Quando è successo? Un giorno ti sei seduta seduta e intorno a te non c’era più nessuno: tutti se ne erano andati o, forse, non erano mai arrivati. Non sei mai stata la meta di nessuno, solo una tappa intermedia, importante da raggiungere per toccarla al volo e correre via verso il vero traguardo. Per anni hai sofferto la tristezza di un presagio: lo sapevi che un giorno sarebbe successo. La solitudine fisica, quella che nel momento che sto vivendo ti sta distruggendo, finora è stata mentale: non hai trovato nessuno che ti corrisponda, neanche lontanamente. “Meglio soli che mal accompagnati”? Abbiamo quest’abitudine stranissima di prendere i proverbi come verità assolute. Sei stata “mal accompagnata” per molto tempo e, ora che non lo sei più, diamine quanto ti manca. Non so se te lo ricordi, ma non ti sei mai sentita così male. Non hai alcuna speranza che tutto questo possa cambiare. Fammi sapere poi, quando leggi, se sto disperando a ragione. Essere soli fa schifo. Sentirsi in colpa per tutto questo è inutile, probabilmente neanche giusto. Forse è davvero colpa del destino.
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Cara me del passato,
Perdona l'apparente formalità, ma sei cresciuta e la forma corretta, in una lettera, è sempre necessaria. Se solo potessi leggere veramente questa lettera, quante cose avrei da dirti. Affidando il superfluo ai miei pensieri, colgo l'occasione per risponderti a cuore aperto.
La verità è che se tornassi indietro non saprei cosa fare e cosa non fare affinché il presente fosse diverso. È come se Dio volesse questo per me, per qualche inspiegabile ragione. Continuo ad affibiare colpe al destino, ho troppa paura di assumermi qualche responsabilità a riguardo, ho la tremenda sensazione che potrebbe distruggermi. D'altronde ci penso poco, tanto ormai non posso tornare indietro (e non riesco ad andare avanti). Le cose sono andate come avevi previsto, ma non so dirti se hai fatto bene a disperare; posso solo solo farti presente che quaggiù un po' di coraggio di sperare farebbe comodo. Vorrei complimentarmi con te del coraggio con cui affronti i tuoi pensieri, io sono molto più debole in questo: ormai quando i pensieri si fanno pesanti li affossi, con tutto il resto. Ti confesso che è tutto così sbagliato da farmi immensamente paura. Ma non so chi essere se non quella che sono. Nessuna terapia, nessun farmaco, potrà curare questa malattia. Dovrei cominciare un lungo percorso di accettazione, peccato che io sto schifo non voglio accettarlo.
Lettera a me stessa testo di lavecchiachesaltaconlasta