Avevo sentito tanti di quei racconti sui fantasmi quella sera che non riuscì a prender sonno, mi giravo e rigiravo nel letto in preda all'insonnia. Appena chiudevo gli occhi strane immagini mi venivano in mente, facce di ogni tipo, sorridenti, piangenti, tristi, mettendomi ansia.
“Basta” pensai alzandomi dal letto, cercai di distrarmi e accesi la tv, ma nessun programma interessante.
I miei dormivano profondamente, beati loro. Non li disturbai per le mie fissazioni, così chiusi la tv e tornai a dormire.
Sentii uno strano brivido lungo la schiena, la mia mano istintivamente prese la coperta, sembrava che qualche spiffero d'aria stesse entrando dalle finestre, ma ricordavo di averle ben chiuse.
Ceracai sul comodino l'interruttore della luce della lampada, andavo a tentoni, le dita si muovevano alla cieca, e ormai il sonno era diventato pesante che rinunciai ad accendere la luce.
“Mariel... Mariel...”
una voce durante la notte mi sembrava chiamasse proprio me, pensai ad una suggestione e aprì gli occhi, vicino l'armadio un ombra si aggirava.
Guardai meglio strofinandomi gli occhi, ma non vidi nulla, mi alzai con la palpitazione, accesi la luce e mi avvicinai all'armadio:
“Avrò sognato” pensai passando davanti lo specchio, ma qualcosa oltre me si muoveva, guardai la mia immagine riflessa, avevo delle occhiaie da far paura, all'improvviso dietro di me comparve un volto di donna, urlai, la paura prese il sopravvento, girai il viso alle mie spalle per assicurarmi di aver visto bene, nulla, riguardai lo specchio rividi l'immagine, una donna vestita di bianco, aveva il viso coperto da un velo leggerissimo e trasparente, dalla paura le gambe mi tremavano, mi aggrappai alla maniglia cercando di aprire la porta della mia camera. Ricordavo di non aver chiuso a chiave:
“Mamma... Mamma” urlai, ma nessuno venne ad aprirmi.
Picchiai i pugni sulla porta chiamando i miei ripetutamente, “Perchè non mi sentono?” dicevo a voce alta.
Quest'essere mi veniva incontro lentamente con le braccia rivolte verso di me, come se mi volesse abbracciare, senza esitazione corsi verso la finestra l'aprii e guardai sotto, mi voltai verso di lei, poi riguardai sotto, dovevo scegliere, o giù o quella cosa che mi veniva incontro:
Scelsi di buttarmi giù.
Uno scatto improvviso, un sussulto e traballai nel letto, mi sembrò davvero di cadere, erano ormai le sette del mattino:
“Cavolo che incubo” sembrava tutto vero.
Raccontai tutto a mia madre che mi rispose:
“Talvolta tutte le paure che noi assorbiamo durante il giorno le riportiamo anche nei sogni! Mariel, è ora di scuola preparati che andiamo”
Avrei voluto indagare sulla esistenza di quello spirito o se davvero fosse stato un incubo, però un altro pensiero si accavallò al primo:
“Le parole dette da mia madre, si ha ragione lei”, d'altra parte un altro giorno stava iniziando e la notte con il suo incubo era ormai passata.
Fine
Incubo testo di dea700