Carmen, Versione romantica

scritto da Nulla
Scritto 12 anni fa • Pubblicato 12 anni fa • Revisionato 12 anni fa
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Versione romantica di: La prima notte di Carmen
- Nota dell'autore Nulla

Testo: Carmen, Versione romantica
di Nulla

Dopo aver pubblicato "La prima notte di Carmen sul marciapiede" Oltre a decine di stroncature, ricevetti anche la richiesta di alcune amiche di riscrivere la storia facendola finire bene. Così è nata la versione romantica di Carmen. La ripropongo, con alcune correzioni e abbellimenti proposti da Marina (Maz) ***


Un gelido vento di tramontana sembrava che, come un invisibile ma dolorosa lama, le tagliasse la carne laddove la troppo esigua gonna terminava mostrando le lunghe ed affusolate gambe messe in risalto da vertiginosi tacchi a spillo, e le penetrava fin sotto i vestiti attillati e leggeri, a torturarle anche l'anima.

Ma più gelidi e crudeli del nordico vento, erano gli sguardi degli automobilisti che si posavano libidinosi sulle sue nudità esposte che, come il vento, pareva si conficcassero anch'essi per esplorare sotto la generosa scollatura il seno ancora un po' acerbo ma già prominente, e più giù la sua intimità, per valutare se valesse i trenta denari per cui la metteva in vendita, per poi penetrare ancora più a fondo a giudicare, sdegnosi, l'anima.

Sapeva cosa pensavano:

"Toh: c'è una puttana nuova!" E sapeva pure come la giudicavano: una donnaccia, una sozza, una donna di malaffare, una schifosa. E come la chiamavano: vacca, maiala, zoccola, porca, o alcuni, più carinamente, falena o lucciola. Anche se più grazioso, sempre animale era per tutti.

Le era capitato di leggere articoli che chiedevano fosse tolta quella sconcezza dalle strade; da quella sera anche lei era una delle sconcezze.

Ad ogni automobile che rallentava il cuore sussultava, si metteva a battere come impazzito:

- Speriamo che non si fermi! Dio, fa che non si fermi! - e con un sospiro di sollievo la guardava allontanarsi.

Ma sapeva che doveva aspettare si fermassero almeno in dieci. Il suo protettore era stato chiarissimo:

"Per le prime sere, mi accontento di dieci - aggiungendo con un sibilo - Ma non uno di meno."Spinta da una strana curiosità aveva osservato il quadrante dell'orologio sul braccio che gesticolava minacciosamente: segnava le nove e sette di sera. Da quell'istante, da donna,si era trasformata in puttana.

Un’ automobile si fermò alla sua altezza:

"Trenta anche la bocca." Disse tutto d'un fiato avvampando per la vergogna. L'automobilista non ci fece caso, o non vi diede importanza.

"Sali!"

Lei rimase immobile, come impietrita.

"Allora, imbranata: ti vuoi muovere?"

Come un automa aprì la portiera e prese posto sul sedile. Salutò senza ricevere risposta.

"Cinquanta metri avanti, poi a destra. Alla prima stradina ancora a destra …" Lui eseguì senza parlare e si fermò quando gli parve che la penombra fosse sufficiente. Lei estrasse un fazzolettino ed un profilattico mentre il cliente si calava i pantaloni. Lei si chinò verso lo sgradevole odore di sudore inguinale e di smegma e schiuse la bocca. Fu lui a dirle in modo poco cortese quando ne ebbe abbastanza e ad indicarle la leva del ribaltabile. Mentre si sdraiava aprendo le cosce ad offrire la sua intimità al baratto mercenario, le venne d'istinto d’osservare il volto del suo primo cliente come per imprimerselo bene nella memoria. Anche se colui che l'aveva comprata per farla prostituire aveva più volte stuprato la sua verginità, poteva fino a quel momento ritenersi una vergine violentata , ma questo era il suo primo rapporto volontario. Le sovvennero alla mente tutte le adolescenziali fantasie sul suo primo atto d'amore: le carezze, i baci, le dolci parole con cui sognava sarebbe stato accompagnato. Invece riceveva solo grossolani palpeggiamenti e parole turpi e offensive. Le venne, d’istinto, un motto di ribellione; pensò di chiudere le gambe, restituire i soldi e mettersi a gridare:

"Guarda che io non sono una puttana!" In quell'istante sentì che la stava penetrando. Non le venne in mente di guardare l'ora, non seppe mai il minuto esatto in cui era divenuta una prostituta.

Erano trascorsi circa tre anni da quel primo lurido giorno.

Da quanto tempo avesse cominciato a frequentarla quel ragazzo timido e garbato, non lo ricordava bene; forse sei o sette mesi. In principio veniva molto di rado, ma lo aveva notato perché non era avaro nel regalare un sorriso od un piccolo complimento. Poi era divenuto più assiduo; quasi avrebbe voluto dolcemente rimproverarlo. Non ce lo vedeva nei panni del puttaniere, avrebbe dovuto cercarsi una brava ragazza e fidanzarsi, invece di andare tutte le settimane con una puttana. Non era affatto brutto, anzi era un bel ragazzo, anche se un po' fuori moda per il modo di pettinarsi e vestirsi.

Ma appena la sua automobile le si fermò accanto e lui le regalò un bel sorriso, si rimangiò il proposito; un cliente così addolciva la serata. Il discorso sulla fidanzata glielo avrebbe fatto un’ altra volta.

Quella sera, era più gentile e ricco di complimenti del solito.

Gli si sdraiò sotto pensando per un attimo che sarebbe stato bello riuscire a godere.

Rimase sorpresa quando lui cercò di bloccarle la testa per baciarla Sapeva come sottrarsi ai baci dei clienti, e non le fu difficile reclinare la testa, ma lui quasi facendole male cercò nuovamente di costringerla a porgere le labbra. Lei cercò di divincolarsi, istintivamente lanciò un grido, e lui si fermo di colpo e si scusò.

"Non devi scusarti, ma perché mi fai questo? Non lo sai che non si baciano le puttane?"

Lui arrossì rispondendo:

"Mi avevano detto che se si riesce a baciare una prostituta questa si innamora …"

Lei scrosciò in una risata cristallina:

"Ma chi te l’ ha raccontata, questa?"

"Allora non è vero?" Rispose lui con tono deluso. Lei si fece seria:

"Non potrei garantirtelo perché nessuno mi ha mai baciata. Ma non credo ci sia questo automatismo."

"Ma allora cosa bisogna fare per farla innamorare?" Stava per rispondergli quando, improvviso, le parve che nel cuore si fosse profuso un elettrizzante, dolcissimo nettare. Le gote avvamparono, gli occhi si fecero lucidi di calde lacrime, mentre con un filo di voce sussurrò:

"Forse basta chiederle come fare a farla innamorare …" E protese in avanti le labbra attirandolo a sé con un dolce e delicato abbraccio.

Lui parlo per una decina di minuti; lei ne ascoltava rapita la voce come se provenisse da un’ altra dimensione. Si limitava a dire di sì, a stringerlo, a piangere. Lui le diceva che viveva da solo, ma che avrebbero potuto vivere assieme, anche subito.

La vecchia automobile si avviò per portarla fuori da quel piazzale dove per migliaia di volte si era svilita. Si limitò a fargli presente che avrebbe potuto sopraggiungere all'improvviso il suo protettore; allora lui le suggerì di viaggiare sdraiata il primo tratto.

Poi d'improvviso si bloccò:

"Il tuo magnaccia ha un’Alfa scura?"

"Si" Rispose lei con voce tremante.

"Forse ha fatto in tempo a vedere qualcosa: sta osservando come un ossesso gli angoli del piazzale e la nostra macchina … Accidenti, sta risalendo in macchina …" Sentì l'acceleratore dell'utilitaria che veniva premuto al massimo e dopo un paio di secondi il debole motore ruggì tutta la sua forza:

"Se riesco a raggiungere il semaforo col giallo... accidenti, è passato col rosso!" L'utilitaria sterzò disperatamente in una viuzza laterale, fece un tratto che a lei sembrò eterno per poi arrestarsi di colpo. Aveva continuato a viaggiare sdraiata sul sedile perché lui le ripeteva di stare giù, ma a quel punto non aveva più senso. Si rimise seduta in tempo per vedere lui che scendeva dalla macchina e dietro di loro il suo protettore che faceva altrettanto.

Erano in una strada senza uscita, fra vecchi stabilimenti. Urlare non avrebbe avuto senso, anche se lei gridò al ragazzo di tornare indietro, di non farsi ammazzare.

Quasi non ci fu lotta; il protettore colpì con un pugno e poi un paio di volte con il calcio della grossa pistola che impugnava, usandola come clava. Dopo aver ancora sferrato un calcio al corpo inerte a terra, si diresse verso di lei. Con uno strattone cercò di tirarla fuori dall’auto.

Forse per l'istinto di sottrarsi almeno per qualche altro istante all'ennesimo pestaggio, forse per la disperata volontà di non abbandonare il sogno che per un breve momento l'aveva cullata, si avvinghiò al sedile.

Imprecando e strattonando, l'energumeno cercava di farla scendere.

Poi, d'improvviso, le prepotenti mani la lasciarono andare. Lei alzò lo sguardo e vide il ragazzo che teneva alzato il braccio armato del magnaccia, per poi colpire con una potente gomitata il volto dell'avversario. Costui subito dopo fece un guizzo per cercare di ripuntare l'arma, ma il braccio gli si piegò e si udì secco uno sparo, seguito da una serie di grugniti rabbiosi: si era sparato per sbaglio ad un piede.

Mentre la rivoltella cadeva, sul volto dell'ex magnaccia si abbatteva una serie di pugni e schiaffi, accompagnati dall'imprecazione:

"Adesso ti insegno io come si trattano le donne!"

Poi come in un sogno, lei vide il ragazzo raccogliere la pistola, buttare le chiavi dell'Alfa e risalire sulla loro macchina, mormorando quasi fra sé:

"Quello non si farà più rivedere neppure se lo pagassero oro!"

Lei lo sentiva appena; il suo cuore faceva troppo rumore: pulsava come se fosse impazzito. Aveva appena scoperto che gli angeli esistono e che uno di loro era sceso dal Cielo per donarle il suo Amore.
Carmen, Versione romantica testo di Nulla
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