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Da una galassia immersa nell’oscurità un’astronave si stava dirigendo verso un pianeta ancora inesplorato.
A bordo dell’astronave c’era uno scienziato accompagnato da un giovane apprendista.
Avevano il compito di esplorare un pianeta sconosciuto e di trovare nuove forme di vita per la loro ricerca sull’universo.
Per tutto il viaggio i due individui non parlarono, stavano seduti sulle loro poltrone ad osservare in silenzio lo spazio che stavano attraversando alla velocità della luce.
Il ragazzo era piuttosto inquieto e alcune volte guardava lo scienziato che, invece, sembrava tranquillo mentre pilotava l’astronave.
Dopo un tempo non precisato, un pianeta azzurro apparve davanti ai loro occhi.
Erano arrivati a destinazione.
Riuscirono ad atterrare sul pianeta senza alcuna difficoltà.
Lo scienziato si alzò dalla sua poltrona e, insieme al giovane apprendista, prese la propria tuta spaziale, lo zaino con le provviste e tutto il necessario per la spedizione.
Poi premette un bottone.
Lo sportello si aprì e i due individui uscirono dall’astronave.
Davanti a loro apparve un paesaggio lugubre e desolato.
Il giovane cominciò a sentire solitudine mentre osservava quel paesaggio grigio e apparentemente privo di vita.
I due individui cominciarono a camminare.
Dopo qualche minuto di silenzio il giovane chiese allo scienziato: «Dove ci troviamo?».
Lo scienziato si fermò e guardò l’apprendista.
Gli rispose: «Questo è il pianeta Terra, una volta era fonte di vita, ma adesso sta morendo a causa dell’egoismo e dell’ottusità dei suoi abitanti.
Nel corso del tempo si sono evoluti ma hanno continuato a consumare le materie prime presenti sul pianeta, anche quelle necessarie per la loro sopravvivenza.
Adesso la popolazione si sta riducendo a causa della fame e delle malattie.
La poca acqua che è rimasta sul pianeta è prevalentemente inquinata. Non vivranno ancora per molto tempo».
Il giovane rimase in silenzio mentre ascoltava lo scienziato.
«Adesso vai a esplorare i dintorni mentre io mi metto in contatto radio con la base».
Lo scienziato rientrò nell’astronave e il ragazzo si diresse verso i ruderi di una città.
Non c’era anima viva.
Soltanto resti arrugginiti di veicoli abbandonati.
Il giovane apprendista decise di entrare all’interno di uno degli edifici.
Era una casa. Non c’erano mobili, solo un divano ormai consumato e lacerato. Al centro della stanza un gruppo di persone.
Stavano utilizzando degli strani apparecchi posizionati intorno ai loro occhi che erano collegati ad un computer.
Stavano ridendo e scherzando tra loro mentre girovagavano apparentemente senza senso nella stanza spoglia, senza accorgersi della presenza del giovane.
Il ragazzo intuì che gli sconosciuti stavano utilizzando la realtà virtuale.
Si diresse, quindi, verso un altro edificio poco distante e lo scenario era lo stesso: le persone indossavano le medesime apparecchiature e si muovevano in modo identico.
Era evidente che il desiderio di quelle persone fosse quello di fuggire dall’atroce realtà e probabilmente dal dolore, dalla fame o dalla malattia.
Sul giovane viso del ragazzo comparvero delle lacrime che cominciarono a scendere sulle sue guance.
Poi decise di uscire dall’edificio e cominciò a correre verso l’astronave.
Lo scienziato lo stava aspettando.
Il ragazzo lo raggiunse e lo abbracciò.
Cominciò a piangere.
«Andiamocene via, ti prego, questo luogo è spaventoso!!..».
«Sapevo quello che avresti potuto vedere esplorando questo pianeta.
Hai potuto osservare disperazione, angoscia di persone che tentano di fuggire al loro destino grazie alla tecnologia.
Ma non serve a niente per uscire dalla fossa profonda che si sono scavati nel corso del tempo».
Dopo aver finito di parlare lo scienziato aprì lo sportello dell’astronave.
Il giovane rimase a guardare il paesaggio finché decise di salire sull’astronave.
I due individui partirono verso una nuova destinazione, lasciando alle loro spalle quel pianeta azzurro che non avrebbero più rivisto.