Nella casa di Martha Suor Paola si aggirò curiosa, meravigliata di un ordine così perfetto di una studentessa. La casa sembrava poco vissuta, arredata come in attesa di qualche cosa che ancora non era. Però sembrava coincidere con la descrizione che ne aveva fatto la disperata mamma dei bimbi. L’aveva descritta come paziente, precisa, disponibile ma la troppa precisione non convinceva il Commissario Logiudice, abituato alle scrivanie rigurgitanti di carte, foto e sigarette puzzolenti che infestavano l’aria del Commissariato, infischiandosi dei divieti e delle scritte IL FUMO INQUINA!
Anzi, nel vedere quell’ordine così perfetto, il Commissario fu preso dal desiderio di rompere quegli ammorbanti profumi di saponetta al gelsomino e finalmente si decise. Tirò fuori il suo bel pacchetto di sigarette e l’accendino che con uno scatto accese e una soffiando una soddisfatta nuvoletta.
Non l’avesse mai fatto! Era una furia! Commissario Commissario cosa fa! Suor Paola sembrava la fiamma della Giustizia. Il velo era leggermente scomposto ma non solo Non solo! Addirittura un piccolo ciuffo di capelli neri fuoriusciva dal soggolo evidenziando l’ira! Il Commissario al sentire l’urlo si raggelò! Commissarioooo al vòl forsi inquinar al pròv cun la so sigarèta cancariosa? Il Commissario nel vedere la furia si raggelò. Spense l’accendisigari, rimise la sigaretta nel portasigarette, quasi di nascosto lo ripose nella tasca della giacca e, come se nulla fosse accaduto disse: Suor Paola, qui abbiamo visto, riferirò al Giudice Grimaldello e le fece cenno di uscire, dopo avere spento la luce e richiuso la porta con il grimaldello.
Per la verità il Commissario si sentiva come uno scolaretto interrogato e colto con la data di nascita di Napoleone scritta sul palmo della mano e cortesemente riaccompagnò Suor Paola in convento. Durante la strada Suor Paola manifestò le sue perplessità. In fondo la maggior sospettata era Martha, ragazza straniera troppo perfetta per essere vera. Però un rapimento va pensato, ben preparato. E poi perché se non per denaro? E una ragazza che pensa ad un rapimento è così precisa da mantenere la sua casa uno specchio? No, assentì il Commissario. La cosa non quadra. Salutatisi il Commissario decise di recarsi dal Giudice Grimaldello. A quel punto bisognava prendere delle decisioni. Continuare a mantenere il segreto sul ratto o convocare una conferenza stampa?
Il Giudice Grimaldello condise i dubbi del Commisario. Riteneva però che quell’ordine perfetto della casa di Martha andava investigato. Un rapimento va studiato, organizzato. Non si rapiscono due ragazzini da soli. Bisognava non solo perquisire la casa, ma rivoltarla. Bisognava cercare impronte, scoprire chi e quanti la frequentassero. Vi era una bottiglia di grappa. Chi beveva la grappa, Martha? Dispose quindi che una squadra fosse mandata nella casa alla ricerca di impronte, di DNA sulle posate e bottiglie, nel letto, nel bagno, ovunque! Oltre Martha chi frequentava la casa? Ma vi era un secondo problema. Perché quel rapimento? Per un difficile riscatto? Vendetta? Quale pericolo incombeva e su chi? Sui gemellini? Su Martha? Sui tre?
Non, disse il Giudice. A suo avviso conveniva mantenere il segreto, attendere gli eventi. Qualche cosa sarebbe avvenuta. Vietò di divulgare la notizia. Disse al Commissario di essere più prudente con quella suora che si infilava ovunque. Poi, certo, in un convento di suore oltre che a pregare che altro si fa se non ciacolar? Quindi il Giudice espresse i suoi dubbi sulla presenza di Suor Paola nelle indagini.
Su quel punto però il Commissario si impuntò. Aveva lui la direzione dei suoi collaboratori e riteneva essere lui a decidere di chi avvalersi in maggiore o minore grado. Da troppo conosceva Suor Paola, troppe volte aveva avuto intuizioni, si, intuizioni che avevano aperto nuovi sentieri. Lui non avrebbe rinunciato alla collaborazione di Suor Paola da tempo informatrice presso il suo Commissariato. Detto ciò il Giudice ed il Commissario si salutarono cortesemente. Il Commissario accennò un saluto militare e silenziosamente richiuse la porta. Nella stanza calò il gelo.
Il Commissario tornò velocemente in Commissariato. Subito convocò il suo vice. Gli ordinò di mantenere il massimo della segretezza sui fatti ma nel contempo organizzò una squadra di tre Agenti che incaricò di recarsi la notte stessa nella casa di Martha, rilevare impronte digitali e tracce di DNA ovunque. In particolare posate, bagno, letto. Poi si recò alla centrale informatica.
La sala mostrava una cinquantina di piccoli schermi collegati alle telecamere del quartiere. Un armadio di computer registrava le immagini di ogni telecamera e in qualche posto venivano archiviate per mesi, per anni. Chiamò quindi tre agenti: ordinò di controllare le tre telecamere che inquadravano il percorso casa scuola che i gemellini dovevano percorrere. Dovevano controllare il percorso dei gemellini fra le ore 8 e le ore 8,30 e fra le ore 12,30 e le ore 15 di tutti i giorni del mese precedente al rapimento. Dovevano ricercare nel percorso Martha ed i gemellini e fornì loro foto. Cadde il silenzio. Il lavoro era enorme. Fra migliaia di volti riconoscere i tre per un mese intero. Gli Agenti non furono informati del perché, ma essi avevano figli, capirono… tacquero… si alzarono.
Nella casa dei gemellini altro non v’era che ansia disperazione, attesa. L’ex marito della mamma dei bimbi era in casa seduto accanto alla ex moglie.Ma se qualcuno li avesse visti, avrebbe visto solo due anime, strette vicino, come da anni più non era.
E fu notte.
Nel convento la suora portinaia controllò che le ante delle finestre del piano terra fossero ben chiuse, chiuse i vetri poi si recò al portone socchiuso. Sulla destra, all’esterno, vi era la bacheca dei giornalino del convento, a disposizione dei Credenti, la cassettina per le offerte per i poveri, la buca delle lettere. Behe, la buca delle lettere era vuota, ovviamente, il pomeriggio il postino non passava. No, strano, vi era qualche cosa nella buca. Eppure suor Portinaia aveva ritirato la posta la mattina e, come al solito, consegnata alla Superiora.
No, vi era qualche cosa quella sera. Aprì. Strano. Una busta. Una busta bianca, chiusa, senza indirizzo. Che fare?
Richiuso il portone, spente le luci, fatta una breve visita nella Cappella per unpensiero, si segnò ed uscì. L’ufficio della Superiora era vicino alla Cappella.vi si diresse, silenziosamente bussò, entrò e dandole la buona notte porse la busta alla Superiora e chiuse.
La notte passò silenziosa nel Convento dopo l’ultima funzione e la cena. Silenziosa fu la cena. Stranamente perchè di solito Suor Paola ravvivava l’ambiente con le sue facezie facendo ridere le Allieve sotto lo sguardo severissimo della Superiora.
Fu al mattino che, dopo la prima orazione e la colazione, avvenne qualche cosa di inusuale.
La Superiora mandò a chiamare Suor Paola.
Suor Paola si recò timorosa, ben sapendo che le sue chiamate mattutine riguardavano contravvenzioni per divieti di sosta e critiche da parte dei frequentatori per suoi comportamenti troppo accompagnati da fringuellate di risa e commenti.
Quel giorno no. La superiora la invitò a sedersi di fronte al tavolo. Ben sapeva del rapimento. Le porse la busta arrivata la sera prima e le chiese di aprirla perché appariva incomprensibile.
Con mano tremante Suor Paola prese la busta. Nulla vi era scritto. L’aprì. Prese il foglio, lo apriì.Lo guardò in controluce, poi lesse
Il? al-abad f? al-qalb, y? ?ab?bat? a?-?agh?rah
Nel Commissariato non vi era stata pace. Fin dalla sera precedente nella sala informatica le luci non erano state spente. I computer rilanciavano singole immagini, trasmettendone una fra le sedici al secondo rilevate, di quanto era stato visto dalle tre telecamere in esame.
Fu nella visione delle 14,35 del secondo giorno fra i trenta in esame che vi fu una stranezza. Una signora fra i 35 ed i 50 anni, non si vedeva bene, pedalava vicino al marciapiede percorso dai ragazzini e da Martha. La bici era una mountain bike pieghevole, con ruote 20, nera. La signora indossava scarpe da ginnastica bianche, jeans alla caviglia, maglietta bianca con una immagine non chiaramente visibile. Era di corporatura media con la testa scarsamente coperta da un velo. Non si vedeva il volto né i capelli. La signora si accostò a Martha ed ai gemelli e la salutò. Martha rispose sorridendo mostrando i due piccoli. Parlarono brevemente, 69 secondi, la signora carezzò più volte la bimba e lanciò con la mano un bacio al fratellino. Poi andò…..
Agenti due giorni dopo entrarono nella casa di Martha e controllarono ogni cosa. Pochissime le impronte nella casa e di due tipi diversi. Una sola volta fu rilevata la stessa impronta sul collo e sulla bottiglia di grappa, su due forchette, un piatto. Non furono trovate impronte di nessun tipo nel bagno , che doveva essere stato lavato con cura. Oltre al DNA di Martha furono trovati i DNA di tre persone diverse una delle quali in cucina, bagno, su di una poltrona, sul cuscino del letto. Tutto fu mandato alla centrale di Bologna per ulteriori accertamenti.
Dopo quattro giorni di ansia, di nuovo una telecamera rilevò una anomalia. La strada era molto trafficata. Una Opel Corsa gialla accostò sulla destra parcheggiando fra due auto. La targa non era visibile. Era guidata da una donna. Accostatasi al marciapiede attese qualche secondo. Camminando, Martha ed i gemellini chiacchieravano ridendo. La donna chiamò. I tre si accostarono allegri sorridendo. I ragazzini restarono indietro rispetto alle portiere. Martha parlò con la donna per 18 secondi facendo spesso segno di diniego. Poi si voltò verso i gemellini, aprì le portiere e i tre salirono. L’Opel ripartì rapidamente quasi tamponata da un veicolo che percorreva la corsia. La targa non era visibile.
Quarto ed ultimo capitolo fra due settimane
Un rapimento anomalo Capitolo nr.3 testo di anima aperta