L'Ombra Del Pozzo

scritto da Taby-Saby
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Testo: L'Ombra Del Pozzo
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Il villaggio di Pietrarossa dormiva sonnolento sotto il sole implacabile di un'estate afosa. Le case di pietra antica, aggrappate ai fianchi della collina come nidi d'aquila, sembravano trattenere il respiro, mentre l'aria immobile vibrava di un silenzio quasi assordante. L'unico punto di riferimento, l'unico luogo dove la vita sembrava ancora pulsare, era il vecchio pozzo al centro della piazza, un cerchio di pietra consumata dal tempo, profondo e misterioso. Si diceva che le sue acque fossero le più fresche del circondario, ma anche che nascondessero segreti oscuri, sussurrati solo nelle sere di luna piena, quando l'ombra del pozzo si allungava come un dito accusatore verso le case addormentate. Fu proprio lì, ai piedi di quel pozzo, che il corpo di Elia, il giovane e solitario falegname del villaggio, venne ritrovato. Non c'erano segni di lotta, nessuna ferita evidente, solo un'espressione di terrore congelata sul volto pallido, come se avesse visto qualcosa di terribile prima di precipitare nell'oscurità. La notizia si diffuse rapidamente, portando con sé un'ondata di paura e sospetto che avvolse Pietrarossa come la nebbia mattutina. L'ispettore De Santis, un uomo pragmatico e scettico, arrivò da fuori paese, trovando un villaggio arroccato sulle proprie diffidenze, dove ogni volto celava un segreto e ogni sguardo era carico di accuse non dette. I sospetti si concentrarono subito su alcuni abitanti. C'era Marta, la ragazza di Elia, bella e determinata, che aveva avuto un violento litigio con lui il giorno prima, pare per questioni di gelosia e un futuro incerto. Poi vi era il vecchio Donato, il guardiano del pozzo, un uomo burbero e solitario, che aveva sempre considerato Elia un estraneo, un arrivista che minacciava le tradizioni del villaggio. Infine, c'era la figura enigmatica di Sofia, una donna misteriosa arrivata da poco, che viveva ai margini della comunità e che si diceva avesse un legame oscuro con il pozzo stesso. De Santis iniziò i suoi interrogatori, cercando di penetrare il muro di omertà che circondava la tragedia. Marta, con le lacrime agli occhi, confessò il litigio, ma giurò di amare Elia e di non averlo mai voluto del male. Donato, con la sua solita arroganza, minimizzò l'accaduto, parlando di un tragico incidente, di un giovane incauto che aveva perso l'equilibrio. Sofia, invece, rimase in silenzio, i suoi occhi scuri e profondi sembravano celare una conoscenza antica, legata alle leggende del pozzo. L'ispettore, tuttavia, non era convinto. L'assenza di segni di lotta, l'espressione di terrore sul volto di Elia, tutto suggeriva qualcosa di più di una semplice caduta accidentale. Decise di esplorare il pozzo, sfidando le superstizioni degli abitanti. Con l'aiuto di una corda e di una potente torcia, scese nell'oscurità. Le pareti umide erano ricoperte di muschio e alghe, e l'aria era fredda e stagnante. Sul fondo, tra i detriti e l'acqua torbida, trovò qualcosa che gli fece gelare il sangue: una piccola scatola di legno intagliato, la stessa che Elia teneva sempre con sé, contenente vecchie lettere e una piccola pietra levigata. Ma ciò che lo colpì di più fu un'ombra proiettata dalla torcia sulla parete opposta: un'ombra che, per un istante, sembrò assumere la forma di una figura umana, alta e minacciosa, con un braccio proteso verso il basso. Tornato in superficie, De Santis iniziò a collegare i pezzi del puzzle. Le leggende sul pozzo parlavano di un'antica maledizione, di spiriti che si nutrivano della paura degli uomini. Ma De Santis era un uomo di fatti, non di superstizioni. La figura nell'ombra, la scatola ritrovata, il litigio con Marta. E se l'ombra non fosse stata quella di un fantasma, ma quella di qualcuno che si trovava lì, nascosto nell'oscurità? Ricordò che Donato, il guardiano del pozzo, aveva un'antica conoscenza dei meccanismi che regolavano l'apertura e la chiusura del vecchio sistema di carrucole, un sistema che, se manipolato astutamente, poteva creare l'illusione di un'ombra minacciosa. E se Donato, geloso della felicità di Elia e timoroso che la sua unione con Marta potesse portare a un cambiamento nel villaggio, avesse deciso di eliminarlo, facendolo apparire come una vittima del pozzo? De Santis affrontò Donato con le sue deduzioni. L'anziano guardiano, messo alle strette, crollò, confessando di aver attirato Elia vicino al pozzo con una scusa e di aver poi azionato un meccanismo nascosto, facendo scivolare il giovane nell'oscurità. L'ombra che De Santis aveva visto non era quella di un fantasma, ma quella di Donato stesso, nascosto nell'ombra per assicurarsi che il suo piano andasse a buon fine. La verità, come l'acqua del pozzo, era emersa dall'oscurità, portando con sé il peso della colpa e la fine di un'estate immobile.

L'Ombra Del Pozzo testo di Taby-Saby
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