"Non me ne frega un cazzo! Te andrai alle selezioni!" Quando si arrabbiava davvero suo padre non urlava anzi aveva un tono ancora più pacato ma che non ammetteva repliche.
"Ma se poi mi prendono? Che faccio?"
"Vai." E indicó la porta.
"Appunto, e voi?"
"NON TI HO CRESCIUTO PER FARTI MARCIRE QUI! TE VAI E TI FAI PRENDERE!" Sua madre invece urlava parecchio quando era arrabbiata e prendendolo per un braccio lo sbatté letteralmente fuori casa.
Mentre camminava verso il centro selettivo Massimo alternava momenti di estremo ottimismo a momenti di estrema tristezza. Nella sua testa s'immaginava i possibili scenari futuri: se fosse stato scelto c'era il partire, sapendo di non poter più tornare, con la speranza di arrivare su un nuovo e migliore mondo. Cosa non del tutto certa fra l'altro.
Oppure, nell'ipotesi di non essere scelto, restare con la certezza di morire avvelenato dall'inquinamento dopo una vita a tirare avanti a campare. Ma c'erano anche i suoi genitori e i suoi amici.
Ora era davanti alla porta del centro, fece un gran respiro di quell'aria che puzzava di chimico ed entró.
Le prove della prima selezione consistevano in una visita medica e nel test del DNA. Se ritenuto idoneo si passava ai test psicologici, della durata di un mese, durante il quale si veniva isolati in completa solitudine per testare la resistenza mentale, e durante sottoposti a varie prove di logica per valutare possibili disturbi mentali.
Passata anche questa prova si cominciava il corso di formazione dove veniva spiegato a grandi linee il funzionamento della nave, per i coloni non era necessario sapere le specifiche tecniche, ma soprattutto venivano spiegate le leggi che governavano la convivenza a bordo. Alcune sembravano crudeli, come il controllo delle nascite col metodo "spartano", o l'assenza di cimiteri ed il divieto di fede. Altre erano più comprensibili, niente alcool,niente fumo, niente fuochi.
Passarono in tutto sei mesi da quella litigata e Massimo passo tutti i test, così una bella mattina (non proprio, pioveva e faceva freddo) fu convocato per imbarcarsi.
Le valigie erano pronte accanto alla porta insieme a suo padre e sua madre. Massimo stava di fronte a loro e avrebbe voluto dire loro quanto li amava e quanta paura aveva, ma anche quanta speranza. E invece dalla sua bocca uscì solo un " io vado".
A quelle parole sua madre scoppio in lacrime e lo abbracciò sussurrandogli all'orecchio, tra un singhiozzo e l'altro, "andrà tutto bene".
Suo padre lo guardo con gli occhi fieri e tristi allo stesso tempo, lo abbracciò e gli porse un vecchio orologio da taschino
"Era di mio nonno. Non ti dimenticare mai da dove vieni."
Massimo guardò l'orologio, lo aprì e dentro c'erano incise delle coordinate e la scritta TERRA- SISTEMA SOLARE- VIA LATTEA.
C'erano ancora tante cose che Massimo avrebbe voluto dire ma l'arrivo del pullman dell'ESA lo obligó a rinunciare.
Ora seduto su quel pullman insieme a gli altri selezionati si sentiva solo piccolo e sperso. Pensava che forse poteva ancora tornare indietro, ma sapeva benissimo che i suoi genitori non avrebbero voluto. In fondo quella era un occasione unica, avrebbe fatto la storia dell'umanità.
Cristoforo Colombo aveva scoperto un nuovo pezzo di mondo, lui e gli altri andavano a scoprire un nuovo mondo intero.
Un viaggio in pullman, uno in aereo e un altro in pullman fino alla base di lancio, un lancio ogni tre giorni, cinquanta persone a lancio. Il lancio di Massimo era previsto dopo nove giorni.
Il giorno del lancio Massimo fu svegliato presto, gli fecero indossare una tuta e più che una persona si sentiva un bagaglio, sballottato di qua e di là fino a che non lo legarono ad un sedile, gli infilarono un casco e poi il silenzio.
Massimo si guardò attorno, era come stare su un pullman ma senza finestrini, di fronte un pertello chiuso ,alla sua destra un uomo dai lineamenti indiani incrociò il suo sguardo e accennò un sorriso mentre in casco di quello alla sua sinistra non si riusciva a vedere dentro ma per educazione Massimo accennò un sorriso a sua volta poi la navetta inizio a vibrare e un rombo cupo si udiva alle loro spalle. La vibrazione divenne un tremore e il rombo un boato e all'improvviso Massimo, e tutti gli altri si sentirono schiacciati contro il sedile, stomaco cuore polmoni e tutto il resto sembravano voler uscire dal corpo, gli mancava il fiato e forse per un breve periodo svenne. Quando riapri gli occhi sentí il suo corpo senza peso e capí di aver lasciato la terra. Non riusciva a quantificare il tempo passato, gli avevano detto che da decollo all'attracco ci volevano sei ore ma non sapeva se era all'inizio o alla fine di queste sei ore. All'improvviso udì un soffio e senti che stavano rallentando, la navicella ruoto un po' a destra, un po' a sinistra e infine l'attracco, che Massimo si aspettava più dolce, fu un sonoro cozzare di metallo su metallo e un non troppo rassicurante stridio. Altri soffi e qualche scricchiolio e di nuovo il silenzio.
Passarono alcuni minuti poi finalmente la porta davanti a loro si aprì, entró un'astronauta facendo ok con la nano alla prima fila che rispose con un pollice alto al che furono slegati e indirizzati oltre la porta. Questa scena si ripeté per ogni fila e quando Massimo passo la porta trovo un altro astronauta che prima gli diede una pacca sulla spalla poi senza troppe cortesie lo spinse oltre.
Solo andata testo di Guru