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CAPITOLO 8: Benvenuta a corte!
L’acqua in cui era immersa profumava di un delicato aroma zuccherino. Con tutta l’adrenalina accumulata fino a quel momento, Lidya non si era accorta di essere così stanca. Ora che poteva finalmente rilassarsi un po’, tuttavia, l’affaticamento cominciava a farsi sentire. Irial si era mostrato cortese e curioso nei suoi confronti. Era chiaro che voleva conoscere ogni dettaglio sul suo viaggio, però le aveva proposto di tenere il racconto per la cena. Prima di tutto lei doveva rifocillarsi. Forse era stata la sua espressione stremata, o forse il suo abito tutto sgualcito. In ogni caso, era grata per quella possibilità. Si immerse con la testa sotto l’acqua e nuotò in apnea. La vasca era tempestata di luci subacquee colorate, che alternandosi rendevano l’acqua prima rossa, poi gialla, viola, verde e infine blu, per poi ricominciare. Era il paradiso! Tuttavia ciò non bastò a distogliere Lidya dai suoi brumosi pensieri. Qualcuno voleva la testa di Irial. Chiunque fosse, non intendeva uscire allo scoperto. Pur di ottenere i suoi scopi non aveva esitato ad usare una pedina sacrificabile. Una fanciulla che ora si trovava nell’Antro dell’Eterno Dolore. Lidya sperava solo che i suoi torturatori non ci prendessero troppo gusto e la lasciassero abbastanza viva da poter rivelare loro qualcosa di utile.
Queste considerazioni furono interrotte da un tonfo sordo.
Qualcuno che batteva sulla parete d’ingresso.
“Sì?”
“Lidya, sono io”
“Kain! È successo qualcosa?”
“Nulla, venivo ad avvisarti che la cena è quasi pronta”
“Arrivo!”
L’interno della grotta era illuminato a lume di candela. La piccola conca dove si trovava la vasca era separata dal resto della caverna da delicate tendine a disegni orientali. Lidya scivolò fuori dall’acqua, si avvolse in uno degli asciugamani posti lì di fianco e si ravviò i capelli. Così bagnati assumevano una lucentezza brillante. Un rosso-arancio più Seelie che Unseelie. Si sedette su una piccola poltrona e restò in ascolto… Oltre la tenda non c’erano rumori.
“Kain?”
“Sì?”
Che sollievo! Non se n’era andato.
“Sogen come sta?”
“Si è ripreso, ma credo che per questa sera preferisca rimanere nelle sue stanze e non scendere a cena”
“Immagino. Cosa ne pensi di tutto questo?”
“Penso che dovremo stare all’erta. Non credo che il mandante degli attentati al re ritenterà un colpo tanto presto. Però non si sa mai. Potrebbe optare per una reazione immediata, contando così sull’effetto sorpresa”
Come immaginavo, si disse Lidya. La pensavano allo stesso modo.
“Sei sicura di voler presenziare alla cena di stasera?”, le chiese il vampiro, dopo un po’.
“Non ho molte altre alternative, ti pare?”
Lidya andò allo specchio e si infilò la veste di seta. Una sensazione piacevole, che però la fece sentire vulnerabile.
“Sei appena tornata dal Regno dei Morti. Il re capirebbe”
“Ti sbagli”, fu la risposta sicura. “Io sono la sua consorte. Per essere credibile devo stare al suo fianco, accada quel che accada”
“E di lui, che ne pensi?”
A quella domanda seguì un silenzio prolungato.
“Irial è… “
Lidya cercò la parola giusta, senza trovarla. Malgrado la sua esperienza con le fate, non riusciva a sondare oltre quegli occhi impenetrabili. Percepiva la sua freddezza dietro il garbo come un muro invalicabile e in qualche modo, che lo volesse o meno, ne era incuriosita.
“Ho come l’impressione che in sua presenza non dovrò mai abbassare la guardia. E non solo per proteggerlo dai pericoli che corre”
Era la cosa più onesta che potesse dire.
“Non temere”, sussurrò Kain, da dietro le tende. “I miei occhi da vampiro saranno sempre puntati su di te. Se il pericolo sarà troppo grande, ti porterò via”
“Opponendoti al tuo stesso re?”
Mentre porgeva quella domanda, Lidya scostò le tende.
Kain voleva rivolgerle un sorriso, ma nel vederla rimase a bocca aperta.
Si era messa un vestitino viola, molto più semplice rispetto a quello regalatole da Irial. E anche… molto più corto. La scollatura posteriore le lasciava la schiena scoperta, lì dove la sua pelle chiara emanava un delicato profumo di zucchero a velo. I suoi capelli appena lavati ricadevano morbidi sulle spalle, dando l’impressione di un incendio al tramonto. Gli occhi verdi truccati dello stesso colore del vestito sembravano profondi e misteriosi, cosicché il vampiro ne rimase ammaliato.
“Senza esitare un solo istante”, rispose.
E questa era la cosa più onesta che lui potesse dire.
***
La cena fu servita a lume di candela. Delicate e fluttuanti ragazze spettro scivolavano intorno alla tavola, servendo il cibo e versando il vino. Meredith, che nel frattempo era stata raggiunta dal padre di Lidya, conversava amabilmente con lui. Doyle invece sembrava molto preso dal racconto della giovane. Lui e Irial ascoltavano rapiti il suo racconto sul Mondo dei Morti e sul Guardiano. Nessuno aveva voglia di pensare a piani e strategie. Non quella sera. Le preoccupazioni erano state rimandate al dopocena, o forse addirittura all’indomani.
Stavano per servire il dolce, quando una vocina delicata catturò l’attenzione di tutti.
“E’ permesso? Si può?”
Sulla porta, fragile come una statua di porcellana, c’era Gaya.
La sorella del re.
“Sorellina, che ci fai qui?”, chiese Irial, andandole incontro. “Mi pareva di averti detto di stare a letto e riposare”
“Lo so, fratellone. Ma volevo assolutamente salutare Lidya”
Irial sgranò gli occhi, la prima espressione non studiata che Lidya notò, poi si arrese. “E così volevi conoscere la mia nuova regina? D’accordo. Ma solo per poco, poi torni a letto di filato”
“Come vuoi”
Tenendo il fratello per mano, la giovane Principessa delle Tenebre si avvicinò al tavolo. Quando incontrò lo sguardo di Liyda le rivolse un sorriso debole, ma sincero. Il corpicino esile era avvolto in una svolazzante vestaglia nera; i capelli le ricadevano come una cascata notturna sul volto emaciato.
“Benvenuta! Sono davvero contenta che tu sia qui”
“Anche io sono felice di rivederti, Gaya”, sorrise l’altra.
“Mio fratello mi tratta ancora come una bambina, perché la mia salute è sempre cagionevole. Però ho sentito che tu sei una brava dottoressa, perciò sarei felice se mi visitassi”
Tutto in lei gridava: fragile! Ma nonostante la debolezza e l’estremo pallore, i tre cerchi nero, viola e pervinca negli occhi di Gaya scintillavano di vita.
“Sarò felice di mettere le mie competenze al tuo servizio”, assicurò Lidya. “Sempre col benestare del re, s’intende”
“Non è il momento di pensare a questo adesso, Gaya”, commentò Irial, con dolcezza. “La mia regina è appena arrivata, e tu non devi affaticarti”
“Quando allora?”, chiese lei, impaziente.
“Domani”
“Lo prometti?”
“Lo prometto”
Il resto della serata era trascorso in un lampo.
Dopo cena, Irial aveva espresso il desiderio di poter parlare solo con Lidya. Lei si era dimostrata d’accordo, così gli altri ospiti si erano ritirati lasciando loro un po’ di privacy.
“Finalmente”, commentò lui, osservando l’oscurità che si addensava fuori dalla finestra. “Aspettavo con ansia di poter parlare a quattrocchi con te. Anche se…sarai stanca, immagino”
“Niente affatto”, rispose Lidya, affiancandolo. “A dire il vero quel bagno tonificante mi ha ridato le energie, e la cena è stata davvero piacevole”
“Ne sono lieto. Anche mia madre, mio padre e Gaya non vedevano l’ora che arrivassi. Soprattutto Gaya”
“È adorabile! Peccato che sia così fragile”
“Già…”
Con un sospiro, Irial si voltò verso di lei.
“Pensi di poterla curare?”
“Non lo so. Domani potrei visitarla, se sei d’accordo. Poi… vedremo”
Sogen l’aveva avvertita. Gaya era il punto debole del re. Tuttavia la preoccupazione e l’affetto di cui era intrisa la sua voce la sorpresero. Se quei sentimenti rappresentavano uno spiraglio, un punto in cui far breccia, avrebbe dovuto prestarvi particolare attenzione.
“Formalmente sei la mia regina”, continuò lui. “Ma quando non siamo in pubblico puoi muoverti come meglio credi. Ti ho fatto preparare una stanza nell’ala est. Sogen ti aspetta lì. Avrei fatto sistemare anche i tuoi bagagli, se ce ne fossero stati”
Lidya sospirò, pensando alla sua valigia persa in fondo al mare.
“Mi dispiace. I miei vestiti sono andati tutti perduti”
“Questo non è un problema. Abbiamo un sacco di sarti specializzati, qui a corte. Fatti pure cucire tutti i vestiti che desideri. In quanto alla servitù, provvederò stasera stessa a procurarti una cameriera personale”
“Ti ringrazio, ovviamente, ma non è necessario”
“Come?”
“Sono qui per proteggere te. Non sono una vera regina. Sono abituata a provvedere da sola a me stessa”
E di nuovo l’espressione educata di Irial fu turbata da un’emozione vera.
“Dici sul serio?”
“Per forza”
“Che strana fanciulla. Pensavo che alle ragazze umane piacesse farsi viziare”
“Si vede che hai conosciuto solo ragazze frivole”
Irial sorrise. Un sorriso da mille e una notte. “Può anche darsi che tu abbia ragione. In ogni caso, ho molto tempo per scoprirlo. Ora è tardi. È molto meglio andare a dormire”. Sollevò una mano, per carezzarle lievemente una guancia. “Buona notte, Lidya”
“Buona…”
Non finì la frase, perchè lui si era già dileguato.
Il tocco della sua mano le bruciava ancora sulla guancia come fuoco freddo.