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La luna, piena e fredda, gettava lunghe ombre distorte sui ciottoli umidi di Via delle Rose. L'aria sapeva di pioggia imminente e di qualcosa di più acre, metallico, che si attaccava alla gola. Il corpo giaceva immobile all'angolo tra il vicolo cieco e il vecchio teatro abbandonato. Era il signor Alvise, noto usuraio del quartiere, e la sua morte non era un incidente. Una singola, precisa pugnalata al cuore aveva interrotto la sua vita, lasciando sul petto un alone scuro che contrastava nettamente con il pallore del viso. L'ispettore Rinaldi arrivò sulla scena con il suo solito passo misurato, ignorando il coro isterico dei primi soccorritori. Rinaldi non credeva ai crimini passionali o alle rapine finite male; lui credeva nei moventi logici e nelle pianificazioni meticolose. Osservò la vittima: vestito bene, ma con le scarpe infangate. Nessun segno di lotta, nessun portafoglio mancante. Era un messaggio, non un furto. Mentre i tecnici raccoglievano prove, Rinaldi si concentrò sull'ambiente circostante. Il teatro, chiuso da vent'anni, era un monumento al fallimento e ai segreti. Le sue finestre rotte sembravano occhi vuoti che osservavano la scena. Rinaldi notò un dettaglio insignificante: una singola rosa bianca, schiacciata sotto il tacco di una scarpa, non appartenente alla vittima. La rosa era fresca, non ancora appassita. Il cerchio dei sospettati era ristretto: la nipote erede, Anna, che aveva ereditato debiti invece di ricchezze; il socio in affari, Marco, che Alvise stava strangolando finanziariamente; e la misteriosa donna che frequentava il teatro di notte, vista da alcuni testimoni, la cui identità era sconosciuta. Rinaldi si avvicinò alla rosa schiacciata. Se il movente non era il denaro, doveva essere la vendetta o la protezione. La rosa bianca, simbolo di purezza o di un addio, sembrava puntare verso qualcuno che voleva ripulire il nome di Alvise, o forse il proprio. L'ispettore sapeva che, sotto quella luna indifferente, la verità era nascosta non nel sangue versato, ma nel motivo per cui l'assassino aveva lasciato un fiore così eloquente. La caccia era aperta, e Rinaldi sentiva che il colpevole era ancora vicino, nascosto nell'ombra proiettata dal teatro.