Passeggiando.
Un bravo sessantenne che voglia mantenersi in forma non può esimersi da fare una lunga passeggiata a piedi ed è quello che sto facendo già da una ventina di minuti. Mi piace camminare con passo svelto per i viali alberati della mia città e mi sento compiaciuto quando qualche conoscente, non vedendomi da parecchio tempo, loda il mio aspetto tonico e giovanile. Sono un vanitoso, che male c’è? Ci sono altre cose ben più importanti da combattere, come questo tempo sempre in moto, inesorabile come il suo ticchettio tic e tac, sei già uno scolaro, tic tac, tic tac e ti trovi già una fidanzata che parla di matrimonio, un altro tic e sei un padre di un pupo che già cammina, un nuovo tac e hai la mia età … Logico che cerchi di contrastare questa corsa con una camminata giornaliera. All’inizio del percorso odierno ho superato un vecchio tremolante con un bastone, curvo su se stesso. Indossava un cappello identico a quello acquistato da me ieri, curioso. Se il vecchietto fosse stato diritto, le nostre altezze sarebbero state identiche. Passandogli accanto ho dato un’occhiata in tralice al suo viso e con sorpresa ho scorto il naso identico al mio. Chissà forse tra una ventina d’anni gli assomiglierò molto, ma via da me questi pensieri cupi. Mi sento in forma e potrei anche accelerare il passo.
E’ un pomeriggio feriale di una giornata molto anonima, se non conoscessi esattamente il giorno, non saprei in quale stagione collocarlo. Non c’è in giro molta gente, pochi passi davanti a me un gruppetto di adolescenti caciaroni, guarda come si comportano quelle ragazze per attirare l’attenzione dei loro maschietti, ora li supero … che tristezza mi ha fatto quello ai margini della strada, un po’ mingherlino già alto rispetto ai suoi probabili coetanei, quanto me alla sua età: sempre un passo dietro di tutti e a chilometri dal centro della conversazione più viva e calda. Anch’io da ragazzo ero così, sempre incapace di pormi al centro dell’attenzione femminile, piuttosto emarginato dai miei compagni, un buon gregario e nulla più … per fortuna crescendo son migliorato. Sono diventato come quel giovane avvinghiato alla sua ragazza, tra venti passi riesco a prenderli e superarli, sono ancora in grado di aumentare l’andatura. Guarda che presa tenera ma vigorosa, anch’io stringevo così mia moglie, quanto mi manca da quando è morta! Insomma ma questa camminata mi sembra che stia diventando un viale delle rimembranze e non è ciò che voglio.
Camminare, non pensare, una disciplina anche orientale, quasi una tecnica meditativa orientale mi sembra di aver letto da qualche parte. Concentrarsi sull’oggi, vivere il presente senza condizionamenti dal passato ma come fanno gli orientali vivono in una perenne amnesia? I ricordi, il mio vissuto sono il mio capitale, come faccio a rinunciare anche a questo dopo la carne alla brace e al brasato? Un maestro giunge quando l’allievo e pronto, magari troverò il maestro al prossimo incrocio.
Possibile? Davanti a me ecco un distinto signore di mezza età ma guarda che passo svelto, forse come me sta facendo una marcia, mi sembra quasi che abbia un’aurea. Che oggi su questo viale stia inseguendo senza saperlo il mio maestro? Che cosa dico? Farneticazioni da stanchezza credo, voglio però superarlo, vederlo in faccia, non sarò così sfrontato da iniziare una conversazione in questo modo ma in fondo quanta gente si conosce correndo, è anche un modo meno noioso per esercitarsi … No. Lo supererò non gli dirò niente, ma se dovesse rivolgermi la parola, volentieri risponderò. Ecco aumento ancora, sto quasi spezzando il passo della marcia, guadagno terreno, deve aver rallentato. Che strana combinazione ha la mia stessa corporatura, da lontano qualche conoscente potrebbe scambiarlo per me, accidenti è identica anche la tuta. C’è qualcosa che non va, uguale il colore dei capelli e il taglio, le coincidenze sono tante, ancora uno sforzo e lo raggiungo prima dell’incrocio, ora sono quasi al suo fianco, eccolo … ora mi volto e lo guardo e gli sorrido superandolo. Impossibile non ci credo … ha il mio stesso volto, ma sono io!
Un gemello o un sosia? Mi ha fatto una grande impressione, sono fermo all’incrocio per l’acuto stupore provato, lui invece ha proseguito ma sono sicuro che per un istante anche lui mi abbia guardato, non mi sono accorto se il suo viso si sia riempito di stupore, non ce né stato il tempo. Ora mi sento stanco. Mai ho vissuto una cosa simile, la passeggiata più strana della mia vita, se penso che tutte le persone che ho superato mi ricordino me stesso in fasi precedenti della mia vita o forse future, provo una vertigine. No basta non mi va più di passeggiare.
Attraverso mi fermo a quel bar a prendere qualcosa e rincaso. E’ lungo questo semaforo rosso, quanta gente come me che aspetta il verde ma cosa succede? Vicino a me ci sono il vecchio tremolante, il ragazzino imbranato, il giovane fidanzato e il mio sosia. Impossibile. Ce abbia svoltato e sia tornato sui suoi passi? Forse voleva rivedermi. Mi sembra di impazzire. Mio Dio chi è tutta questa gente e cosa vuole da me? O sono io che voglio qualcosa da loro? Oh ecco si accosta all’incrocio anche una donna in attesa di attraversare con questo pazzesco gruppo. Che cosa fa questa disgraziata: attraversa senza guardare? La richiamo ma non mi sente e sta giungendo una macchina. So essere veloce attraverso e la sposto.
L’auto mi ha travolto. Sono steso sull’asfalto. L’investitore piange. Che dolore. Sento una sirena. Vengono a soccorrermi. Ce la farò. Non è grave. La mia forma fisica è buona. La signora che ho salvato è qui, mi tiene la mano. Tutti gli altri signori che mi assomigliano in mie diverse età sono qui e mi guardano. Io invece osservo la donna che mi sorride. Sembra mia madre. No è mia madre. Mi guarda con tanta tenerezza.
Mi parla ma più non sento. Prende l’altra mia mano e la mette sulla sua pancia. Sento un movimento. Il respiro diventa un soffio flebile ma ora capisco. Mia madre, la mamma è incinta di me, mi sta aspettando …. Manca solo l’altro me stesso sessantenne. Continui pure lui la mia corsa. Io sono arrivato.
Passeggiando testo di Enrico Spera