Quando sei morta non ci volevo credere, le mamme non muoiono, pensavo,o al massimo muoiono quelle degli altri, la mia no..eppure è successo e in quel momento ho capito che non ti conoscevo, che non ti avrei mai conosciuta. Guardavo il tuo viso disteso, bellissimo, sembravi più giovane. Non avvertivo nulla, l’indifferenza glaciale di chi non è pronto, di chi non capisce, di chi pensa: e adesso che faccio?
Sono passati 39 anni, stamane mi sono alzata e ho ripensato a quei momenti, e a tutti i momenti che ho vissuto dopo, senza di te: le scelte assurde, le impennate, la rassegnazione, senza che nessuno mi dicesse che avevo ragione o che sbagliavo, senza che nessuno mi rimproverasse o mi elogiasse. I rimproveri li ho avuti, sì, dalla vita, e sono stati spietati: ogni errore commesso mi è rimbalzato addosso con violenza, più e più volte, ha lasciato buchi e voragini. Gli elogi? Chi mi circonda di solito mi stima: è una donna intelligente, dicono, sa fare con le persone, è gentile, è generosa..ma come si fa ad elogiare chi non si fa conoscere? Io ho abbassato una saracinesca allora, quel 4 gennaio, poi l’ho dipinta coi colori che mi piacevano e l’ho presentata al pubblico: ma tua figlia, quella che ti guardava con gli occhi imbambolati mentre diventavi sempre più cerea, quella che non voleva credere che fossi morta, quella è rimasta lì, appoggiata al lettino di metallo, non è mai cresciuta: ha aggiunto colori alla saracinesca, ha anche creato suoni, ha formato un’immagine di sé, come fanno i madonnari sui marciapiedi, ha recitato la sua parte, forse l’ha anche recitata bene, non so.
Adesso rivedo nello specchio la tua stessa espressione, quell’espressione smarrita che hanno le signore che non vogliono invecchiare, ritrovo gli stessi gesti, le stesse rughe agli angoli degli occhi e della bocca, lo stesso sconforto di chi nota che i capelli hanno perso volume che la pelle non ha più tono: allora io stavo sbocciando, non capivo la tua malinconia, mi irritava: quanto mi sono punita per quell’irritazione!
Tu non credevi a nulla, io ho una fede e una speranza: ti aspetto in un mondo nuovo dove non ci sarà più né vecchiaia né morte, allora ti chiederò perdono: perché non ti ho capito e perché non ho pianto per te.
4 gennaio testo di sarajaneblu