Future Love

scritto da Matthew Sharing
Scritto 5 anni fa • Pubblicato 5 anni fa • Revisionato 5 anni fa
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Autore del testo Matthew Sharing

Testo: Future Love
di Matthew Sharing

Mi ero ben vestito e acconciato per l’appuntamento. La camicia bianca sistemata nei pantaloni, la cravatta scura abbinata con la giacca tenuta immobile dal fermacravatta del mio compianto nonno, il capello ingellato, forse troppo, ma poco male - non sapevo quando il gel fosse tornato di moda, ma io, della moda, in fondo, non avevo mai capito nulla. Allestii il tavolo stendendo la tovaglia e posizionando bicchieri e posate, quindi impiattai il cibo e lo misi davanti a me, allora fui pronto per attivare il trasmettitore tramite il portatile e dare il via all’incontro. Un paio di bip e già sudavo freddo. L’ansia cresceva mentre aspettavo che rispondesse e fui colto da un immediato sollievo quando vidi l’ologramma sedere davanti a me.
«Scusa il ritardo.»
«Non ti preoccupare… come stai?»
«Bene, non mi lamento. Tu?»
«Non male.»
Ci eravamo conosciuti su un social, Future Love, una di quelle app di appuntamenti virtuali per i giovani single di tutto il mondo in cerca del vero amore, come se esistesse. Lei mi era parsa carina guardando il suo profilo e così l’avevo contattata. Da allora avevamo parlato spesso, al cellulare o via messaggio, ma questo era, effettivamente, il nostro primo vero, insulso, appuntamento.
«Che mangi?»
«Oh, ehm… un’insalata mista.» dissi mostrando il piatto.
«Non ci credo…»
«Perché?»
Lei mostrò il suo piatto al trasmettitore, era un’insalata mista.
«Beh, si vede che siamo affini.»
«Già.» confermò lei ridendo. «mangio sempre questa roba ai primi appuntamenti.»
«Anch’io, ma a dire la verità la detesto.»
«Allora siamo affini anche nell’odio per l’insalata.»
Feci una risatina, l’appuntamento era iniziato bene, si era subito rotto il ghiaccio e non avevo certo intensione di lasciarlo ricondensare.
«Chissà perché la gente crede che al primo appuntamento si debba per forza mangiare insalata.»
«Non saprei, è una convenzione.»
«Alla fine è un appuntamento virtuale, potrei mangiare un montone e dirti di stare mangiando un’insalata, sarebbe comunque credibile.»
Lei scoppiò a ridere e a poco non si strozzava con la fogliolina di lattuga che aveva appena messo in bocca per stuzzicare il palato.
«Hai fame? Vuoi iniziare a mangiare?»
«Non importa, avrò comunque fame dopo l’insalata.»
«Allora tanto vale finirla subito.»
Iniziammo a mangiare e tra una forchettata e l’altra ci scambiammo le solite interlocuzioni. Parlammo un po’ del passato, della ripresa economica, della moda di cui non capivo nulla. Riflettemmo sul significato di “relazione” nella nostra epoca; dell’amore in questo mondo di dati. Per il resto… erano le solite cose.
«Bel fermacravatta. Molto d’impatto.»
«Beh, grazie. Era di mio nonno.»
«Eri molto affezionato a lui?»
«No, non l’ho mai conosciuto. È morto ai tempi del COVID.»
«Mi dispiace.»
«Non importa, mi hanno raccontato belle cose su di lui. Anche se immagino che le cose negative siano andate naturalmente perse nella memoria.»
Lei mi guardò con occhi da cerbiatto e io capii di averla disorientata, decisi allora di cambiare discorso.
«Quindi sei di Milano.»
«Sì, ma sono nata a Sondrio.»
«E come si sta lì a nord?»
«Freddi. Invece a Palermo come si sta?»
«Normalmente? imbottigliati nel traffico.»
«Fantastico.»
«Sei mai stata in Sicilia?»
«Sì, un paio di volte e l’ho trovata fantastica.»
«Sei venuta d’estate?»
«Sì.»
«D’estate la Sicilia è magnifica, lo so. Ma d’inverno non è nulla di che.»
«Milano non è nulla di che neanche in estate, quindi…»
«Sono stato a Milano, lì è tutto un altro mondo, c’è davvero ogni cosa.»
«Sì… quasi ci si perde tra quei palazzi.»
«La qualità delle infrastrutture dovrebbe migliorare anche qua, si spera.»
«Tu cosa ne pensi della costruzione del ponte?»
«Penso che era ora che lo facessero, se ne parla dai tempi degli antichi romani. E poi dovrebbe essere una svolta anche per l'economia..»
«In questo modo la Sicilia sarà meglio raggiungibile.»
«Sì, e tu potresti venire a trovarmi più facilmente.»
Lei mi sorrise e io diventai rosso – anche se immagino che le onde azzurrine dell’ologramma lo nascondessero. Mi sentii un idiota, sapevo di aver corso troppo, ma non potevo combattere la mia natura, a fare le cose con calma non ero mai stato bravo.
«Sai? Quando ho visto il tuo profilo mi sono detta: “sembra un ragazzo a posto, è carino… e poi abita in Sicilia. Cosa potrei volere di più?”.»
«Non avrei mai immaginato che abitare nella terra dei ciclopi mi avrebbe aiutato in amore.»
«La vita è imprevedibile.»
Ci guardammo fissi nei nostri occhi digitali e con la mano, in un vuoto di libertà, mi illusi di poterle accarezzare il viso; invece mossi l’ologramma il quale vibrò in onde semi concentriche e per qualche secondo l’immagine si scompose in pixel.
«Scusa, ma si è fatto tardi. Domani lavoro.» disse lei di punto in bianco.
«Oh, giusto… lavori al satellite.»
«Non sai che rottura svegliarsi alle quattro e trenta del mattino e mettersi ad analizzare dati.»
«Non lo posso capire, mi dispiace.»
«Comunque è stato un piacere, spero di rivederti e spero… che la distanza che ci separa non sia un problema.»
«Sono abituato alla distanza.»
Lei mi sorride con il più bel sorriso del mondo, e se fosse stata autentica, in carne ed ossa intendo, in quel momento l’avrei baciata, ma non ci misi molto a capire che non era possibile.
«Arrivederci.»
«Arrivederci, e grazie della bella compagnia.»
La chiamata allora si interruppe e il proiettore si spense automaticamente. Sul portatile comparve la schermata di chiusura. Al centro una scritta:

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Future Love testo di Matthew Sharing
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