Non gli sembrava vero.
Dopo tanto sudore e metallo, polvere e sangue, finalmente poteva permettersi di tornare a casa!
Non ne poteva più dei dungeon stretti e pericolosi, dei mostri dietro ogni angolo, dei ridicoli tesori venduti per una miseria.
Era stanco dei combattimenti, stanco di rischiare la vita combattendo contro invasati e folli, di evitare infiammate magie di maghi strafottenti, di doversi curare dopo il colpo di una freccia di un vile nascosto nell'ombra.
Non era certo vita quella! Se avesse potuto avrebbe cercato altro, ci doveva pur essere un modo onesto e riposante di andare avanti!
Ma adesso non ci voleva pensare... Voleva solamente tornare da sua madre, riabbracciare i suoi fratellini, togliersi l'armatura ed abbandonare la spada in cambio di un comodo pagliericcio e di un pasto caldo, senza la paura di finire le razioni, senza il timore di un agguato.
Ancora zoppicava dopo l'ultima impresa. Ma quale imprese poi! Rideva di chi si definiva un eroe. Eroe... Come se quel lavoro da ladri di polli, da disperati e sbandati potesse mai sembrare più di quel che fosse... Come se morire trafitti da una lancia o risucchiati dal tocco di un non morto valessero la pena pur di farsi chiamare "eroe". Lui ci sputava sopra agli eroi! Riportare indietro la pellaccia ogni volta, quello era l'unico atto di eroismo che cercava!
Eccola, adesso vedeva i primi alberi familiari, quelli dove da bambino si arrampicava e rischiava di rompersi il collo. Quanti bei ricordi, quando era ancora innocente e non c'era altro pensiero che cacciare le lucertole di fuoco per farle esplodere... Sorrise felice di quella vista.
Dietro l'ultimo rialzo del terreno avrebbe rivisto casa, finalmente. Una figura curva dagli anni gli venne incontro senza vederlo, ma lui riconobbe i capelli bianchi tenuti da una coda, il passo svelto nonostante l'età.
"Mamma!" urlò correndole incontro, ed abbracciandola come a volerle spezzare le costole.
"Figlio mio!! Sei tornato! Stai bene? Quanto rimani? Glurk, Spink, Litta, Murkkit, Porria, Quitto e Kikk saranno così felici di rivedere il loro fratellone!"
"Calma, calma" le rispose ridendo "una domanda per volta! Sto benissimo mamma. Ah si, zoppico un poco, ma guarirà presto. E non preoccuparti, ho intenzione di fare una lunga vacanza! E qui come va?"
Continuarono a parlare camminando verso casa.
"Bene figliolo" rispose la vecchia "sai che Iurka ha avuto tredici bambini? Una vera benedizione dopo le ultime lotte con le altre tribù!"
La guardava parlare, felice di rivedere le sue rughe, la sua pelle che oramai aveva perso il suo colorito verdastro dei tempi andati, i suoi denti non erano più quelle lucide zanne che da bambino gli piacevano tanto, ma i suoi occhi erano ancora quelli di una ragazzina. Correndo ed urlando arrivarono i suoi fratellini e le sue sorelline, e dovette faticare quasi quanto contro un manipolo di umani per domarli.
Era bello essere un goblin in una giornata come quella.
Il riposo dell'eroe testo di Eldar - Ettore - Dice