Il segreto della grande piramide vent'anni dopo

scritto da Nene
Scritto Ieri • Pubblicato 16 ore fa • Revisionato 16 ore fa
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Per gentile concessione di Vecchio Autore. Dopo aver letto il suo testo "Il segreto della grande piramide" non ho resistito nello scrivere un sequel di questa storia, partendo da vent'anni dopo l'incontro dei due protagonisti. Buona lettura
- Nota dell'autore Nene

Testo: Il segreto della grande piramide vent'anni dopo
di Nene

 

Il segreto della grande piramide 20 anni dopo.

 

Parte 1

Il jet privato del Dott. Balosky iniziò la sua discesa virando bruscamente a Est, tagliando il cielo cobalto sopra il Gran Deserto Vittoria, nell'Outback australiano. Dallo sfinimento della terra rossa, arida e vecchia di miliardi di anni, emergevano due geometrie impossibili che spezzavano l'orizzonte piatto.

La prima era la Piramide. Titanica, scura, rivestita di una lega metallica che sembrava fagocitare la luce solare anziché rifletterla. La seconda, posizionata a Est con precisione millimetrica, era una riproduzione monumentale della Sfinge.

Quando Antony Sotter scese dalla scaletta del jet, l'aria calda lo investì insieme a un'altra cosa. Non era un suono, era una pressione nello sterno. Una vibrazione sorda, profonda, che risuonava nelle ossa alla frequenza esatta di 33Hz. La frequenza di risonanza della Terra.

«Vent'anni, amico mio», disse una voce profonda.

Il Dott. Balosky gli andò incontro. I capelli erano ormai d'argento e il volto scavato dagli anni, ma gli occhi avevano mantenuto la stessa identica luce febbrile della notte di New York. Indossava una tunica di lino scuro, essenziale.

«L'hai fatta costruire nel deserto australiano...» sussurrò lo scrittore, guardandosi intorno sbalordito. «Per via della stabilità della placca tettonica?»

«Per il silicio nel sottosuolo, per l'isolamento magnetico totale, ma soprattutto per la Sfinge», rispose Balosky, indicando il colosso di pietra che guardava l'Est. «Gli accademici si scervellano da secoli, ma hanno sempre ignorato il messaggio più semplice. La Sfinge è un cartello stradale. Un monumento celebrativo per ricordare da dove sono arrivati i Primi: la costellazione del Leone. Il Punto A.»

Balosky afferrò lo scrittore per un braccio, guidandolo verso l'imponente ingresso della piramide.

«Seguimi. Il tempo stringe. L'allineamento è quasi perfetto.»

L'interno della struttura era un paradosso ingegneristico. Non c'erano uffici, non c'erano corridoi moderni; era la replica esatta, in scala 1:1, delle vie interne della Grande Piramide di Giza, ma rivestita di circuiti integrati in rame puro che correvano lungo le pareti come rampicanti metallici.

«Vedi», spiegò Balosky mentre i loro passi rimbombavano nel silenzio artificiale, «la piramide non è mai stata una tomba, e nemmeno una semplice centrale elettrica. È un acceleratore e proiettore quantistico. Un porto interstellare. La rotta dei Primi era chiara: partirono dal Leone (Punto A), incrociarono la costellazione di Orione (Punto B) e arrivarono qui sulla Terra (Punto C). Ma una volta arrivati qui, per poter ripartire, avevano bisogno di una fionda gravitazionale e magnetica. Costruirono Giza per proiettarsi verso Alpha Draconis (Punto D), il vero hub per i successivi viaggi interstellari.»

Arrivarono all'imbocco di una stanza che ricalcava la Camera della Regina. Al centro, non c'era tecnologia visibile, ma un'area delimitata da piastre di granito e quarzo che emettevano un bagliore azzurrino.

«Le camere che gli archeologi chiamano 'tombe' sono in realtà scomponitori di materia», disse Balosky, la voce che vibrava per l'eccitazione. «Tra pochi minuti entrerò lì dentro. Il mio corpo umano verrà smaterializzato, ridotto in atomi. Ma la piramide farà qualcosa che nessuna macchina umana ha mai fatto: manterrà intatto il mio marchio magnetico preesistente. Manterrà l'informazione di ciò che sono, la mia coscienza, la mia matrice.»

Sotter fece un passo indietro, spaventato dalla lucidità folle del magnate. «E lo scudo? Come farai a non disperdere la nube di atomi nello spazio?»

«A cosa credi che servano questi milioni di tonnellate di materiale?» Balosky sorrise, indicando la ciclopica mole della struttura sopra di loro. «Il manufatto stesso è un gigantesco campo di contenimento statico. Preserva e contiene gli atomi, li isola dal resto dell'universo, tenendoli pronti prima del lancio.»

 

I due salirono lungo la Grande Galleria. Il ronzio a 33Hz si stava trasformando in un ruggito sordo. Entrarono nella Camera del Re.

Lassù, sopra le loro teste, dove a Giza si trovano i vani di scarico di granito, svettava lo ZED: una colonna monumentale a sezioni orizzontali sovrapposte, un gigantesco condensatore e moltiplicatore di frequenze in rame e cristallo che intercettava l'energia geomagnetica convogliata dalla camera ipogea sottostante.

Lo ZED iniziò a girare su se stesso, emettendo scariche di plasma statico.

«È il momento», disse Balosky, posizionandosi al centro della camera di scomposizione. I circuiti di rame sulle pareti si illuminarono di una luce dorata e accecante. «Lo ZED sta accumulando la spinta. Tra un istante canalizzerà il flusso a 33Hz e sparerà la mia matrice magnetica attraverso i condotti di puntamento, dritta verso Orione, poi verso il Leone, fino ad Alpha Draconis.»

Balosky guardò lo scrittore per l'ultima volta.

«Hai scritto la teoria, mio caro amico. Ora guarda la realtà. Se collasso, sarò solo energia dispersa nel cosmo. Ma se ho ragione... ci rivedremo tra le stelle.»

Lo ZED emise un lampo accecante. L'aria nella stanza divenne improvvisamente fredda, compressa. Lo scrittore si coprì gli occhi mentre lo spazio intorno alla figura di Balosky iniziava letteralmente a curvarsi, come una lente d'ingrandimento sotto il sole.

 

L'aria nella camera divenne improvvisamente densa, gelida, satura di ozono. Antony Sotter fece un passo indietro, premendo la schiena contro i circuiti di rame della parete. Sentiva il metallo vibrare contro le scapole, un tremito che a 33Hz gli scuoteva i denti.

«Guarda lo ZED, Antony! Guarda la colonna!» gridò Balosky per sovrastare il ruggito del plasma.

Antony alzò lo sguardo. I quattro moduli orizzontali dello ZED stavano accumulando l'energia piezoelettrica dei cristalli, agendo come un immenso interruttore quantistico. La luce che emanavano non era continua: pulsava, sintonizzata sul battito cardiaco della Terra.

«La scomposizione sta iniziando!» urlò ancora il magnate.

Davanti agli occhi di Antony Sotter, la figura di Balosky iniziò a perdere definizione. Non si stava dissolvendo come fumo, ma si stava frammentando in miliardi di punti luce dorati, particelle infinitesimali che però mantenevano la sagoma geometrica del suo corpo, tenute insieme dalla gabbia magnetica della piramide. Il "marchio preesistente" di cui parlava Balosky era lì, visibile: una nebbia di atomi intelligenti che si rifiutava di disperdersi.

Poi, accadde qualcosa che Antony non aveva previsto nelle sue teorie.

I monitor di controllo della Camera del Re, collegati ai condotti di puntamento verso il punto D (Alpha Draconis), iniziarono a impazzire. Ma non mostravano un errore. Sullo schermo a cristalli liquidi apparve una stringa di dati geometrici che si componeva al contrario, come se la piramide non stesse solo sparando Balosky nello spazio... ma stesse ricevendo un segnale di ritorno dalle coordinate del Leone.

Il flusso di energia non era a senso unico. Il canale interstellare era aperto in entrambi i sensi.

Un lampo di luce azzurra, dritto come un ago di luce, squarciò la Camera del Re partendo dal soffitto, colpevolizzando lo ZED e investendo la nube di atomi di Balosky. Un millesimo di secondo dopo, nella stanza cadde un silenzio di tomba.

Balosky era sparito. Lo ZED era immobile, spento.

Antony Sotter rimase solo, nel buio della piramide australiana, con il respiro affannato e il cuore a mille. Ma prima che potesse anche solo fare un passo verso la pedana vuota, il monitor centrale si riaccese con un'unica riga di testo, scritta nei caratteri della lingua madre dei Primi. E sotto, la traduzione automatica del computer di Balosky: Vettore C-B-A confermato. Tracciamento Punto D attivo. Rilevata seconda matrice biologica compatibile nella camera di lancio. Antony Sotter: la rotta attende il testimone. Antony Sotter è solo nella Camera del Re. Balosky si è appena smaterializzato, trasformato in una nube di atomi preservata dal guscio della piramide e sparata dallo ZED verso il cosmo.

Antony guarda i monitor che stanno ancora tracciando il vettore di Balosky. Sullo schermo, la mappa stellare mostra la rotta inversa: C rightarrow B rightarrow A rightarrow D.

Mentre osserva il punto B (Orione) illuminarsi, Antony ha un'epifania che gli fa tremare le gambe. Ricorda le critiche dei suoi colleghi accademici, le discussioni sui disegni sumeri dei razzi e sui rilievi egizi di Abydos.

“Che stupido a dubitare,” pensa Antony, stringendo i pugni. “I disegni antichi erano letterali. I Primi sono arrivati qui dal Leone passando per Orione con navi fisiche, perché la Terra era un pianeta vergine, privo di stazioni di ricezione. Hanno navigato il vuoto, sono sbarcati, e poi... poi hanno costruito Giza per non doverlo fare mai più. Hanno costruito il portale per trasformare la Terra da una colonia isolata a un hub della rete interstellare.”

In quel momento, lo ZED sopra la sua testa emette un secondo impulso, più breve, ma focalizzato. I monitor cambiano schermata. Non stanno più solo traducendo il messaggio dei Primi. Sullo schermo appare una visualizzazione geometrica tridimensionale: è la struttura di una nave madre a forma di sigaro, la stessa descrittiva dei testi sumeri, ma digitalizzata dal computer di Balosky.

Accanto al diagramma dell'astronave, il testo sul monitor lampeggia: “Infrastruttura Punto C (Terra) riattivata dopo 12.500 anni di isolamento. Matrice biologica Balosky in transito verso il Punto B (Orione). Seconda matrice biologica (Antony Sotter) rilevata. Richiesta autorizzazione per sincronizzazione marchio magnetico. Vuoi aprire il canale?”

 

 

Antony fece un passo in avanti, le suole delle scarpe che scricchiolavano sui micro-frammenti di quarzo che ricoprivano il pavimento della camera di lancio. Il monitor continuava a emettere quel bagliore verde acido, proiettando lo schema tridimensionale dell'immensa nave madre sumera accanto alla domanda che pendeva come una condanna o una liberazione: Richiesta autorizzazione per sincronizzazione marchio magnetico. Vuoi aprire il canale? Sotter guardò la tastiera d'acciaio integrata nella console di Balosky. Per vent'anni aveva difeso quelle teorie nei salotti televisivi, nei libri che i professori universitari usavano per deriderlo, nelle conferenze fumose dove lo trattavano da ciarlatano. Aveva dedicato l'intera esistenza a dimostrare che eravamo figli delle stelle, che la Sfinge era un monumento celebrativo per la prima flotta arrivata dal Leone e che le piramidi erano motori.

E ora, la sua teoria gli stava chiedendo il conto.

Non c'erano più dubbi. Se non avesse premuto quel tasto, sarebbe rimasto l'uomo più ricco di risposte della Terra, ma confinato in un pianeta prigione, a guardare il cielo sapendo che il suo unico amico stava viaggiando sotto forma di atomi coscienti verso Alpha Draconis.

Allungò la mano. Le dita sfiorarono la superficie metallica del tasto d'invio.

«Hai costruito la trappola perfetta, Balosky», sussurrò Antony nel vuoto della Camera del Re. «Sapevi che non avrei mai potuto dire di no.»


Continua...

Il segreto della grande piramide vent'anni dopo testo di Nene
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