RUNNER
Seduto sulla sua carrozzella, Giuseppe osservava l'impallidire dell'ultimo crepuscolo, oltre i rami degli alberi del boschetto e i monti all'orizzonte.
"Più di una volta sua madre lo aveva amorevolmente rimproverato per la sua abitudine. di far tardi in luoghi isolati
"Immagina se ti venisse un malore..." Non aggiungeva -nelle tue condizioni- ma era chiaro che la sua preoccupazione era dovuta al fatto che lui non poteva camminare.
"Camminare" la parola gli echeggiò nella mente. Quanto avrebbe pagato per poter fare anche solo due passi...
Gli tornò alla mente la piccola avventura che gli era capitata alcuni giorni prima.
Una giovane e bella zingara, gli si era avvicinata chiedendogli di farle leggere la mano. Lui, con tono scocciato, aveva risposto:
"La mano valla a leggere a un altro, l'unica cosa che mi interesserebbe sarebbe se tu avessi un modo per farmi camminare!" La ragazza, anziché desistere, si mise a raccontare che effettivamente lei avrebbe potuto procurargli un siero, antico segreto degli zingari, che avrebbe potuto permettergli di alzarsi e camminare. Non aveva fatto caso all'elencazione dei portentosi intrugli che davano questa potenza al siero, sorridendo fra sé per l'ingenuo tentativo di imbroglio, come se potesse esistere un qualcosa che bevendolo fosse in grado di far camminare un paralitico. Ma la conclusione lo aveva colpito: il siero avrebbe permesso di camminare una sola volta, e poi si sarebbe morti.
Incredibile che un'imbrogliona dicesse che il suo prodotto causasse la morte.
Gli era venuto in mente di aver sentito raccontare che un tempo gli zingari avevano un intruglio che somministrato a un cavallo con l'asma, permetteva di fargli fare piccole corsette in una fiera, senza che gli venisse il fiatone, in modo da venderlo come cavallo sano.
Aveva pensato potesse essere qualcosa del genere e, seppur con qualche dubbio, aveva accettato l'accordo. Aveva aspettato il ritorno della ragazza che in cambio di alcune decine di euro gli aveva ceduto un flaconcino.
Non è che intendesse morire, ma aveva pensato che facendo solo pochi passi, al più sarebbe stato male, e in cambio avrebbe avuto la gioia di poter per un istante camminare.
Riflettendo meglio, si era però reso conto dell'assurdità della cosa.
Un conto è eliminare in modo effimero per alcuni minuti l'asma, altro conto far camminare un paraplegico, in questo caso si tratta di terminazioni nervose, niente potrebbe neppure momentaneamente renderle di nuovo funzionanti.
Le sue dita accarezzarono il flaconcino in tasca. Esitò ancora, e quando finalmente si decise a gettarlo, fu fermato dal sopraggiungere di alcune voci oltre i cespugli. Non riusciva a vedere chi fossero, uno o forse due parlavano una lingua orientale, probabilmente araba, un altro parlava italiano, e un altro ancora pareva facesse da interprete.
Da quel che riusciva a capire da quello che parlava in italiano, si accordavano per fare un attentato.
Cominciò ad avere paura, si era fatto buio, il posto era isolato, se avesse cercato di muovere la carrozzella, si sarebbero accorti di lui, quindi decise di restare. Il gruppetto di persone continuò a parlare, l'attentato doveva avvenire quella notte stessa e doveva fare vittime.
Discussi gli ultimi particolari, sentì dei passi che si allontanavano, poi più niente. Rimase fermo non sapendo se fossero andati tutti, infine decise di andar via piano piano. Mosse le ruote di un palmo, niente, fece ancora mezzo metro quando sentì un grido:
"Chi sei? Fermati!" Si mise a spingere le ruote con tutta la forza che aveva nelle braccia, percorse una quindicina di metri, poi una ruota urtò un ostacolo sul terreno e la carrozzella si rovesciò su un fianco. Udì di nuovo la voce:
"Sei fortunato a non avermi visto in visto in faccia e che sei un povero paralitico. Adesso ti prendo il telefonino e ti lascio sull'erba a meditare sul fatto che è bene farsi i fatti propri!" Frugandogli in tasca trovò subito il cellulare che gettò lontano dicendogli:
"Mi dispiace per te, ma se non impari a camminare, fino a domani mattina non potrai avvertire nessuno dell'attentato." E senza aggiungere altro si allontanò.
Angoscia e rabbia si mescolarono nell'animo di Giuseppe. Il cellulare non era lontano, con la luna piena non sarebbe stato difficile ritrovarlo, ma lui, causa la sua menomazione, non poteva spostarsi di un metro. Riudiva il suono canzonatorio del misterioso individuo, e si sentiva ribollire il sangue. Cercò di rimettere in piedi la carrozzina, ma era inutile.
Poi d'improvviso gli tornò in mente dell'ampolla. Improvvisa, prese la sua decisione, ingoiò il liquido amaro e aspettò alcuni minuti. Niente, era stato un povero illuso.
Poi, improvvisamente, gli parve di sentire il sangue scorrere nelle gambe, cercò di alzarsi; non avevano forza, ma provò e riprovò ancora. Incredibile fu la sensazione quando riuscì. Era malfermo, rischiava di cadere ad ogni passo, ma riusciva a stare in piedi. Ad ogni passo gli veniva il dubbio di stare sognando, ma il lancinante dolore dei muscoli non abituati allo sforzo, gli faceva comprendere che invece era una meravigliosa realtà.
Arrivò dove pressappoco era caduto il cellulare, per fortuna c'era l'erba appena tagliata, non avrebbe dovuto essersi rotto, e col chiaro di luna non sarebbe stato difficile ritrovarlo.
Infatti ci riuscì quasi subito.
Era troppo debole per piegarsi sulle gambe, quindi si lasciò cadere a terra. Telefonò, gli credettero quasi subito. Promisero che sarebbero intervenuti...
Si trascinò fino a un alberello e aiutandosi col tronco, cercò di rimettersi in piedi, ci riuscì, ma lo sforzo era stato eccessivo, la vista gli si annebbiò e cadde a terra.
Lo ritrovarono la mattina successiva. L'attentato era stato sventato, e l'attentatore arrestato, ma per evitare rappresaglie, non fu data notizia della telefonata che li aveva avvisati.
Cosicché tutti pensarono a una disgrazia, a un decesso causato dalla fatica dovuta al tentativo di trascinarsi per chiedere soccorso dopo che accidentalmente si era rovesciata la carrozzella.
Il racconto è frutto di fantasia, scritto in ricordo di Giuseppe Greco, scrittore e poeta conosciuto su questo sito con lo pseudonimo di Runner.
Stefano Cattaneo
24 ottobre 2021
RUNNER (Racconto di fantasia) testo di Nulla