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Alle nove del lunedì mattina il tenente, con i fidati Cisari, Cappelletti e Tettamenti si presentò allo studio del trapassato commercialista Ceriani. Accolti nell'ufficio che era stato del dottore, Gelsi esordì con fare amichevole.
"Buongiorno signora Prada" disse con un sorriso a trentadue denti.
"Che sorpresa, tenente. A cosa devo la visita?" rispose lei; i suoi occhi tradivano cupezza e timore.
"Vedo che è lei, adesso, che comanda." Gelsi camminava per l'ufficio, guardandosi in giro. La Prada aprì un cassetto della scrivania, ne estrasse un foglio che porse al tenente. Si trattava di un atto notarile, attraverso il quale il dottor Ceriani donava, in caso di morte, la propria attività e il proprio studio alla sua segretaria, ringraziandola per gli anni passati al suo servizio.
"Dottoressa, entrando ho notato che ha assunto un nuovo impiegato. Si tratta per caso di suo marito?"
"Beh, mio marito ha lavorato quindici anni come ragioniere presso una stamperia. Da due mesi era rimasto senza lavoro. Ho grande stima professionale nei suoi confronti, oltre ovviamente ad amarlo molto."
"Ragioniere in una stamperia...interessante. Si vede che il settore gli piace dato che suo marito una stamperia l'ha fatto saltare in aria quando era ancora minorenne a Bianco, in Calabria." La Prada diventò rossa tendente al paonazzo in pochi secondi.
"Tre anni dopo si è trasferito a Como", continuò il tenente, "ma non hai mai perso i contatti con la terra d'origine."
L'atteggiamento della donna mutò di colpo:"E con questo?" disse urlando. "Ha fatto uno sbaglio da giovane, poi si è trasferito, ha lavorato sodo rifacendosi una vita." Boccheggiava.
"Non è stato un errore di gioventù. Suo marito, nonostante fosse un adolescente, era già alle dipendenze della 'ndrina."
"Come si permette?"
"Adesso lei mi fa parlare e la smette di interrompermi", disse il tenente elevando i decibel della sua voce. Il tono era perentorio.
"Il signor De Luca fu beccato", continuò, cominciando a camminare lentamente con le mani dietro la schiena.
"Per questo i suoi padrini lo spedirono qui a Como: ormai in Calabria non era più incensurato.
Qua da noi avrebbe potuto rifarsi una vita normale, senza bombe e senza armi, e diventare un tranquillo ragioniere dalla vita noiosa e abitudinaria. Io credo che lei sia davvero molto innamorata di suo marito, e questo è il dramma della sua vita. Vi siete sposati giovani, a vent'anni lui già lavorava e lei studiava economia. Lei ha concluso brillantemente gli studi, nel frattempo il De Luca continuava il suo tranquillo lavoro. Lei ha cominciato la sua carriera presso un piccolo studio notarile di periferia.Sei anni fa in Calabria hanno deciso che il momento era arrivato: suo marito e la sua bella moglie sono diventati necessari. Suo marito le ha spiegato chi era, cosa aveva fatto e di quale associazione criminale faceva parte. Lei si è trovata di fronte ad un bivio: rimanere col suo uomo che tanto amava (e ama) pur sapendolo un criminale, oppure lasciarlo per non immischiarsi nei suoi loschi affari. La risposta la conosce molto bene.
Le hanno fatto lasciare il suo lavoro: aveva le credenziali e il curriculum per farsi assumere da un commercialista, un commercialista che trafficava con la Svizzera per conto della mafia siciliana, probabilmente per esportare valuta e riciclare denaro. Ci ha messo poco per fare carriera e diventare il suo braccio destro. Contemporaneamente le hanno fatto sfruttare le doti fisiche che madre natura le ha donato, il suo fascino a cui la stragrande maggioranza dei maschi non rimane indifferente.
E' diventata la sua amante, l'amante di un ricco commercialista bruttino e scapolo che non aveva mai avuto l'ambizione di metter su famiglia.
In breve il dottor Ceriani l'ha messa al corrente dei suoi traffici poco puliti, lei lo ha assecondato ed è addirittura riuscita a diventarne l'erede. Pover'uomo: convinto di aver conquistato l'amore spassionato e sincero di una donna affascinante e straordinaria come lei, che nel frattempo ha continuato ad amare suo marito e di conseguenza a servire i suoi padrini 'ndranghetisti. Lei ha carpito fino in fondo i segreti della sua attività, è venuta a conoscenza di ogni movimento, cliente e ingranaggio degli affari curati da Ceriani per conto dei siciliani, ovviamente all'insaputa di questi ultimi. I tempi erano maturi: le hanno fatto uccidere il suo capo, in stile mafioso, in modo che, qualora fossero stati trovati dei collegamenti tra Ceriani e l'isola, l'omocidio sembrasse opera di cosa nostra.
Probabilmente ha stuzzicato il suo amante, proponendogli una nuova e provocante esperienza erotica: il bondage. L'ha legato con maestria, poi invece di farci l'amore l'ha lasciato morire lentamente. Suo marito le ha fornito l'alibi. Ha fatto sparire ogni carta, traccia e file riguardante le sue operazioni illecite.
Gli affari milionari sono passati nelle mani dei calabresi, lei è diventata il ponte comasco tra la 'ndrangheta e le cassaforti svizzere, sapientemente coadiuvata da suo marito." Gelsi si fermò. Federica, gli occhi rossi, il respiro affannoso ma granitica nella sua dignità, parlò, con una calma che contrastava con il suo atteggiamento fisico.
"Lei è matto. Straparla. Tutte congetture, non ha una prova."
"Sì, è vero, le mie sono solo deduzioni; non ho una prova, ma la troverò a breve. Signora Prada, lei ha gettato via la sua onesta, la sua dignità e anche la sua intelligenza, per amare un criminale, diventandolo a sua volta.
Io le offro la possibilità di redimersi, almeno con se stessa, confessando ogni cosa. Adesso."
"Se ne vada", disse con un filo di voce, "lei non ha il diritto di stare qui."
"Avete sentito ragazzi?" disse rivolto ai suoi collaboratori. Poi le prese le mani nelle sue: Federica teneva gli occhi bassi ed era calma, docile. "La saluto signora. Lei ha perso la testa per un uomo tanto tempo fa..." fece una pausa di qualche secondo, lei rimase impassibile ed immobile.
"Ci rivedremo presto."
Venti giorni dopo, Fabio De Luca e la sua consorte furono trovati morti nello studio della donna, uccisi da un colpo di pistola alla nuca.
La domenica successiva, nonostante fosse l'ultima di aprile, la primavera non era ancora esplosa ed un vento nordico tendeva a penetrare nelle ossa. Claudio Gelsi, legato Angel a un palo della luce del parcheggio del cimitero, entrò e appoggiò delicatamente una rosa rossa sulla tomba di Federica Prada in De Luca, una donna che aveva pagato a caro prezzo i suoi eccessi d'amore.