Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
"E adesso che farai? Mi brucerai?"
Mi misi a ridere: "Caspita, no." Presi un asciugamano bagnato e lo strizzai. "E poi, io non mangio molta carne." Gli pulii il sangue dalla fronte.
"Sei stata tu ad allagare il nostro villaggio!" Il ragazzo esitò, guardandosi intorno con apprensione. Dopo qualche momento di angoscia, raccolse tutto il suo coraggio e aggiunse: "Più di una volta!"
Di sicuro, quel goffo ragazzo non era abituato ad usare il cervello. "È solo colpa dei tuoi antenati, che hanno costruito in una pianura alluvionale."
"Una pianura alluvionale? E cos'è?"
"Forse un giorno te lo spiegherò, ma prima dimmi come è successo."
"Il mio cavallo si è imbizzarrito, mi ha sbalzato via e sono stato colpito da una zampa."
Presi la mia bottiglietta di unguento magico per tagli e lividi e gliene spalmai una piccola quantità sulla fronte. In pochi secondi, la ferita guarì.
"Cos'era quello?" Si toccò la fronte con cautela. "Dov'è finito il mio taglio?"
"La tua fronte è come nuova", dissi riponendo la bottiglia. Mi sarei aspettata un ringraziamento o almeno un cenno di apprezzamento, ma niente. Invece si ritrasse da me, rannicchiandosi sulla sedia.
"Hai usato la magia!" Il ragazzo non stava indicando il metodo di guarigione: era un'accusa. "Eppure hai negato di aver inondato il nostro villaggio."
"Cosa c'entra questo con la tua fronte?"
Barcollò, cercando di pensare: "Quelli che usano la magia sono cattivi. Almeno questo è ciò che dice mio padre."
"Quindi la guarigione è un male?" Cercai un qualsiasi segno di ragionamento intelligente, ma rimasi delusa.
"Ehm, no. Credo di no. Non lo so. Forse."
Il pregiudizio contro la magia è qualcosa che non ho mai capito. Cerco di curare un ragazzo, e tu guarda… adesso una folla arriverà per bruciarmi sul rogo, o se sono fortunata mi cacceranno dal loro villaggio. Non so quante case ho già dovuto abbandonare.
"Fammi un favore: non raccontarlo a nessuno. Siamo d'accordo?" Avevo il 50% di possibilità che restasse in silenzio.
Purtroppo, la fortuna non è mai stata dalla mia parte. Arrivarono di notte con i soliti forconi, bastoni e torce: una scena che ho visto fin troppe volte. Ho scoperto che in queste situazioni affrontare di petto la folla funziona meglio. Così, sono uscita per incontrarli.
"Ciao a tutti. Dov'è la festa?" dissi.
Il capobanda alzò la mazza verso di me. Un bruto muscoloso che somigliava in modo sospetto al ragazzo che avevo guarito prima.
"Sei stata accusata di usare la magia! Cos’hai da dire in tua difesa?"
"Scusa, ma ci conosciamo a malapena. Parlare di magia con degli sconosciuti mi sembra un fatto alquanto personale, non pensi?"
E il problema era esattamente questo: lui non pensa. Nessuno di loro pensa.
"Stai prendendo la cosa troppo alla leggera, donna. Abbiamo un testimone. Vieni qui, figliolo."
Come immaginavo, il ragazzo che avevo guarito si avvicinò al padre. Se non altro sembrava pentito.
"È questa la donna?"
"Non ne sono sicuro", si rifiutò di guardarmi negli occhi. "È troppo buio."
Il grosso bruto ordinò di portare delle torce.
"E adesso?" chiese il padre.
Il ragazzo non voleva, ma capii che non avrebbe deluso suo padre.
"Sì, è lei."
La folla impazzì, urlando e imprecando a squarciagola contro di me. Molti gridarono "Bruciatela!", ma nessuna delle loro minacce mi turbò. In preparazione a ciò che sarebbe potuto accadere quella notte, avevo lanciato su di me un incantesimo ignifugo: se avessero tentato di bruciarmi sul rogo, sarebbe stato come fare un bagno caldo. Sfortunatamente, non avevo però alcun incantesimo per impedire loro di scacciarmi. Avevo le mie buone ragioni, ma temevo che nessuno in quella folla potesse capirle.
"Vi state agitando per niente", dissi. "Guarire non è un crimine." Non volevo lasciare la mia abitazione: gli ultimi cinque anni mi erano sembrati quasi normali. Fui presa dalla disperazione ed esclamai: "Nessuno di voi si è chiesto perchè gli orchi non abbiano più fatto irruzione nel villaggio da quando mi sono trasferita qui? Di certo non è stato per la loro gentilezza d'animo."
La folla si placò, i loro cervelli monocellulari presero a lavorare a pieno ritmo. Persino il bruto paterno si fermò.
"La nostra milizia li ha spaventati!" urlò un uomo dalla folla.
Prima di riuscire a trattenermi, mi sfuggì una risata. Ho visto la loro gloriosa milizia addestrarsi il sabato con i bastoni, facendo finta che fossero spade. Una farsa. La loro milizia potrebbe sconfiggere un orco solo se morisse dal ridere nel vederli "addestrarsi".
"La milizia esiste da generazioni. Io sono qui solo da cinque anni." Nessun segno di comprensione. "Gli orchi non attaccano più da cinque anni, capite?" Sentivo solo i grilli.
"Sta cercando di confonderci con i numeri!" urlò uno.
"Tappatevi le orecchie! Sta cercando di lanciarci un incantesimo!" urlò un altro.
La folla cominciò a rumoreggiare, invocando di passare all'azione. Se avessi fatto un sondaggio, bruciarmi avrebbe vinto sull'espulsione. Forse avrei potuto fingere di essere morta bruciata per soddisfare la folla; avrei potuto urlare e sussultare come se stessi soffrendo. Mi chiedo se sarei riuscita a sembrare morta in modo convincente. Il fatto che il mio corpo non si sarebbe annerito probabilmente non sarebbe nemmeno stato notato da quella massa di ignoranti.
Il bruto intervenne. "Silenzio tutti!" Una volta ottenuta la loro attenzione, continuò: "Non siamo assassini." Mi guardò: "Lascerai il nostro villaggio e non tornerai mai più."
"E gli orchi?" chiesi.
"Perchè continui a parlare di orchi? Vattene!"
"Se io me ne vado, la mia protezione verrà con me." Non potevo affermare di sentirmi solidale con i miei compaesani; dopotutto, erano stati sul punto di bruciarmi sul rogo, il che aveva rovinato il nostro rapporto. Ma non volevo nemmeno che venisse fatto loro del male.
"Accidenti, donna. La nostra milizia ci proteggerà. Te lo dico per l'ultima volta: vattene!"
Ed eccola lì, l'ennesima casa abbandonata. Feci i bagagli e mi lasciai alle spalle la folla. Sentii fischi e risate e insulti mentre mi addentravo nella natura selvaggia; tuttavia, dopo pochi chilometri quei fischi si trasformarono in grida di panico e terrore. La campana della chiesa risuonò mentre urla disumane e grugniti riempivano la notte. Sarei tornata indietro per aiutarli, ma mi avrebbero odiata ancora di più.
In fin dei conti, lo sanno tutti che le streghe sono cattive.