Blake Wood

scritto da Cotton_Candy
Scritto 5 anni fa • Pubblicato 5 anni fa • Revisionato 5 anni fa
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Autore del testo Cotton_Candy

Testo: Blake Wood
di Cotton_Candy

Lui era bianco come il latte. Pallido. Dolce e avvolgente, morbido e setoso. Era magro ma muscoloso, il suo corpo sembrava modellato nel più pregiato dei marmi, candido e brillante. Gli occhi erano di un celeste intenso come il più profondo degli oceani che, accompagnato alla carnagione lattea, all’espressione stoica e frigida ti trasporta nel più gelido dei mari. Ma ad ogni suo sguardo con quella dannata espressione di condanna era come un tuffo nella più glaciale delle acque, avvolta dallo scostante freddo che pian piano ti uccide mi sembrava di fissare un ghiacciaio. Si ergeva di fronte a me e mi guardava dall’alto in basso, algido, insensibile, distaccato, inespressivo, privo di qualsiasi tipo di sentimento positivo forse… imperturbabile, adiaforo e stoico. Continua a guardarmi, io non riesco a guardarlo in viso, sento che se incrociassi i suoi occhi potrei scomparire completamente nella mia inutilità e affondare nell'umiliazione, già, quegli occhi turchesi come due pietre di zaffiri chiari, mi piacerebbe guardarli e perdermici dentro cercandone il fondo per vederne il mio riflesso speculare ma migliore, come se portassero in un universo parallelo e opposto ma allo stesso tempo identico, non ce la faccio, all’idea di tale idilliaca visione non resisto, devo guardarli devo guardare quelle perle che racchiudono l’universo, il mio universo, in cui poter affogare. Sono lì, li sento addosso, mi sta guardando, non vorrei guardarlo anche io, ma devo farlo, io ho bisogno di guardarlo. Alzo gli occhi in un percorso che pare infinito per incrociare il suo sguardo e mi dà il tempo di pensare, “Lui a cosa starà pensando adesso? Cosa pensa quando mi guarda? Cosa penserà quando lo guarderò anche io?” Indossa una T-shirt grigio chiaro coperta da una strana giacca, è pelle misto a jeans tinto di verde, sulla schiena ci sono disegnati dei fiori blu e verdi e al centro nel rettangolo in pelle nera è scritto in bianco “Long Live Bad Art” invece sulle spalle ci sono delle borchie e in parte sul petto è inciso “Hotter Than Hell” non avrei mai pensato di trovare di qualcuno di tanto egocentrico quanto me. Noto che dalla maglietta sborda quello che penso sia un tatuaggio ma non mi ci soffermo. Ed eccoli, quegli splendidi occhi che inizieranno a guardarmi con velato disprezzo. Sono tremendamente splendidi, sarebbero più belli con un’espressione più dolce invece noto solo pietà… Pietà, PIETÀ. Io non ho bisogno della pietà di nessuno. Un sorrisetto sprezzante si dipinge sul suo viso mentre continua a guardarmi, e da sprezzante muta in intrigante e smaliziato. Dopo qualche istante, mentre io stavo ancora assimilando quello che avevo appena visto, il ragazzo di ghiaccio, che mi aveva sorriso in modo così audace, come fossimo amici di vecchia data, tra cui non ci sono più segreti ma scherzi di qualsiasi genere, lui si allontanò ma prima di andarsene si girò nuovamente verso di me e con un candido sorriso che andava da un orecchio all’altro, alzò la mano e mi salutò.
“Io lo odio, lo odio, lo odio, lo odio”
Continuo a provare a ripeterlo
“lo odio, lo odio, lo odio”
Ma è inevitabile
“lo odio, lo odio… io lo adoro”

Nei giorni seguenti ci incontrammo di nuovo e iniziammo anche a conversare, è davvero un ragazzo solare, ma molto riservato e misterioso. Io so che nasconde qualcosa.

Quella pelle, bianca come il latte e liscia come la seta, era perfetta per qualsiasi tatuaggio, che si presentava come china su carta, dettagliati e perfetti come se quello fosse l’unico posto in cui mai sarebbero dovuti stare, ogni linea, ogni punto e ogni curva era fatta per stare nel posto in cui era stata dipinta. Quella pelle era impregnata d’inchiostro. Il suo corpo era adorno di disegni. Aveva diversi anelli d’inchiostro nero come la pece attorno alla sua figura: uno sulla base del collo, il contorno della parte alta era ben definita, mentre la parte bassa della fascia scura sfumava verso il basso; in entrambe le braccia aveva altre due fasce, tra il bicipite e il gomito, la prima ben delineata da capo a base, la seconda invece, come la fascia sul collo, sfumava verso la parte bassa e questa coppia di bande si ripeteva dalla fine delle costole fino all’ombelico. Sotto la clavicola destra era incisa sulla pelle la scritta “entropy” che verso la fine andava come a polverizzarsi e disintegrarsi. Ed infine, vicino allo sterno, a sinistra era figurato un cuore anatomico che spiccava su tutto il resto della tela con quel rosso intenso e passionale. Quella schiena raccontava infinite storie e cominciava a sembrare più un’antica e preziosa pagina di un testo antico, essa era tappezzata da segni indecifrabili ad occhio umano se non a pochi eletti, si trattava di un antico testo scritto in Aklo, non ho la capacità di tradurre tutto ma noto alcune tra le frasi più celebri tra noi (ovviamente in grafemi appartenenti al suddetto alfabeto)
“Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn.”
(Nella sua dimora a R’lyeh il morto Cthulhu attende sognando)
E “Ia mayyitan ma qadirun yatabaqa sarmadi fa itha yaji ash-shutahath al-mautu qad yantahi.”
( Non è morto ciò che in eterno può attendere, e col volgere di strani eoni, anche la morte può morire)
La mia mente stava solo sognando tutti i segreti che potevano nascondere quei testi che erano accompagnati da alcuni schemi, disegni e simboli a me incomprensibili. Questo nascondeva quel misterioso ragazzo: una mente che ha infranto qualsiasi tipo di limite o schema, che invece intrappola quelle di noi normalissimi e infimi esseri umani, ignoranti senza nemmeno sapere di esserlo. Questo era Blake Wood, un ragazzo che era a conoscenza dei responsi ad ogni segreto ed enigma che attanagliava la mente umana, altresì era a conoscenza delle risposte alle domande che nessun’essere vivente si era ancora fatto o mai si farà. Questo era Blake Wood, un diamante di saggezza circondato da umile terra e polvere che erano le nostre infine esistenze, ma lui camminava tra noi, non con superbia, astio o disgusto nei nostri confronti, ma con rispetto, amore, affetto e benevolenza. Questo è Blake Wood, che come un guardiano del tempo, ammira la sabbia che scivola nella clessidra, inesorabile e scorre tra le sue dita.
Blake Wood testo di Cotton_Candy
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