Per chi provenga da Milano sulla ex SS11, trovare il parco Arcadia non sarà affatto difficile: superata la frazione di San Martino, si svolterà a sinistra al secondo semaforo, entrando in via Matteotti. Si procederà quindi fino a che, superata la schiera di villette, sulla destra si intravedranno un parcheggio ed uno stadio che è inglobato nel parco.
Entrati, subito a destra, si osserverà una testa di fontanile in cui nuotano cigni, germani, anatre, oche, alzavole, ed altri animaletti acquatici (tartarughe e nutrie, ad es.) Seguendo il corso per una cinquantina di metri fin dove il fontanile Laghetto gira a sinistra, ci si fermi un attimo: il prolungamento a sinistra è uno scavo recente. L'antica testa della risorgiva sta alla vostra destra; qui, su assi messe a palco sull'acqua, sotto l'ombra di una gigantesca quercia, era sorta, nel 1600, l'Arcadia di Bareggio: un circolo di letterati che in questo luogo si riunivano, discutevano di arte e letteratura, scrivevano opere, la più notevole delle quali è appunto "L'Arcadia di Bareggio" di Federico Vassallo, composta in terzine dantesche, che partendo da due fratelli troiani la cui tomba si sarebbe trovata proprio sotto le radici della quercia che ombreggiava l'arcadia, narrava la storia di Bareggio: dalla mitica fondazione fino all'annuale fiera paesana che si era svolta quell'anno.
Proseguendo si giungerà ad un ampio recinto da cui si potranno ammirare daini, camosci, asinelli, mufloni, pavoni e numerosi altri animali. Guardando lontano, verso i campi, si noterà una bianca cappella che è stata costruita nel 1827 a ricordo di un evento miracoloso: dei contadini stavano arando con dei buoi un campo, che adesso sta a sud della statale 11 dove c'è un demolitore d'auto, che i vecchi chiamano ancora: "Campo della Madonna", quando ad un certo punto gli animali si fermarono. Incitati a proseguire, anziché obbedire si inginocchiarono. A quel punto i contadini controllarono e si accorsero che l'aratro aveva urtato una cassetta di legno. Scavarono sperando contenesse del denaro, invece vi trovarono un ritratto della Madonna, cui, in seguito ad altre vicende e con l'aiuto del proprietario delle terre, eressero la cappella recentemente restaurata dopo essere andata in rovina.
Se si proseguisse lungo la strada Corbettina, dopo aver superato l'ippodromo in cui si allenano i cavalli della scuderia Gubellini, passeremmo dal Lazzaretto di Vittuone, eretto dopo la peste del 1630 (c'era anche quello di Sedriano ma è scomparso) poi passeremmo dal fontanile San Carlo, che la leggenda vuole fatto sgorgare dal Santo col tocco del suo bastone, ed infine giungeremmo al Santuario di Corbetta, dove si narra che il Gesù Bambino di un ritratto, scese a giocare con dei bambini, guarendone uno che era sordomuto.
Continuando verso Sud la visita al parco, troveremmo un’ altra testa di fontanile: il Barona. In tempi antichissimi, questa era la sorgente di un fiume: la Barona di Gaggiano, che dopo essersi unita ad altre sorgenti, andava ad irrigare le terre nel pavese. Al suo fianco sorgeva la Fara dei Longobardi, cui la Barona faceva da fossato. Più tardi, anche il castello di Bareggio probabilmente sorse qui, e le acque della Barona sicuramente contribuivano ad alimentare pure il fossato che circondava il paese.
Scendendo a Sud, la Barona, attraversava il bosco di Cusago, (dove nel 1792 c'era stata la prima vittima della belva antropofaga che in seguito uccise una decina di bambini,) e le sue acque, ad opera di Galeazzo Maria Visconti, furono convogliate in un naviglietto che consentiva di andare con la barca da Cusago a Milano, e sul quale, nel 1438, fu costruita la prima chiusa del mondo, cinquant'anni prima che Leonardo da Vinci giungesse a Milano. E a proposito di Leonardo, sempre guardando dal parco, verso Sud - Est si possono notare due cascine, entrambe di colore giallo ocra: la più vicina è la Malpaga (nome derivato dalla definizione latina Malus Pagus, che si dava alle cascine edificate su una palude bonificata) l'altra è la Magna. Una delle due, probabilmente la Magna, apparteneva a Giovanni De Predis, pittore amico e collaboratore di Leonardo. Ma nella zona, c'era anche una cascina De Vinci, abbattuta da un trentennio, che si trovava proprio in faccia alla cappella della summenzionata Madonna. I vecchi del posto affermano fosse di proprietà di Leonardo.
Ci sarebbe poi da raccontare delle case da nobili dei Marietti Sormani, dei Radice Fossati, dei Vittadini, che si intravedono a Sud del parco.
Ma è sera, magari ne riparleremo un’altra volta.
Parco Arcadia di Bareggio testo di Nulla