1° Parte:
Ester si risvegliò di buon mattino; si sentiva strana, stranissima, ma non ci fece caso. Il giorno successivo sarebbe stato l'anniversario della morte della sua bambina: doveva andare nella chiesetta ad accendere nove candele. Faceva così da anni, da decenni, non ricordava nemmeno da quanto; da quando era entrata nell'ospizio aveva perso la cognizione del tempo, tranne che per i rituali in ricordo della sua bambina Aveva un rituale per il Martedì, giorno in cui era morta, per il giorno del mese. Per l'anniversario cominciava il primo e finiva l'ultimo del mese, poi c'era il rituale delle candele, che iniziava con una, dieci giorni prima, per aumentare di una al giorno e poi tornare ad una, oltre a diversi altri riti che in sostanza occupavano ogni suo giorno.
Con i piedi cercò a vuoto le ciabatte, poi si ricordò che le metteva dall'altra parte, si mosse per girarsi a destra, lanciò un urlo urtando un corpo, e poi un altro altissimo quando vide suo marito che evidentemente, spaventatosi, era balzato in piedi a fianco del letto ed aveva acceso la luce. Era giovane, come quando... Come una pazza corse verso lo specchio dell'armadio: come per un effetto magico o diabolico, anche lei era giovane e bella: Stordita per lo sbalordimento, rimase paralizzata. La voce del marito la riscosse un istante, pensò di aver sognato:
"La bambina! La bambina!" Gridò lei con tono ancora spaventato.
Forse a causa del richiamo, o più probabilmente perché spaventata dalle precedenti urla, la piccola entrò di corsa nella stanza e le corse in braccio. Istintivamente la prese tra le braccia e con lei stretta si rimise a letto.
Suo marito, senza più curarsi di ciò che l'aveva spaventata, borbottò che sarebbe sceso a far colazione e poi sarebbe partito subito perché doveva prendere l'aereo.
"Se esco prima che scendiate, vi saluto adesso." Per un attimo lei ripensò alla situazione con suo marito. Erano alcuni anni che il loro matrimonio era in crisi; fra un anno si sarebbero separati, anche in seguito al rapporto creatosi dopo l'incidente in cui era morta la bambina. Questo pensiero la riportò alla stranissima situazione in cui si trovava. Precognizione. La parola le venne in mente quasi da sola, e per un po' di tempo le rimase nella mente quasi fosse una spiegazione plausibile. Ma col sopraggiungere di una maggior calma, si rese conto che era impossibile: non aveva visione di due o tre episodi del futuro, ma di tutta una vita. Aveva vissuto decenni, si ricordava ciò che, vecchia, aveva fatto il giorno prima, la settimana prima, ricordava tutte le persone che assieme a lei erano invecchiate, la data di morte delle numerose che non c'erano più. Brividi di terrore le percorsero il corpo: -Cosa stava accadendo? Chi aveva suscitato questa diabolica allucinazione?- Poi un altro pensiero le subentrò a spiegazione: -Stava morendo e il suo inconscio le stava facendo il dono di farla morire abbracciata alla sua bambina. Fu pervasa da una sensazione di benessere, godeva ogni istante che passava con la piccola fra le braccia in attesa che tutto finisse. Cominciò ad immaginarsi che fra poco l'avrebbe incontrata in un altro mondo. Aveva sempre trascurato la bambina : altri interessi, il lavoro, la carriera. Quando poi era morta ne aveva portato lo struggente rimorso tutta la vita. Pregò con ardore Dio che l'aveva perdonata facendole questo meraviglioso dono. Passò un tempo che parve infinito, ma ad un certo punto, a turbare la sua convinzione, la bambina cominciò a lamentarsi che doveva alzarsi per andare a scuola. Alla fine dovette accontentarla, ma nel frattempo la sua mente turbinava: se nel dormiveglia, abbracciata alla bambina, poteva pensare di essere in realtà morente nel suo letto di vecchia, come poteva continuare a pensarlo mentre camminava per la stanza, pettinando la sua bambina? Brividi di freddo e terrore la percorrevano. Doveva parlare con suo marito di quanto stava accadendo. Lo chiamò solo in tempo per sentire:
"Ciao cara: devo proprio andare" e la porta chiudersi alle sue spalle.
2° Parte.
Ascoltò con angoscia i passi che si allontanavano. l'istinto le diceva di inseguire il marito, spiegargli cosa le stava succedendo, ma si rendeva conto che sarebbe servito solo a farsi credere pazza.
Come un’ ancora di disperata salvezza, improvviso le venne in mente un nome: Valerio: Non solo come psichiatra era l'unico suo conoscente che poteva avere le capacità medico-scientifiche di esaminare il suo caso, ma anche, anzi soprattutto, era legato a lei da qualcosa che forse era più che amicizia. Era un amico di suo marito, lei lo aveva conosciuto pochi mesi prima del matrimonio, ma da subito aveva avuto l'impressione che se non fosse stata la fidanzata del suo amico, si sarebbe fatto avanti, e anche lei... Allontanò questi pensieri, non era il momento.
Bastò alzare la cornetta e dire che si trovava in una situazione disperata per sentirsi rispondere che l'aspettava al più presto nel suo studio. Con struggimento portò la bambina a scuola; non avrebbe voluto staccarsi da lei un istante, ma non poteva certo farle sentire ciò che avrebbe detto allo specialista.
"Dottor Valerio Contini", lesse distrattamente mentre convulsamente pigiava il dito sul campanello.
Aveva esposto tutta la vicenda, lui l'aveva ascoltata con la massima attenzione, le aveva fatto domande con competenza, ma aveva solo potuto assicurarle che non era pazza. La scienza medica non aveva mai registrato casi del genere, pur con tutta la più buona volontà, Valerio era impotente. Ester tornò a casa con la stessa angoscia con cui era uscita: era chiaro che anche per lui tutti gli anni futuri che aveva trascorso erano solo frutto della sua mente.
Con un gesto automatico accese il televisore. Appena sullo schermo apparvero le prime immagini, fu colta da un inaspettato tremito, come se dovesse succedere qualcosa. Poi d'improvviso corse al telefono:
“Valerio! Valerio: accendi subito la televisione sul canale X. Ma svelto! Svelto!" Per alcuni istanti nella cornetta ci fu silenzio, poi dall'altra parte del filo:
"Ho acceso; ma non capisco cosa..."
"Fra pochi momenti il conduttore si metterà a scherzare con una ballerina, ma d'improvviso si farà serio, resterà alcuni istanti immobile come in ascolto, e subito dopo apparirà la sigla di un telegiornale speciale: Un attentato al presidente degli Stati Uniti; l'attentatore, un certo Jang, anzi Jung.”
Passarono pochi secondi, il conduttore si mise a scherzare...
Non erano trascorsi dieci minuti che Valerio pallidissimo era davanti alla sua porta.
Discussero per ore, ma senza riuscire ad allontanare il terribile pericolo che incombeva sulla bambina. Ester ricordava tutta la sua vita futura, tranne il giorno successivo. Rammentava solo che la bambina era morta tragicamente e che lei avrebbe portato per tutta la vita il rimorso di non averla salvata, ma null'altro. L'angosciante domanda era: Sarebbe stato possibile cambiare il destino?
3°parte
Aveva discusso con Valerio fino al ritorno della bambina da scuola.
Nonostante non fosse riuscita a ridestare il ricordo di come fosse morta la bambina finché Valerio era rimasto, si era convinta che non fosse poi così difficile battere il destino: sarebbero rimaste in casa tutto il giorno e lui sarebbe restato con loro per proteggerle. Dato che l'unica cosa certa era che lei avrebbe avuto per tutta la vita il rimorso di non aver salvato sua figlia, avevano dedotto che la morte poteva solo essere stata causata da un incidente, per evitare il quale bastava restare in casa.
Ma appena erano rimaste sole, terribili dubbi avevano cominciato a sorgere. Si era illusa di trovare un po' di pace andando prestissimo a letto, ma se la bambina, forse a causa del tepido abbraccio materno di cui così raramente aveva goduto, si era addormentata quasi subito, un penoso struggimento la pervase, e lenta, un’ angosciante certezza penetrò in ogni sua fibra: nulla poteva mutare il corso del destino. Il tenero e caldo corpicino che abbracciava sarebbe presto divenuto rigido e freddo. Persino il fievole ticchettio dell'orologio da muro le parve fosse divenuto un assordante rullo di tamburo, anzi ad un certo punto sembrò che avesse iniziato a ritmare un terribile motivo: "do.ma.ni. mo.ri.rà.- Do.ma.ni. mo.ri.rà" Avrebbe voluto gridare, ma non poteva per non spaventare la bambina, non aveva neppure il coraggio di alzarsi per andare al telefono, temeva che la piccola si svegliasse e si accorgesse della sua angoscia: perlomeno voleva farle trascorrere serenamente le ultime ore. Trascorsero eterni i minuti, pian piano si trasformarono in angoscianti ore. L'orologio pareva si fosse ammutolito, sentiva solo sul petto il battito di un cuoricino che era sicura, avrebbe smesso di battere. Ma quando le giunse la lontana eco di una campana che suonava la mezzanotte, non riuscì a trattenersi dal sciogliersi dall'abbraccio e quasi balzare giù dal letto. Avvicinatasi al telefono, era sobbalzata al suo squillo ma, alzata la cornetta, scoprì che Valerio l'aveva preceduta di un istante. La sua voce, nonostante non riuscisse a nascondere un fondo di preoccupazione, era calda e sicura:
"Abbiamo commesso una grandissima ingenuità: è vero che in condizioni normali non sarebbe lecito che una donna sposata passasse la notte in casa di un uomo, ed altrettanto vero che rimanendo in casa con accorta prudenza non dovrebbero poter accadere degli incidenti. Ma la nostra situazione è lontana anni luce dalla normalità. Noi non abbiamo la minima idea di cosa sia successo domani, ma non possiamo escludere che tu sia rimasta a casa con la bambina; potrebbe essere scoppiato un incendio, oppure un folle... bisogna creare una situazione del tutto nuova..."
"Corro subito a casa tua!" Quasi urlò Ester.
"No- rispose con voce decisa Valerio - Potrebbe darsi che tu abbia avuto un incidente stradale. Verrò io: praticamente impossibile che io sia venuto a prendervi in automobile poco dopo mezzanotte."
La bambina si era svegliata, pochi minuti bastarono per vestirla e vestirsi, Valerio doveva essere già pronto mentre telefonava, infatti pochi istanti dopo suonò il citofono:
"Non aprire la porta finché avrò bussato." Fece come le aveva detto. Con un impercettibile gesto, Valerio le fece notare che aveva una rivoltella nella cintura: aveva pensato proprio a tutto. Arrivati nell'ingresso del condominio, Valerio disse ancora:
"Restate qui ferme finché avrò aperto la portiera." Con pochi rapidi passi raggiunse l'automobile e si volse sorridente.
Improvvisamente la luce dei lampioni si spense per lasciare il posto alla luce del sole; in un istante la notte aveva lasciato il posto al mattino, e Valerio e la sua automobile, anziché essere a pochi passi da loro, erano sull'altro lato della via. Ed altrettanto improvvisamente a Ester tornò la memoria di quel tragico mattino: il giorno prima si era vista con Valerio e la scintilla dell'amore che a lungo avevano represso li aveva travolti, così si erano dati appuntamento per la mattina successiva per discutere su come comunicare la cosa a suo marito, come spiegare alla bambina. Si erano accordati di vedersi quando lei fosse tornata dopo aver accompagnato la bambina a scuola, ma questa aveva fatto un po' di capricci facendole perdere tempo, mentre Valerio, ansioso di incontrarla, era arrivato con alcuni minuti di anticipo.
Appena lo aveva visto la bambina gli era corsa incontro proprio mentre sopraggiungeva un’ automobile a forte velocità. Lei avrebbe avuto un istante di tempo per salvarla, ma il terrore di essere travolta l'aveva impietrita e la sua bambina era morta.
"Lo zio Valerio!" gridò la bambina; erano le stesse ultime parole di allora. Strinse con forza la mano, ma con terrore si accorse di stringere il nulla, non aveva la bambina per mano, anzi la piccola stava già correndo verso Valerio.
"Elena!!!" Urlò con tutta la voce, ottenendo come unico risultato che si fermasse proprio sulla traiettoria di un’ automobile che stava arrivando a folle velocità. Si lanciò avanti, riuscendo a spingerla via un istante prima di essere travolta.
Valerio aveva preso la bambina, e l'aveva subito raggiunta:
"E' salva! E' salva! L'hai salvata!"
Ester rispose con un flebile sorriso, poi chiuse gli occhi.
Mentre numerose persone sopraggiungevano, Valerio si allontanò con la bambina in braccio. Questa improvvisamente disse:
"Ma allora la mamma mi voleva molto bene se si è buttata sotto una macchina per salvarmi."
Anche se la bambina non avrebbe potuto comprenderlo, a voce bassa Valerio replicò:
"Si, ti voleva molto bene, è tornata apposta dal futuro per salvarti".
Epilogo:
Pressoché nello stesso momento, quarant'anni dopo, in un ospizio era scattato un allarme: una degente era scomparsa. Nonostante che la porta durante la notte fosse sempre chiusa e che l'edificio fosse circondato da un’ inferriata, ed anche il cancello di notte restasse sempre chiuso, le ricerche furono vane.
Ma ciò che sconcertò di più tutti, fu che quando si decise di sporgere denuncia di sparizione, sui registri non si trovò alcuna nota che fra le ricoverate ci fosse una persona corrispondente al suo nominativo. Per quanto assurda fosse l'ipotesi, si arrivò persino a sospettare il dolo, da parte di qualche inserviente che volesse nascondere una tragica negligenza. Ma era impossibile che qualcuno potesse aver cancellato un nominativo scritto sui registri in mezzo agli altri. Fatta una ricerca si scoprì che a quel nominativo corrispondeva solo una donna morta quarant'anni prima per salvare la figlia, e questa, rintracciata confermò il fatto. Sulla vicenda scese un imbarazzato silenzio.
Ma un mese dopo, la direttrice sobbalzò dalla sedia quando un anziano signore che si era presentato come Valerio Contini chiese gli effetti personali di Ester Cassago. Stralunata la donna acconsentì, chiedendogli però delle spiegazioni. L'anziano si limitò a risponderle che avrebbe spiegato tutto, una volta avuti gli effetti.
Nel frattempo la voce si era sparsa, una ventina fra inservienti ed infermieri si erano radunati davanti alla porta della direttrice. Appena ebbe avuto ciò che aspettava, Valerio salutò e uscì dall'ufficio. La direttrice quasi lo rincorse:
"Mi deve delle spiegazioni!" Con voce calma, l'uomo rispose: “Gli effetti li porterò alla figlia, a lei spiegherò io la vicenda, se volete saperla anche voi - soggiunse rivolgendosi agli astanti dinnanzi alla porta: - leggetela su Alidicarta.”
ESTER 1, 2, 3, ed epilogo. testo di Nulla