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Brassicae d'inverno
Giunge a me,
da lontano,
forse.
(Da dove?)
Arriva dolce,
col suo battito d'ali,
una cavolaia.
L'onda,
di qui,
sembra docile.
Arriva lunga,
sulla spuma bianchissima.
Una Brassicae d'inverno
non esiste,
ma è arrivata.
Sul mio ombelico
trova riposo,
mentre osservo
sulla facciata laggiù,
una donna intenta
a stendere i panni.
È profumato bucato.
Giunge alle mie narici
con la spuma di iodio.
Una Brassicae d'inverno
non esiste,
ma si è fermata.
Si posa sulla lama,
sul ciglio del dolore.
Giunge una carezza.
Il diaframma
finge normalità;
le sue dita fragili
carezzano il ventre,
e ne succhiano il nettare.
I suoi colori
riprendono a battere,
leggeri,
come schiuma sul bagnasciuga,
come pensieri
che si ripetono.
È vibrazione,
che batte colpi,
e silenzio!
Una Brassicae d'inverno
non esiste,
ma ora è qui.
L'onda torna,
bagna discreta l'alluce
e gioca a nascondino
nella sabbia;
poi richiamata,
scende nell'azzurro
bianco.
Scroscia, il mare.
La Brassicae d'inverno
è volata via.
Ma tornerà.
Libera, e bellissima.
A posarsi come carezza
sul mio respiro.
Perché reale.
M.M. 30/03/2026