Sette modi per uccidere il tempo

scritto da Italo Rapacciuolo
Scritto 2 anni fa • Pubblicato 2 anni fa • Revisionato 2 anni fa
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Autore del testo Italo Rapacciuolo

Testo: Sette modi per uccidere il tempo
di Italo Rapacciuolo

Ho provato in tanti modi, l'ho gettato giù dal ponte dei Sospiri, niente, l'ho appeso ad una corda facendolo dondolare dalla Tour Eiffel, ma non moriva.
In questo periodo ho questo problema: come ammazzare il tempo, prima che lui ammazzi me.
Ci ho provato affogandolo nel mare dei pensieri, ossessioni, fantasticherie, ma non periva, andava in coma per poco, poi rinveniva.
Interdetto, esausto e vinto, mi sono procurato una calibro 9, gli e l'ho puntata alla testa.
Ho preso bene la mira alla nuca, ho sparato sperando che finalmente finisse, invece la pallottola è entrata, poi e fuoriuscita senza toccarlo.
Mi ha riso in faccia, ha detto: io sono trasparente, perenne, immanente, come puoi ammazzarmi, stupido.

Quando non passa diventa una gogna, una tortura, cerchi in tutti i modi di fermarlo, ma lui tic tac tic tac, sembra divertirsi, e continua nel suo andare, nel suo procedere imperterrito.
Ci ho riprovato tagliandogli i polsi, dalle vene ne è scaturito, non sangue, ma solo il passato (di pomodoro) che a spruzzi ha inondato la mia mente.
Ricordi, rimembranze quando il tempo era giovane, e anch'io con lui.
Ci ho provato, scrivendo, leggendo, dipingendo, sembrava si fermasse ma solo per un po', poi riprendeva il suo andazzo: tic tac ti tac.

Poi un amico mi ha suggerito la sedia elettrica.
Ho collegato un cavo a 10.000 volt alla poltrona più comoda, poi ho detto al tempo di sederci e parlare un po' del nostro futuro, dei progetti ancora da completare.
Quando si è seduto ho dato corrente, e cazzo, ha incominciato a scintillare a sobbalzare, per un attimo sembrava deceduto, poi subito ha riaperto gli occhi e ha iniziato a correre per tutta la stanza.
Gli orologi sembravano impazziti, le lancette andavano avanti poi indietro, fino a che esplodevano in un amplesso di fare e non fare, di noia e ansia, di tristezza e allegria.

Mi è rimasta l'ultima carta da giocare, mi sono ricordato della rivoluzione francese: la ghigliottina.
Ne ho fatta costruire una con le giuste misure, la lama sarebbe scesa, un taglio netto, e la testa giù nella cesta.
L'ho incontrato ieri pomeriggio, l'ho convinto a infilare la testa nel foro, il tempo è curioso, vuole vedere, sapere.
Ho detto: metti il capo in questo buco, vedrai cose meravigliose, proverai un piacere intenso, da perderci la testa.
Sembrava fatta, l'ha appoggiata, ho tagliato la corda, la lama è scesa veloce e zac, la testa è caduta.
Poi cosa assurda subito ne è ricresciuta un'altra, e di nuovo: tic tac tic tac.

Esausto, esterrefatto ed esaurito, mi sono addormentato, e meraviglia, il tempo si è fermato.
Mi sono ritrovato in una dimensione senza tempo, senza spazio, dove la mente l'anima crea e si esprime, libera dal passato dal futuro.
Solo un eterno presente, dove tutto avviene, dove tutto è, e basta.

E' strano come il tempo a volte sembra non trascorrere, quando non hai niente da fare, quando sei preso da un problema, e se soffri sembra pietrificato.
Poi scappa via, vola, quando fai qualcosa che ti rende felice, fai l'amore o stai con gli amici, e dici, dici, fino a quando sei riuscito ad ammazzarlo.




Sette modi per uccidere il tempo testo di Italo Rapacciuolo
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