La notte in cui Satana incontrò
Björn Andrésen
,
A Björn Andrésen
(1955-2025)
La bellezza.
La benedizione che non aveva chiesto,
la maledizione che non aveva saputo evitare.
Björn Andrésen non credeva ai fantasmi, né ai demoni.
Aveva vissuto abbastanza per sapere che i mostri peggiori abitano nella memoria, non negli angoli
bui delle strade.
Aveva 23 anni ma se ne sentiva addosso almeno 3 volte di più.
Anni prima quando era nel pieno della sua fama planetaria qualcuno gli aveva detto,” La bellezza
non l’hai scelta ...l’hai solo subita….”.
“E ne sono stato consumato….”, aveva aggiunto.
Ma quella notte, mentre attraversava una Parigi fredda e deserta, ebbe la chira che
qualcuno lo stesse seguendo.
Si fermò.
Il vento tacque.
Si voltò.
E un uomo uscì dall’ombra come se fosse fatto di fumo solido.
Era imponente, attraente, sembrava un modello uscito da un giornale di moda.
Capelli neri come l’inchiostro che gli arrivavano sino alle spalle, leggermente mossi, la pelle
pallida come se fosse di alabastro e un sorriso ironico.
Solo gli occhi erano strani: non rossi, non fiammeggianti, ma neri come inchiostro che assorbe
ogni riflesso.
“Monsieur Andrésen” , disse l’uomo con quel suo sorriso ambiguo e affascinante, “Da parecchio tempo speravo di incontrala.
È un onore “.
Björn lo osservò e sentì uno strano brivido corrergli lungo la schiena
“Ci conosciamo?”, chiese diffidente.
Di scoppiati ne aveva incontrati parecchi e spesso sembravano a prima vista tranquillissimi.
“Indirettamente….”, si accese una sigaretta e ne offrì una a Bjorn, che la estrasse dal pacchetto.
“ Sa, è incredibile quanto un volto possa influenzare un’epoca.
Il suo lo ha fatto.
E io… ho un debole per chi cambia la percezione del mondo”
Björn strinse leggermente gli occhi guardandolo mentre avvicinava il viso verso un accendino d’argento che lasciò libera una fiamma viola azzurrognola.
“Chi è...Lei?”.
“Oh puoi darmi del tu….”, e buttò fuori una voluta di fumo bianco che volò verso l’alto nel cielo blù di Parigi, poi si inchinò con un gesto teatrale.
“Possiedo molti nomi…..che voi mi avete dato…
Alcuni conosciuti ...altri meno….ma se preferisci le etichette tradizionali… mi chiamano Satana.
Björn sorrise, aspirò dalla sigaretta.
Un altro svalvolato, pensò.
“No ...non sono uno svalvolato ...Björn ….”, e sorrise ironico.
L’altro non riuscì a muovere un muscolo, era impietrito.
“Sono davvero chi ho detto di essere…..” continuò “….Ovviamente non pretendo che mi creda…. ma lasci che le faccia un complimento sincero.
“Un complimento?Per cosa?”, domandò Björn .
“Lei è riuscito a incarnare un ideale che gli uomini cercano da secoli: la bellezza che non appartiene a questo mondo.
Una cosa che nemmeno io posso creare, solo ammirare.
Le parole colpirono Björn più duramente di quanto avrebbe voluto.
La bellezza: la benedizione che non aveva chiesto, la maledizione che non aveva saputo evitare.
“ Se sei davvero chi dici… perché venire da me?”, gli chiese.
“E’ semplice...tu , posso darti del tu vero?”.
L’altro non rispose, ma fece cenno di si con la testa.
“Tu...Björn Andrésen, è uno dei pochi che ha compreso un segreto che la maggior parte degli umani non vuole accettare:
l’ideale che ci viene imposto può consumarci dall’interno”.
Björn rimase in silenzio, sorpreso dal tono quasi compassionevole del demonio.
Satana continuò:
— Volevo solo vederla da vicino.
Capire come un uomo può sopravvivere a un peso che avrebbe distrutto chiunque.
Non sono qui per farle un patto, né per la sua anima.
Al contrario… “fece una pausa, inclinando la testa “è raro trovare qualcuno che io non riesca a tentare”.
“Potrei essere tentato solo dall’anonimato….e credo che mai nessuno abbia invocato il diavolo per averlo…”.
L’attore fu colto da un moto di orgoglio.
“Direi di no…”, rispose Satana ridendo, “Saresti il primo…”.
“Allora cosa vuoi?”.
“Offrirti qualcosa di molto semplice:
un riconoscimento.
Per quello che è stato e per quello che, nonostante tutto, è rimasto”.
“ Non ho bisogno dell’approvazione del diavolo”, disse con calma.
Satana sorrise.
“ Proprio per questo te l’ha sei meritata”.
Com’era arrivato, il demonio svanì nell’aria fredda della notte.
La città tornò a vibrare dei suoi rumori notturni.
Björn rimase solo, in mezzo alla piazza antistante il Louvre.Non sapeva se credere o meno a quello che avevi visto e sentito.
Riprese il suo cammino, quasi temendo che ogni suo passo riportasse alla realtà ciò che aveva appena vissuto.
Ma la realtà, quella notte, era diventata troppo sottile per rassicurarlo.
Sembrava una pellicola fragile, un velo trasparente dietro il quale intravedeva una verità più vasta e più inquietante.
Si fermò davanti a un vecchio lampione ottocentesco.
La luce lattiginosa tremolava , come se quell’essere dissoltosi nell’aria le avesse sottratto un po’ della sua forza.
«Un riconoscimento», pensò Björn.
Era assurdo.
Era ridicolo.
Tutta la vita, era stata un’eterna ricerca nel definirlo.
Possederlo.
Aveva ricevuto offerte stratosferiche di denaro da uomini e donne per passare una sola notte con loro.
Era capitato che avesse accettato l’offerta di qualcuno, ma non solo per una notte , pma per avere l’illusione di trovare qualcuno che si prendessecura di lui e interrompesse la sua solitudine che era arrivata a pesare come un macigno.
Ma tutti avevano cercato di ridurlo a un riflesso della loro idea di bellezza, fragilità o destino.
E adesso era arrivato il demonio stesso a dirgli che non aveva bisogno di cambiare forma per piacere .
Era paradossale.
Era perfetto.
“ Non hai niente da offrirmi che io voglia “ pensò Björn.
“Ne sei così sicuro? “ rispose una voce nella sua testa.
Björn s’irrigidì, ma non ebbe paura.
Non più.
“ Pensavo fossi andato…”, pronunciò ad alta voce.
“Ricorda….Il male non se ne va mai davvero.
Si limita a cambiare forma e luogo….”, gli rispose.
Il vento si alzò , come se le sue parole avessero avuto parte in ciò.
“ Non sei tornato per tentarmi ….vero?”.
“No…
Sei…. umano nel modo più difficile….
Sai guardare il proprio abisso senza cadere”.
Björn inspirò lentamente.
“ Allora perché sei tornato?”.
“Per farti una domanda”.
Il silenzio avvolse entrambi come un manto.
“Quale domanda? “ chiese .
“Cosa resta di un uomo quando smette di essere l’immagine che il mondo ha costruito per lui?”
Björn chiuse gli occhi.
Quella domanda aveva un volto: il suo.
Aveva un passato: il suo.
E un dolore che nessuno aveva mai saputo nominare.
“ Non ne ho un’idea ….”.
“ È un inizio ….” disse Satana.
Björn riaprì gli occhi.
La strada era deserta.
Fece un passo.
Poi un altro.
Iniziò a camminare con un ritmo nuovo, come chi ha capito che il mondo non chiede più di essere compiaciuto.
Quella notte, Björn Andrésen non divennequalcun’altro.
Semplicemente, cominciò a tornare a essere se stesso.
Forse nel percepire quel nuovo stato d’animo, il demonio sorrise.
Passarono giorni, poi settimane.
L’inverno avanzava, silenzioso come la neve che cadeva.
Björn riprese la sua consueta vita.
La routine, i ricordi che tornavano ...e una nuova attesa che non sapeva più se fosse legata a un sogno o alla realtà.
“Satana….”, ripeteva tra sé sorridendo.
Ovviamente non fece parola a nessuno dell’incontro.
Il mondo non gli avrebbe creduto, come dargli torto?
Ci sono esperienze diventano reali solo quando rimangono oscure e nascoste.
Una sera, mentre percorreva quella stessa piazza antistante il Louvre, al cui centro c’era quella piramide di vetro di dubbio gusto che aveva sempre detestato, Björn avvertì di nuovo quella sensazione, di essere osservato.
Ma questa volta, non con l’angoscia di essere braccato.
Un’ orribile sensazione che aveva provato infinite volte.
Si sentiva un’attrazione da fiera.
Veniva scrutato a 360 gradi come una bestia al mercato, poi comparivano i sorrisi compiaciuti , gli sguardi maligni, di chi già pregusta la carne che si troverà nel piatto.
E quel boccone era lui.
Ora era piuttosto con la curiosità di qualcuno che vuole vedere se la sua presenza ha lasciato uno strascico.
Diede uno sguardo all’imponente e scura mole del Louvre dove in un lontano passato erano stati pianificati complotti, massacri come la notte di San Bartolomeo...dove negli angoli scuri si consumavano omicidi e incontri carnali.
C’era solo una luce al piano terra, era quella dell’appartamento del custode e della guardia. La testa Lontano eccheggiavano le note di un pezzo classico.
Il tempo sembrava sospeso nell’eternità.
Björn si avvicinò di qualche passo, senza capire perché.
E prima ancora di riconoscere il volto, ne riconobbe l’impressione.
L’uomo sollevò il cappello a falde che indossava insieme a un lungo spolverino nero e lo sguardò.
Un lieve sorriso gli spuntò dalle labbra.
Gli occhi erano gli stessi:
assenza totale di riflesso che inghiottiva la luce.
“Monsieur Andrésen... “, disse, con un tono amichevole, “ ...ci si incontra di nuovo...
E non accade se entrambe le parti non lo desiderano….”
Björn era infastidito
“ Non ti ho cercato”, disse.
“ Ma tu sei cambiato.
E il cambiamento, si sa, è come una campanella che suona per quelli…. come me”.
Björn si sedette lentamente sulla panchina accanto a lui.
“ Perché adesso? “chiese, “Perché di nuovo?”.
Satana alzò le mani . Come un piccolo gesto di resa.
“Non volevo disturbarti….. Solo… verificare una cosa…”.
Björn lo fissò.
“Che cosa?”.
Il diavolo si accarezzò il mento e guardò distrattamente verso l’unica stella che brillava in cielo.
“Desideravo capire se la mia domanda ti avesse fatto male o bene”.
“ Le domande non fanno né bene né male “ rispose Björn, “…...Fanno spazio”.
Il diavolo sorrise compiaciuto.
“Molto bene.
E’ proprio questo ciò che mi incuriosisce in te:
lasci spazio alle cose che temi, invece di respingerle”.
“Un’altro giudice….”, esclamò quasi sottovoce Björn con un sorriso di stanchezza.
“ No…..
Io non giudico. Io osservo.
Rifletto.
Capita persino che mi stupisco….
Capita di rado ma capita…..”
“Di cosa?”, chiese incuriosito.
“ Di chi non si lascia rinchiudere in una definizione.
Tu, ad esempio, hai cominciato a sottrarsi all’immagine che il mondo continua a importi.
Non hai cercato scorciatoie…..
Hai scelto la solitudine”.
Björn distolse lo sguardo fissando un punto lontano da dove proveniva la musica.
“ Non l’ho scelta…”, mormorò, “ Era tutto ciò che mi restava…..dopo aver perso tutto….”.
“ Forse.
O forse, come molti esseri umani, tu hai finalmente capito che ci sono due tipi di solitudine:
quella che svuota e quella che protegge.
E hai smesso di aver paura della seconda.
Il silenzio si distese tra loro, denso come neve a chiazze che ancora ricopriva parte del sentieri e dei giardini.
“Voglio la verità “,disse Björn, senza voltare lo sguardo, “ Perché torni da me? Cosa vuoi davvero?”
L’altro sorrise e il ragazzo si accorse di percepirlo senza vederlo.
“ Non voglio prendere nulla, e nulla da offrire.
Sono qui solo per comprendere.
Perchè ciò che non comprendo mi attrae”.
Björn si voltò lentamente.
“Per cui...non sei onnisciente”.
Satana rise piano, un suono cristallino come l’acqua limpida di una fonte antica.
Antica come lui.
“ Nessuno lo è.
Neppure il Dio che avete creato per avere ogni risposta.
Anche se continuano a ripetervelo da millenni”.
Björn si alzò.
“ Non so se rivederti sia un bene o un male”.
“È solo una cosa inevitabile “, rispose il diavolo, “Gli uomini incontrano gli dei nei momenti in cui credono essersi liberati di loro…”.
Per la seconda volta quella demoniaca presenza si dissolse mentre dal cielo ricominciavano a scenderi leggeri fiocchi di neve.
Il terzo incontro non avvenne in un luogo.
Avvenne in un momento.
Björn stava camminando nella parte vecchia della città, una mattina di fine inverno.
Era uscito presto.
Era inquieto e non riusciva a spiera il perché.
Era una stanchezza dell’anima e non del corpo.
La luce del sole filtrava tra i tetti.
Stranamente non c’era nessuno.
Non c’era niente.
Era come se il mondo avesse cambiato direzione.
“Questa volta sei tu quello che è venuto da me….”.
Una voce sottile come l’aria rieccheggiò attorno a lui.
Björn non sobbalzò.
Aveva già riconosciuto la voce del suo nuovo...amico.
Satana era appoggiato all’angolo tra due stradine strette.
Lo stesso sguardo nero.
Immutato.
“ Io? “ , disse Björn.
“Non hai idea di quanto sia raro che un umano arrivi al terzo incontro per scelta.
Di solito, se sparisco, si sentono sollevati.
Tu hai fatto qualcosa di diverso:
non hai paura”.
Björn incrociò le bracciaappoggiato al muro.
“ Non cercavo te, ma me stesso”.
“Proprio per questo che mi ha trovato”.
Un silenzio assordante avvolse completamente la città.
“ Perché proprio tre incontri? “.
Satana fece un passo verso di lui.
L’aria attorno si fece più densa, spessa come se fosse diventata di materia solida.
“ I primi due incontri servono a me.
Il terzo serve a te”.
Björn lo fissò con una calma.
“A me?E per quale motivo?”.
“Per capire che non sono qui per tentarti.
Né per osservarti.
Per mostrarti cosa sei diventato quando nessuno ti guarda”.
“ E cosa sarei diventato?”.
“Qualcuno che ha smesso di credere alla favola che il mondo ha creato attorno a te”, disse Satana. “Qualcuno che ha accettato l’irrimediabile passare del tempo, senza lasciarsi divorare dalla nostalgia.
Qualcuno che, finalmente, non cerca più di riconoscersi in uno specchio.
Tu sei ciò che gli altri non sono riusciti a vedere per quanto ti abbiano messo sotto la lente di un microscopio”.
Björn chiuse gli occhi .
Quando li riaprì, la luce sembrava più accecante.
“Quindi tu esisti per mostrare agli uomini la versione di sé che non vogliono affrontare?”.
Satana sorrise .
“ Gli uomini temono ciò che non controllano….non conoscono.
Io sono ciò che li costringe a guardare in faccia sé stessi.
Quella parte della realtà che non si lascia ignorare.
“Un buon samaritano con la vocazione per il sadismo... “chiese Björn, con un’ombra di sarcasmo.
L’altro sorrise compiaciuto per quella battuta.
“Io non aiuto. Io rivelo.
E tu sei pronto “.
Björn non rispose.
“ Ti hanno sempre fatto credere di essere stato definito dalla tua immagine”, continuò Satana, ma è tutto l’opposto.
Tu hai definito l’immaginario altrui.
E ora finalmente inizi a chiederti chi esista oltre quello che ti è stato imposto.
Questo terzo incontro serve a ricordarti che la domanda è già una forma di liberazione”.
Björn inspirò profondamente.
Poi si accese una sigaretta.
.“E ci sarà un quarto incontro? “, chiese.
“ Il quarto, se vorrai, non sarà con me. Sarà con te stesso”.
Fece un passo indietro e parve che l’aria ritornasse a respirare e a farsi leggera.
“Non c’è più nulla che possa mostrarti Björn Andrésen.
Hai già visto ciò che temevi”.
Satana svanì.
Björn rimase immobile, quasi deluso.
Ora c’era la verità davanti a lui.
Non era più osservato.
Ora era visto.
E, per la prima volta, da se stesso.
Più tardi, tornando verso casa percepì che qualcosa in lui era cambiato.
Non era una rivelazione improvvisa, era più un assestamento.
Come se il mondo avesse iniziato ad adattarsi a lui e non il contrario, come era sempre stato.
Osservò la gente passargli accanto, nessuno di loro , preso dalla propria vita , i problemi, gli amori,lo riconosceva.
Björn sentì dentro di sé una specie diera di una libertà selvaggia.
Camminò senza meta fino a un piccolo bistrò.
Entrò, ordinò un caffè e si sedette accanto alla finestra.
Vide il suo riflesso sul vetro.
Non gli sembrò più un’icona…..o un simbolo.
Era l’immagine di un ragazzo.
Solo questo.
Forse era questa la felicità...o almeno la serenità.
Poi tornò la primavera.
Quasi in silenzio, di soppiatto, spargendo la sua luce intensa e lieve su Parigi.
La sua vita sembrava essere ricominciata con un’intensità nuova.
Ora non fuggiva più da sé stesso, non era più prigioniero dell’immaginariflessa negli occhi altrui.
Una mattina, mentre rientrava a casa , vide una figura appoggiata al muro vicino al portone.
Una donna , un cappello, pantaloni, una giacca che ricordava un’altra epoca.
Aveva più o meno 40 anni.
Quando Björn si avvicinò, lei sollevòla falda del cappello da cui spuntavano lunghi capelli biondi.
Lui riconobbe quegli occhi azzurri come un cielo d’estate.
E anche il sorriso.
La sua voce fu un sussurro:
“ Leyla?”.
Anche lei sorrise.
Era Leyla Madsen .
Continua…..Era stata una giovane assistente sul set del film in cui Björn aveva recitato anni prima, e che l’aveva lanciato nell’empireo mondiale.
Era stata una presenza gentile, una delle poche che non lo guardavano attraverso il filtro della sua fama.
“Lo sapevo che mi avresti riconosciuto…”, disse lei.
“È… davvero tanto tempo…”.
“ Mi hai dimenticata? “, chiese lei.
“ No….certo che no….”.
Leyla fece un passo verso di lui.
“ È per questo che sono venuta”.
Björn la invitò a casa sua per offrirle un caffè.
Entrarono nel portone, e salirono lentamente le scale.
Seduti nella piccola cucina bianca, Leyla osservò le fotografie sparse sul tavolo .
“ Hai vissuto tante vite …..”, disse.— disse lei.
Björn la guardò, colto quasi dalla nostalgia.
“Troppe per un solo ragazzo….”, le versò il caffè nella tazza,”Perché adesso? Perché tornare proprio ora?”.
— Perché ti ho visto in una rivista qualche settimana fa.
Non sei più quello di un tempo.
Ho pensato che avrei potuto parlare con te solo ora.
Non quando eri intrappolato in qualcuno che non eri tu”.
Cadde il silenzio fra di loro per un paio di minuti.
“ Sai… sul set, tanti anni fa, avrei voluto parlarti davvero.
Ma tu eri troppo lontano dal mondo.
Non per colpa tua.
Per colpa del …..rumore attorno a te”.
Björn la guardò intensamente.
“Non ero capace di ascoltare allora….ero troppo giovane e dentro qualcosa che era troppo più grande di me….”.
“Per questo che sono venuta adesso.
Pensavo che fosse il momento giusto per restituirti qualcosa.
Aprì la borsa che portava con sé.
Ne tirò fuori una busta scolorita.
“E’ tua”.
Björn la prese .
Era indirizzata a lui, ma la calligrafia non era di Leyla.
Era di un’altra persona.
Qualcuno che apparteneva al passato.
“È di…? “ azzardò con timore ed emozione.
“Sì...” , confermò Leyla, “Qualcuno che credevi di aver perduto per sempre.
Io l’ho conservata.
Lei non ha mai voluto che la leggessi allora.
Ora credo che sia arrivato il momento”.
Björn rimase immobile.
La mano gli tremava anche se la busta pesava pochissimo.
Eppure conteneva anni.
Leyla si alzò.
“Te ne vai?”, gli chiese guardandola alzarsi.
“Io ho fatto la mia parte ora tocca a te….non c’è motivo perché io rimanga…”, e gli sorrise.
Ora devi aprirla”
Björn annuì.
Se ne andò senza svanire, ma senza far rumore.
Björn rimase davanti alla busta.
La aprì lentamente, quasi avesse paura che ne potesse schizzare fuori un mostro.
Dentro , sopra un foglio color perla dai bordi ingialliti dal tempo, c’era una sola frase:
“Quando smetterai di essere solo ciò che gli altri vedono, tornerai a essere ciò che io ho amato.”
Björn rilesse la frase 2, 4 volte…. poi capì che non parlava di amore.
Non solo.
Pareva un invito.
A quel punto, sentì una voce lontana...una voce che ormai riconosceva.
“Il quarto incontro non è con me.”
“ Lo so…..”, pensò.
Poi ripiegò la lettera e se la mise in tasca.
Quella notte Björn stentò a prendere sonno.
Era come se quella a lettera avesse occupato tutta la stanza.
Si sedette accanto alla finestra.
Mentre la città nelle sue luci che non si spegnevano mai, continuava a vivere, i ricordi iniziaro a fluire nella mente.
Lizzie.
L’aveva evitato per anni
Per proteggersi, perché ci sono visi che, una volta richiamati alla mente, riportano con sé intere epoche di sé stessi che non si è pronti a rivedere.
La loro frequentazione era stata tanto breve quanto intensa anni prima.
Una coetanea incontrata durante le riprese di un film.
Era stata una delle poche persone che non volevano niente da lui.
Ironica, gentile, parlava poco ma sapeva ascoltare.
Erano rimasti vicini solo per un’estate, poi le loro vite si erano separate.
Ma era come se fossero stati insieme per anni.
Ed ora eccola di nuovo nella sua vita.
Riconosceva la sua calligrafia , sinuosa, elegante, chiara,
Era tutto così strano.
Era scomparsa dalla sua vita così bruscamente che, a un certo punto, lui aveva semplicemente smesso di cercarla.
Non era mai stato certo di dove fosse andata, né del perché.
E ora una sua lettera ,….e attraverso un’altra persona.
Björn prese la busta, la rigirò tra le mani.
Era come se lì dentro ci fosse la presenza fisica di Lizzie.
Poi qualcuno bussò alla porta.
Era Leyla.
“Ho ancora una cosa da dirti….” , disse.
Entrò .
“ La lettera…”, cominciò “….fu l’ultima cosa che Lizzie scrisse prima di andarsene...”
“Andare….dove? “, chiese con voce tremante.
“Non lo so …
So soltanto che… non era più in vita quando me la consegnarono.
Il messaggio era per te, ma io non trovai mai il momento giusto per dartelo.
O forse solo ora è il momento giusto”.
Björn sentì come se un pezzo della sua vita, di sé stesso fosse scomparsa per sempre.
Il dolore incominciò a sciogliersi dentro di lui.
“Allora….Non mi aveva mai dimenticato …..”, quasi sussurrò.
“No…. Ma voleva che qualcuno di diverso da ciò che la gente aveva fatto di te, leggesse quella lettera ….
Aveva capito che la tua immagine ti stava rubando la vita….l’anima….”.
Björn chiuse gli occhi.
Era come se Lizzie non parlasse del passato…..ma di un futuro che non avrebbe mai visto.
Björn si sentì attraversato da una un qualcosa che assomigliava a un raggio di luce caldo.
“Perché te l’ha affidataa te? “, chiese a Leyla.
“ Perché ero l’unica persona che riusciva a vedere ciò che eri davvero…..E lei lo sapeva…..”.
Leyla si alzò.
“ Ora sai tutto….e il mio compito è finito….”, gli sorrise.
Luila seguì con lo sguardo mentre si dirigeva verso l’uscita.
“Grazie…..”, disse soltanto e le sorrise.
Poi lei si fermò evoltò la testa.
“ Lei ti voleva libero ….”.
Poi uscì.
Björn inspirò profondamente.
Il passato aveva bussato per chiudere un cerchio che era rimasto aperto da troppo tempo.
E ora una strada si era aperta davanti a lui.
La possibilità di riprendersi in mano la sua vita per intero.
Era appena spuntata l’alba che Björn uscì di casa.
Si fermò sulla soglia.
L’aria era ritornata stranamente fredda.
Un brivido gli scese lungo la schiena.
Che strano, il mondo sembrava piaveva la sensazione che il mondo fosse diventato più silenzioso, come se stesse trattenendo il fiato.
La lettera era lì sul tavolo, aperta come una finestra su un tempo che non aveva mai smesso di respirare.
Anche lui cercava di guardarsi dentro senza fare rumore.
I suoi passi lo condussero verso un piccolo parco vicino a Place de la Concorde, un luogo in cui raramente si fermava perché sempre affollato di turisti.
Ma a quell’ora non c’era nessuno, a parte gli uccelli .
Era un parco bellissimo con alberi secolari e siepi di rose bianche e rosse.
Le panchine stile ‘800 erano di ferro battuto.
Provò a pensare se proprio lì in un lontano passato, Victor Hugo, Dumas o Josephine Baker si erano seduti nel silenzio del primo mattino per sfuggire agli sguardi di chi poteva riconoscerli.
Björn scelse una panchina e si sedette.
Fu allora che sentì una voce.
La Sua voce.
«Il quarto incontro non è con me.» , rieccheggiò nel silenzio.
Non era Satana.
Björn chiuse gli occhi per un attimo.
Quando li riaprì, vide un bambino, come spuntato dal nulla, che lo stava osservando con un’intensità .
Gli si avvicinò
“ Gli somigli…..”, disse.
“ A chi? “, chiese Björn
Il bambino gli porse un foglio stropicciato con un disegno:
c’era il viso di un ragazzo.
Ciò che colpiva era il suo sguardo distante.
Era come guardarsi in uno specchio.
“A lui... “,rispose il bambino, “…. Ma lui sembra triste…..Tu no…..”.
Björn guardò il disegno.
Noto che non era un disegno idealizzato,
Ma un ritratto vero.
Un bel ragazzo con l’animo ferito.
“Dove l’hai trovato?”, gli chiese Björn .
“L’ho fatto io….”, rispose semplicemente il bambino.
“ Chi è ….lui per te? “, continuò Björn.
Il bambino scrollò le spalle, come se la domanda fosse strana.
“Non lo so….
Mi sembra qualcuno qualcuno che voleva solo essere capito ….”.
Poi aggiunse:
“Talvolta un viso spunta dal passato ….non voglio farci del male….solo salutarci….
Così quando li incontriamo davvero….non ci fa paura….”.
Björn sentì come se nel petto un nodo si fosse sciolto.
Quel volto nel disegno…
Era lui.
Qualcuno che aveva perso e ora ritrovato.
Ora non ne aveva più paura.
Quello era il Quarto Incontro.
Con sè stesso.
Björn prese il foglio con delicatezza.
“Grazie…..”, e gli sorrise .
“Prego”, rispose semplicemente.
Björn si alzò dalla panchina e guardò il foglio ancora una volta.
Il suo viso era visto dagli occhi di qualcuno che non lo desiderava, non lo voleva possedere.
Qualcuno che lo aveva disegnato come un essere umano, non come un simbolo, un’icona...come il personaggio di tanti fumetti giapponesi.
Fece un respiro profondo.
Il vento gli scompigliò i capelli.
La luce stava cambiando allo scorrere dei minuti.
Il Quarto Incontro non era stato con un demone.
Non con un fantasma del passato.
Ma con sé stesso...con la parte che aveva ignorato per anni.
Björn ripiegò il disegno e se lo mise in tasca
Si alzò e riprese a camminare.
La città gli sembrò più luminosa.
Per la prima volta guardò con serenità la propria immagine riflessa nelle vetrine.
Vedeva un ragazzo.
Björn tornò a casa con il foglio piegato in tasca.
Quel sottile oggetto era un ponte tra lui e una parte di sé che aveva finalmente avuto il coraggio di guardare.
Tornato a casa che era quasi il tramonto, Björn si sedette alla scrivania .
Non accese la piccola lampada davanti a lui.
La penombra aveva un aspetto rassicurante.
Passavano i minuti.
Lui con gli occhi chiusi si godeva quei momenti di serenità mai provati prima.
Poi si accorse di non essere solo.
“Hai fatto molta strada ….”.
Quella voce.
Björn non si voltò .
Rimase immobile.
Un accenno di sorriso gli spuntò dalle labbra.
Un tempo avrebbe provato paura.
Ora si sentiva quasi rassicurato.
Riaprì gli occhi.
Satana era lì.
Davanti a lui.
Appariva come la prima notte: un uomo giovane, attraente, gli occhi neri come l’inchiostro
“ Non ti aspettavo….”.disse Björn.
Lo so amico mio….”, rispose Satana, accomodandosi sopra una poltrona di velluto blù davanti a Björn.
“Sono qui perché hai attraversato tutte le stanze che dovevi attraversare…..
Quelle finali non si aprono da sole”.
Björn incrociò le braccia e lo osservò.
“Sei venuto per sottopormi un’altra prova?” , gli chiese.
Satana scosse lentamente la testa.
“No, Björn…..”.
Fece una pausa.
“Ricordi cosa ti dissi riguardo il vero motivo dei miei incontri con te?”.
Björn rimase in silenzio.
“Non volevo la tua anima.
Non volevo sedurti o distruggerti.
Troppe persone l’hanno fatto senza alcuna pietà….
Volevo solo capire come un individuo può sopravvivere quando il mondo lo trasfigura a tal punto da fargli perdere ogni essenza umana”.
Björn lo continuava a guardare.
“ Adesso ti è chiaro?”.
“Ora sì “, disse il demonio, “Sopravvive quando finalmentesmette di essere il proprio riflesso e torna a essere la propria voce”.
Scese il silenzio .
Satana si alzò.
“ Il mio compito con te è terminato.
Non tornerò più”.
Si avvicinò alla porta, poi si fermò un attimo.
“Björn… sei uno dei pochi che è riuscito a raggiungere quel punto della loro vita in cui smettono di essere inseguiti dalle loro ombre e iniziano a camminare accanto ad esse….”
Björn annuì .
Satana sorrise.
“Addio, Björn Andrésen…….
E ricordati che il male più crudele è credere che si debba essere ciò che altri hanno deciso….
Sei libero…”
Scomparve com’era arrivato.
Epilogo
Gli incontri con gli uomini spesso si rivelano solo il furto del tuo tempo...anche se è eterno.
Non tutti lasciano una traccia.
Molti passano come un alito di vento.
Io osservavo Björn Andrésen dalla prima notte, dalla prima ombra.
Con la stizza di aver lasciato a Dio il merito di aver creato un essere così perfetto.
Ma con l’interesse e il fascino con cui si osserva un quadro antico:
il tratto già deciso e allo stesso delicato, i colori cangianti, e l’insieme sempre mutevole a seconda della luce che lo attraversa.
Avevo però fatto la mia parte.
tre apparizioni, tre finestre aperte sull’abisso della sua vita.
E lui — aveva camminato tra quelle stanze .
Poi un quarto incontro.
Non c’ero io.
Soltanto lui davanti a sé stesso.
Lo vidi affrontare sé stesso.
La parte che non poteva controllare.
E compresi la verità :
la libertà autentica di un uomo non si conquista col timore o con la seduzione.
Si conquista solo guardandosi davvero, senza illusioni, senza pietà….per sé stessi.
Avevo imparato molto .
Non ero più il creatore ….ero diventato uno spettatore di qualcosa che sfuggiva perfino a me:
la capacità degli uomini di trasformare la propria prigionia in una scelta, la propria immagine imposta in identità libera.
Satana non esiste, Björn Andrésen è esistito.
E non ha mai incontrato nessuno che lo liberasse dalla prigionia di un’immagine imposta da altri, che hanno sempre cercato di afferrarlo, possederlo.
E’ stato una figura tragica, che non ha mai vissuto veramente, e forse è morto in quella solitudine che l’ha sempre accompagnato, ma che rimarrà in eterno nell’immaginario collettivo come simbolo di una bellezza perfetta, che per lui è stata la peggiore delle maledizioni.
L’oblio potrebbe essere l’unica forma di rispetto verso di lui…...perchè è questo che lui voleva.
Essere dimenticato…...
La notte in cui Satana..... testo di Leyla Khaled