Lettera 23

scritto da Mary Read
Scritto 21 ore fa • Pubblicato 7 ore fa • Revisionato 7 ore fa
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Autore del testo Mary Read

Testo: Lettera 23
di Mary Read

Ho amato questo posto, a modo mio, l'ho cercato e l'ho trovato e quando mi ha accolto è rimasto: casa. Una casa dove ho potuto abbandonare sulle sue sedie, sui tavoli, un po' in giro, disordinati, i miei racconti, puntate, spezzoni e  le mie strampalate poesiole che facevano il verso agli altri coinquilini molto più poeti di me.
Ho amato questo posto dal 23 o forse dal 22, perché mi ha sempre fatto sentire bene anche quando scrivevo male, anche quando mi riversava critiche, come quando una ragazzina torna troppo tardi e viene redarguita, anche quando, feroci, micidiali, mi hanno raggiunto in punti deboli, debolissimi, dove la mia preparazione vacillava, dove sentivo che forse c'era della ragione a farmi notare gli errori, le mancanze, le dimenticanze. 
Allora ho tentato di giocare. È una pratica utile quando sai che hai frecce al tuo arco, ma non le sai scoccare. Non lo faresti in modo corretto, non sei capace. Così ho imbracciato l'ironia e ho imparato a spararla fuori, ma intanto ho annotato tutto, parola per parola, l'ho assorbita e con quelle parole ho fotografato, abbracciato, amato ognuno di voi, che leggete, anche altri, che qui non hanno più casa, si sono trasferiti.
Ho ascoltato rimbrotti, maldicenze, ingiustizie e anche tante sciocchezze. Mi sono riempita gli armadi di tutto questo e la casa era sempre più confortevole, disordinata di racconti, come piace a me, con diversi stili che abbinavo anche ai miei vestiti, che di solito indossavo a tema: un giorno nel passato e un giorno nel futuro, e così i racconti vivevano con me e quanto mi è piaciuto sfoggiarli!  
Questa casa, per molto tempo, ha protetto il mio esistere, in questa fascia di tempo della mia vita tormentata.
Ho imparato a scrivere qui,  a gettare sulle spalle dei miei personaggi i miei malori, le mie speranze, i miei sogni, quello che mi era capitato o mi capitava l'ho stravolto, l'ho impastato con altro, immaginazioni e invenzioni e l'ho lasciato nei miei testi sparsi in questa casa. Poi ho voluto fare qualcosa di diverso, mi sentivo sola, volevo compagnia. No, non in quel senso. Volevo che, invece di leggere commenti un po' gli stessi, le carinerie fra di noi, potessi accogliere qualcuno a scrivere con me.
La solitudine è una bestiaccia, ti stanca, ti annoia e ti fa dimenticare che esistono altre creature, la casa sembrava vuota, vuota di contenuti, noiosa, sempre la stessa traccia, un filo trito e ritrito.
Oggi qui e anche da voi, c'è un caldo che acceca, non trovate? C'è un caldo che mi ha ricordato di mettere una protezione al volante della macchina e c'é sempre Labi Siffre con My Song che mi fa compagnia, mentre esco, esco da casa e  sento come uno schiaccianoci che spinge sulle costole, nello sterno, un dolore sordo, scuro, che nasce da un profondo malessere che parte da lontano, nel tempo laggiù… È tornato… È una maledizione. Me la porto dietro da quando ero bambina. Che volete fare… lasciare andare non è nel mio stile, perché sono stata lasciata andare e non è una bella sensazione. Resta dentro; si ripropone in quello che fai, come reagisci, con quel desiderio che sarà sempre inappagato del 'per sempre', del 'è il mio'. 
Ma chi può capire? Chi può sentire davvero quello che senti sotto le costole, nello sterno?  
Devo rimettere a posto i racconti, partire per Volterra, andare in alto mare, in Camargue,  forse trovarmi con gli spiriti e finire, finire, riaprendo tutti i cassetti, le storie lasciate sulle sedie, sui tavoli, appenderle da qualche parte, ci vorrà tempo, continuerò a scrivere,  e poi  aprire le finestre, quelle dannate finestre che mi guardano, che mi hanno sempre guardato come ad aspettarmi fuori: '…Dovrai uscire prima o poi?' Tentare un giro fuori non servirà a molto; ci provo, però, come ho provato altre cose, altre strade, altre creature, altri tentativi, ma continuerò a scrivere e a ....leggervi.
La casa adesso per me, è vuota. Lascio la porta socchiusa, non ho mai abbandonato nessuno, neppure i topi sul mio vascello e lì posso imbarcarmi solo io.


Mary Read, 30 Giugno 2026






* è tutto scritto a gettata rapida, ci saranno errori, come già capitato.

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