: lui cercatore di Libertà, noi di Gentilezza.
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Testo: Gentilezza vo cercando, ch’è sì rara
di LeoBlanco

La gentilezza – ossia quella qualità dell’animo umano che abbraccia e racchiude in sé una molteplicità di sentimenti improntati alla benevolenza, al rispetto e all’empatia - sembra essere oggi una qualità anacronistica e del tutto desueta. La maggior parte delle persone la ritiene, infatti, inutile, superflua, un’oziosa perdita di tempo, quando non anche una manifestazione di rammollimento, di fragilità, di debolezza o addirittura un’espressione di sudditanza e di servilismo. Tra le possibili cause di tanto deplorevole declino hanno particolare rilievo sia l’eccessivo ed esasperato individualismo che ci porta a diffidare del prossimo per timore di raggiri ed inganni, sia il nostro attuale stile di vita troppo artefatto, convulso e alienante.
La vita, soprattutto nelle metropoli e nei grandi agglomerati urbani, è ormai da tempo frenetica, caotica, stressante. E’ una vita che deprime, che isola, che allontana; una vita in cui ogni persona, anche la più socievole, sommersa com’è da impegni inderogabili e da incombenze moleste, finisce col badare solo a se stessa e ai tanti problemi quotidiani da risolvere; una vita vieppiù algida, dove anche i rapporti umani più consolidati perdono via via d’importanza e diventano sempre più rari e fugaci, se non addirittura intralcianti, ragion per cui si sorride sempre meno, si parla a stento con i colleghi di lavoro e si saluta unicamente il proprio il dirimpettaio.
Eppure la gentilezza alberga nei nostri cuori. Ce lo conferma la scienza quando afferma che nasciamo tutti col gene della gentilezza. E’ quanto emerge da alcuni studi dell’Università americana del Connecticut, con i quali si è scoperto che una particolare variante del gene “ Alcol-Deidrogenasi 4” (Adh 4) sarebbe responsabile della gentilezza, mentre altri ricercatori hanno invece colto e messo in evidenza il ruolo e l’importanza di determinati fattori ereditari presenti nelle persone dai tratti più gentili.
Diverse altre ricerche hanno, invece, chiarito che la propensione alla gentilezza è in qualche modo legata alla maggior presenza sia di alcuni neurotrasmettitori cerebrali - in particolare la “Serotonina”, “l’ormone del buonumore” che svolge un ruolo determinante per il nostro benessere psicofisico rendendoci più sereni e soddisfatti – sia di altri specifici mediatori chimici - “Ossitocina” e “Vasopressina” – conosciuti come “ormoni dell’amore” per via della loro capacità di promuovere comportamenti materni e maggiormente empatici nei confronti del prossimo.
L’Ossitocina, in particolare, oltre a facilitare le relazioni sociali e i rapporti interpersonali, esercita anche un immediato effetto calmante, accresce la fiducia, stimola la generosità e rafforza il sistema immunitario e l’energia vitale. Ma, fa anche di più. Provocando, infatti, anche il rilascio di “ossido nitrico” nei vasi sanguigni, li dilata riducendo la pressione sanguigna e proteggendo così il cuore.
Per la scienza, però, la gentilezza sarebbe figlia di più madri. L’opinione scientifica prevalente ritiene, infatti, che il 40% di tutti i tratti tipici della gentilezza è ereditario, mentre la parte restante, il 60%, sarebbe invece determinata da fattori esterni, tra cui l’educazione, l’ambiente in cui si vive e la cultura.
A parziale smentita di questa convinzione c’è però il fatto che tra tutti gli esseri umani “i più gentili tra i gentili” sarebbero gli individui affetti dalla “sindrome di Williams”, una malattia genetica rara che colpisce una persona ogni 20.000. Il loro atteggiamento - particolarmente affettuoso, socievole ed empatico – non dipende assolutamente da fattori esterni, e viene per giunta pagato biologicamente a caro prezzo poiché gravato da aspetti clinici avversi, tra cui uno sviluppo puberale precoce, deficit cognitivi di varia entità, disturbi cardiocircolatori e un’eccessiva sensibilità uditiva.
Un ulteriore aspetto rilevante è che la gentilezza è in grado di diffondere i propri effetti benefici non soltanto sulle persone che la praticano, ma anche su coloro che la ricevono - compresi i maldisposti - e su coloro che vi assistono, col risultato di condizionare il comportamento di tutti mediante un significativo aumento di secrezioni sia di Serotonina, sia di Endorfine, importanti antidolorifici naturali, tre volte più potenti della morfina e privi di qualsiasi effetto collaterale.
Cerchiamo, pertanto, di impegnarci a essere tutti più gentili e ben disposti verso il prossimo non soltanto perché è utile e vantaggioso, ma anche perché così facendo aiuteremo noi stessi e gli altri a vivere meglio. Anche in questo caso la scienza c’è d’aiuto e ci rivela che le persone più garbate e compassionevoli hanno nel circolo sanguigno non soltanto il doppio della quantità di “Deidroepiandrosterone” (Dhea), un ormone che si riduce progressivamente con gli anni, diminuendo sensibilmente negli anziani e nelle persone depresse, ma che hanno anche il 23% in meno di “Cortisolo”, il pericoloso e corrosivo ormone dello stress. Ergo la gentilezza migliora la qualità della vita, aumenta sensibilmente la longevità e fa invecchiare meglio.
Con così tanti benefici, non varrebbe forse la pena recuperare qualche gesto spontaneo di gentilezza in più e vivere tutti più serenamente?
E poi, anche se 13 novembre è la giornata mondiale della gentilezza, perché non decidere di celebrarla ogni giorno dell’anno?
Gentilezza vo cercando, ch’è sì rara testo di LeoBlanco
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