Un rapimento anomalo

scritto da anima aperta
Scritto 22 ore fa • Pubblicato 8 ore fa • Revisionato 8 ore fa
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Testo: Un rapimento anomalo
di anima aperta

Dopo aver risolto il caso del furto dei diamanti, il commissario Logiudice pensava di poter star un po' tranquillo e di non avere tra i piedi la presenza di una suora che si chiamava Suor Paola. Il commissario sapeva che costei era una donna, anzi meglio dire una suora, volenterosa e sempre pronta a dare una mano, ma cavolo essere lei a risolvere i casi più spinosi iniziava a dare un po' fastidio. Mentre era seduto alla sua scrivania, con in mano il bicchierino di caffè pessimo della mal funzionante macchinetta del caffè, il commissario ritornò a quando si erano conosciuti. Era una mattina uggiosa quando il commissario si vide entrare una furia vestita completamente di nero dicendo che la sua pazienza aveva un limite. Il commissario rimase un po' allibito da questa entrata quasi teatrale, si riprese quasi subito e urlò a un suo sottoposto di andare subito da lui. Si scoprì che quella furia non era altro che Suor Paola, e che quello che teneva in mano non era altro che il solito verbale di multa. Infatti questa suora aveva un brutto vizio e che  alla fine la conduceva sempre dalla madre Superiora; una multa e quasi tutte per divieto di sosta. Oramai quasi tutta la polizia , compresa quella locale, sapeva la targa dell'auto di Paola e si cercava di non farle sempre la multa, ma a volte uscivano gli ausiliari e quiindi... verbale sotto i tergicristalli. Questa suora era una donna un po' particolare: Fin da ragazza era innamorata della letteratura gialla alla Simenon o alla Christie e si dilettava a provare  a risolvere i gialli prima delle ultime pagine. Crescendo aveva frequentato gli studi gli studi per prendere la laurea magistrale  a uso giuridico e quasi suasi subito dopo la laurea le era venuta la vocazione e aveva preso i voti. All'inizio la sua vita era molto tranquilla, quasi  chiesa e convento, ma poi conobbe  il nostro commissario e iniziarono a conoscersi e ad aiutarsi a vicenda. La madre superiora di Suor Paola, all'inizio cercò di limitare queste cose che per lei erano stravaganze non adatte ad una suora, ma poi si rese conto che anche in questa maniera si combatteva il male e forse vinceva la giustizia
sia umana che divina. Ritorniamo al nostro commissario e al suo imbevile caffè. E' intento a leggere i vari rapporti dei suoi sottoposti, la stanza è fresca grazie alla finestra lasciata aperta e in teoria tutto volgeva al meglio, ma purtroppo questa pace non sarebbe durata a lungo. Bussarono alla porta e senza aspettare la risposta ecco che fa la sua apparizione Suor Paola. Il commissario la guarda e le chiede: Mi scusi sorella, ma perchè continua a bussare quando poi entra senza aspettare una mia risposta?  Suor Paola, lo guardò e gli rispose che chi ha tempoi non deve perdere tempo e con questa lapidaria risposta chiese al commissario, se si poteva sedere aggiungendo che lei era una persona educata. Il commissario buttò gli occhi al cielo e non le rispose, anzi le chiese se desiderava avere un caffè, ma del bar perchè non la voleva avere sulla coscienza. Erano intenti a parlarer del più e del meno quando sentirono bussare di nuovo alla porta e il commissario risposte avanti e contemporaneamente guardò Suor Paola come per dirle che così si doveva fare quando si voleva entrare in casa altrui. Entrò un agente di polizia dicendo che in sala di attesa vi era una donna disperata che voleva parlare urgentemente con il  commissario Logiudice per una cosa molto importante. Il nostro commissario disse che la poteva far entrare immediatamente e di prepararsi a stilare il verbale. Stava per salutare la Suora quando entrò una donna con il viso travolto da emozioni e da paure. Appena entrata si accorse della Suora e senza proferire una parola, l'abbracciò e si mise a singhiozzare. Suor Paola, che l'aveva riconosciuta quasi subito, la lasciò sfogare e poi la fece sedere. IL commissario seppe che non poteva far abbandonare la stanza alla sua quasi amica e a malincuore la fece sedere e ascoltare ciò che questa signora era venuta a dire. Questa signora si presentò come un'importante dirigente e madre di una coppia di gemelli sui 11 anni. Non potendo avere figli a causa di malformazione uterina, la Signora Francesca Dellatorre aveva deciso di adottare un bambino o bambina per potersi sentire madre e donare tutto l'amore che si sentiva dentro. Aveva visitato vari orfanotrofi e alla fine si era "innamorata" a prima vista di una bambina dolcissima e taciturna. Era rimasta colpita dai suoi occhi velati da una patina di tristezza e vedendola seppe che era lei quella che voleva adottare. Non cambiò idea nemmeno quando le dissero che c'era un fratellino gemello e che stavano sempre insieme. Non ci pensò un secondo in più e alla fine li adottò entambi. Aveva fatto tutto il possibile per non stare distaccata, per motivi di lavoro,più di una giornata e se poteva se li portava con se per farli sentire importanti. Li amava alla follia, erano la loro giuoia di vita e adesso da ca 24 h ore erano spariti insieme alla loro tata Martha. Martha ea stata assunta apposta per stare con loro e per aiutarli e da due anni tutto perfezionava alla grande. Stavano sempre insieme, erano molto legati  e era una gioia vederli sorridere quando Martha li faceva ridere. Aveva provato a telefonare, ma il telefono risultava spento o irrangiungibile. Quando era arrivata a casa, Francesca, aveva trovato la casa in ordine come sempre, e all'inizio penso' che se ne fossero andati al parco a mangiarsi un gelato e non si erano accorti del tempo che era passato. Verso sera, non vedendoli tornare, fece a Martha una telefonata, ma il telefono era spento. Non avva aspettato oltre e in fretta e furia si era firetta in commissario a fare la denuncia di scomparpa senza guardare  al numero minimo di ore necessarie per fare la scomparsa. Il suo imperativo era uno solo: Trovate i miei figli vi prego!!!!


(continua) 

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