All’epoca mi trovavo in una vecchia biblioteca nella Francia del nord per effettuare delle ricerche sulla mia tesi quando, urtando distrattamente uno scaffale feci cadere alcuni volumi che erano riposti nel ripiano più in alto; recuperato uno sgabello per poter riposizionare i libri, ecco che scorgo un tomo, manoscritto, dalla delicata rilegatura in filo d’oro e con esso finemente decorato.
Pensando si trovasse lì per errore cercai immediatamente quale fosse la sua esatta ubicazione all’interno della vasta biblioteca ma non trovai nemmeno la sua esistenza nei server della biblioteca né tantomeno con una breve ricerca in internet.
Preso dall’euforia nascosi il misterioso volume nello zaino e mi allontanai immediatamente dalla biblioteca per poterlo studiare in tranquillità e magari farlo analizzare ad un esperto.
Giunto nel mio appartamento, una volta aperto il libro mi resi subito conto che era scritto con caratteri incomprensibili, una lingua che non era riconducibile nemmeno alle più antiche e complicate: tranne per un piccolo dettaglio, quasi insignificante ma di vitale importanza, infatti era indicato un punto preciso, nel mezzo del Mare di Norvegia.
Non serve dire che pochi giorni dopo mi trovavo già in questa terra, più precisamente nella località di Torsvag a cercare qualcuno che potesse condurmi fino al punto indicato dalla mappa.
Ed ecco che dopo due giorni di ricerche mi avvicinò un vecchio pescatore e mi disse che mi avrebbe portato lui stesso, a condizione che non ne avrei dovuto parlarne con nessuno; preso dalla curiosità gli chiesi se fosse in grado di comprendere ciò che c’era scritto sul libro e lui mi disse che no, lui non poteva comprendere quella scrittura, ma che avrebbe potuto condurmi da qualcuno che fosse stato in grado di leggere per me. Decisi dunque di seguirlo.
La mattina seguente mi dovetti svegliare presto, più precisamente alle quattro e zero cinque; alle quattro e venti ero già al porticciolo del piccolo villaggio. L’anziano quanto misterioso signore arrivò qualche minuto dopo, e con poche e poco aggraziate parole mi disse di salire sulla sua barca e verso le cinque meno venti salpammo e iniziammo a navigare verso nord.
Dopo circa un’ora dalla nostra partenza intravidi della terra ferma, ma solo dopo mezz’ora arrivammo alla meta: un’isola desolata, dalle coste alte e frastagliate, al di sopra di queste si intravedeva una foresta di conifere ma ciò che più mi colpì fu una piccola casupola inerpicata sugli scoscesi pendii di questo lembo di terra dimenticato da Dio.
Una volta sbarcati e raggiunta la vecchia catapecchia al suo interno vidi un anziano signore, ben più vecchio del mio accompagnatore, dall’aspetto ben curato nonostante la veneranda età e il luogo in cui dimorava: ed ecco che senza dire una parola si sedette su una panca vicino ad un vecchio camino, mi fece cenno di sedermi e chiese al mio compagno di viaggio di accendere il camino.
Ed ecco che mentre porgevo il prezioso libro all’uomo, lui lo aprì di scatto, sfogliandolo velocemente, fino all’ultima pagina e senza proferire parola, gettò il libro nel fuoco che ancora si stava ravvivando e ecco che da questo divamparono alte fiamme di ogni colore, dal giallo fino al viola, queste invasero tutta la stanza ma senza bruciare nulla, così come il libro: esso infatti era ancora integro, intaccato dal fuoco ma con una nuova vita, di fatto brillava di luce propria.
Dopo qualche attimo di silenzio tombale il vecchio iniziò a parlare:
“Si narra che secoli fa il mondo degli dei e il mondo terreno fossero lo stesso e che essi vivessero in pace ed in armonia, fino a che Lito, re di tutti gli Dei, convinto che solo le divinità fossero la razza pura, volle imporre sempre più potere sulle genti, soggiogando i popoli e uccidendo gli innocenti.
Ciò accadde fino al giorno in cui il popolo della terra non si ribellò al tiranno e decise di cacciare tutti gli dei con ogni arma possibile dal mondo terreno. Lito decise però di non combattere ma fece qualcosa di ben peggiore, infatti prima di andarsene liberò dei mostri nelle acque dei mari per far sì che ogni pescatore che avesse provato ad avvicinarsi al mare per poter sfamare se stesso e la propria famiglia sarebbe stato divorato da terribili mostri marini.
Ben presto gli uomini si accorsero di ciò che ora celava il profondo mare, nessuno mai lo vide, e chi lo vide non poté narrarlo.
Si racconta di una bestia grande più di un capodoglio, chiamata Mrak, più lunga di una nave da battaglia e precisa come un fioretto, questo abominio infatti sarebbe stato in grado di ribaltare navi anche lunghe più di 100 metri con una sola e rapida azione per poi divorare uno ad uno tutti i suoi occupanti.
Per anni si cercò di catturare ed uccidere il Mrak, ma ogni volta che ci si era quasi riusciti, che la sua ombra si faceva sempre vicina, che era circondato da molteplici imbarcazioni esso spariva per non riemergere più per diversi mesi.
Solo un equipaggio riuscì a scampargli, infatti un giorno, dopo aver affondato una nave, quando i pochi sopravvissuti erano ormai certi che sarebbero morti esso emerse in tutta la sua grandezza. Ma chi lo vide, una volta giunto a casa dalla mostruosità che aveva visto non aveva più il dono della parola, alcuni si suicidarono buttandosi dalle scogliere più alte ed è così che i pochi che videro il Mrak non poterono raccontare ciò che avevano visto.
Solo un giovane ragazzo che riuscì a tornare a riva diversi giorni dopo dal naufragio, nonostante avesse perso la vista, solo grazie alle correnti e ad una tavola lunga poco più di sei piedi; ma per ciò che aveva visto rimase cieco, cosicché quando provava a raccontarlo a qualcuno veniva preso per pazzo e cacciato.
Il ragazzo raccontò a tutti di ciò che aveva visto: della testa quella di un drago, con denti aguzzi, delle enormi branchie e di lunghi aculei, il corpo era enorme, come quello di un serpente ma grande come una balena; l’orribile creatura era dotata anche di lunghe e robuste pinne, alle estremità di queste v’erano degli artigli lunghi come un uomo, affilati come rasoi.
Al termine del suo corpo il Mrak aveva una lunga pinna, come quella di uno squalo ma alta quasi quanto una casa di tre piani, questa era però di un azzurro acceso, non come il resto del corpo che era invece nero come la pece.”
Dopo quell’avvistamento del mostro non si ebbero più notizie di questo: qualcuno pensa sia nelle profondità del mare, altri ipotizzano che possa essere morto visto che sono passati quasi 200 anni e infine c’è chi pensa che esso sia semplicemente tornato nella valle del Kmjorg, dove tutte queste creature attendono di venire liberate dagli dei per poter diffondere il panico e poter dissetarsi con il sangue umano.”
Detto questo il vecchio si alza, prende il libro dal fuoco e me lo riconsegna dicendo:
“Per oggi hai conosciuto abbastanza, torna domani e riceverai altro sapere”.
Ed ecco che nei suoi occhi scorgo il vuoto.
Il Libro testo di Gio_S.