7 Agosto 1806: un carro scortato da due drappelli di soldati nella vivida luce del primo albeggiare si muove da Gravedona diretto verso l'Adda. Su di esso è disteso il corpo di un bell'uomo sulla trentina, a torso nudo, una vistosa ferita al petto. Sul carro un cartello: Vincenzo Pacchiana. Brigante.
Molti accorrono ad osservare il passaggio con indifferente curiosità.
Ma superato l'Adda l'atmosfera cambia: Un mesto suono di campane a morto accoglie il corteo, alcune vicine, altre lontanissime, ed altre che gli uomini della scorta non possono sentire, stanno rintoccando in quasi tutto il dipartimento del Serio ed in buona parte del dipartimento del Mella. Silenziose sono invece le due ali di folla, gli uomini hanno gli occhi lucidi, stringono i pugni, le donne piangono, invisibili mani lanciano fiori dalle finestre, per un po' i soldati li buttano dal carro, poi lasciano perdere, così come lasciano perdere quando ragazzotti e bambini poggiano il piede sullo stipite di una porta, pur sapendo cosa vogliono significare: Due sbirri in un osteria si vantavano, dicendo che non comprendevano perché nessuno riuscisse a catturare Vincenzo Pacchiana, e che se fosse capitato a tiro a loro, non se lo sarebbero certo lasciato scappare. Ad un certo punto, un avventore che stava seminascosto nella penombra si era alzato, appoggiatosi allo stipite della porta, aveva poggiato il piede sull'altro stipite, e lanciata una torva occhiata ai due gli aveva fatto cenno di passare sotto, e quelli, compreso chi era, terrorizzati avevano obbedito.
Arrivato al bivio per la Val Brembana il corteo vi si avvia per fermarsi poco dopo: sui crinali delle montagne si intravedono uomini armati, contadini coi forconi, e si diceva, briganti arrivati dalla Val Seriana. I soldati si accampano per la notte. La mattina dopo, ricevuto il rinforzo di due compagnie ripartono risalendo la via Priula decisi ad arrivare fino a Poscante, il paese di Pacchiana. Gli uomini sui crinali sono scomparsi, più fitte le due ali di folla, Qui anche molti uomini non nascondono le lacrime, rintocchi non accennano a finire nonostante i soldati abbiano sfondato le porte delle celle campanarie di diverse chiese. Su un muro si può leggere: Paci Paciana, re de la strada, re de la montagna: gran re de la val Brembana. Su un altro: Paci Paciana, padrù de la val Brembana. Anche se la maggior parte dei soldati non sa leggere, sa cosa c'è scritto. Mentre transitano ponte di Sedrina i soldati non riescono a fare a meno di raccontarsi che su quel ponte, altissimo sul Brembo, Pacchiana attirato in un agguato da una contessa che si era finta innamorata di lui, (Secondo una versione romanzata, in realtà stava fuggendo dopo la rapina al parroco) si era ritrovato bloccato da sbirri su entrambe le parti del ponte, ed il loro capo si era fatto avanti spavaldo dicendo: "Talvolta si prendono anche le vecchie volpi". Al che lui aveva risposto: "Si, qualche volta si prendono anche le vecchie volpi" Aggiungendo subito dopo: "Ma non di questo pelo" Ciò dicendo aveva sparato al comandante dei gendarmi e si era buttato giù dal ponte, incredibilmente salvandosi e riuscendo a fuggire. Giunti a Poscante, dove probabilmente volevano lasciare esposto il corpo, e forse decapitarlo nella piazza del paese, i soldati fanno rapidamente retromarcia, desiderosi di uscire al più presto dalla valle ostile.
Intanto da Gravedona giungono le prime notizie: Non sono stati i gendarmi a catturarlo. In seguito all'arresto di tutti coloro che erano sospettati di dargli alloggio e sostegno, e debilitato dal morso di una vipera, Vincenzo si era portato sul lago di Como, nei pressi di Gravedona, a cercare rifugio presso Carcino Carciofoli (Giacomo Carciocchi), credendolo suo amico. Costui, un brigante che rapinava i viandanti assieme a sua moglie, nel 1798, era divenuto uno dei capi, del "l'Armata Cattolica", una specie di esercito Sanfedista del nord. Nel quale sicuramente aveva militato anche Pacciana, divenendo il braccio destro di Carciofoli fino alla Battaglia di Dongo (30 aprile, 6 maggio 1799).
Carcino invece, invidioso della fama conquistata da Vincenzo, avido della taglia, e desideroso di vedersi amnistiare i suoi crimini, profittò della debilitazione del suo ospite per ucciderlo a tradimento con una fucilata mentre dormiva. (Finì invece in prigione per questo crimine. Graziato dagli austriaci morì in tarda età)
La ridiscesa dalla valle si svolge rapidamente: in un paio di occasioni, approfittando di tratti di strada senza gente, alcuni nobili circondati da uno stuolo di Cappellazzi si sono avvicinati a distribuire mance, tabacco, vino, e complimenti ai soldati, ma la seconda volta, una folla apparsa chissà come, li aveva allontanati a sassate.
Il corpo finalmente arriva a Bergamo, portato nella piazza della ghigliottina nella città alta e decapitato. La testa verrà lasciata esposta alcuni giorni, per poi essere seppellita col corpo in un luogo segreto.
Questa fu la fine di Vincenzo Pacchiana, un generoso bandito che per dieci anni fu raddrizzatore di torti, e che toglieva ai ricchi ed aiutava i poveri. I suoi contemporanei dicevano: "Gha oreres han Paci Paciana han ogne pays" (ci vorrebbe un Vincenzo Pacchiana in ogni paese.) Per circa un secolo e mezzo la sua fama fu perpetuata dai racconti dei vecchi e dal teatro dei gioppini, poi pian piano si disperse. Ma ancora adesso a Sedrina si può trovare qualche vecchio che sa indicare "al put de Paci Paciana"(il ponte di Vincenzo Pacchiana). Ed in alcuni paesi, ci sono ancora tanti Vincenzo.
Re Della Strada, Re Della Montagna. testo di Nulla