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Atto 1 - Tardi a lezione
Anno 50076. Decazard, periferia di Zarco Prime. Un giovane ragazzo sta per fare una terribile scoperta: è in ritardo per l'esame del trimestre.
Si sentì un forte rumore, simile a quello di uno zurcon potato in primavera. David era caduto dal letto. La macrosveglia non aveva suonato... o forse semplicemente non l'aveva sentita. Come dargli torto? La sera prima era stata trasmessa la finale di guerra tra robot, e non poteva certo perdersela.
8:56. Aveva solo venti minuti per arrivare a scuola, dare l'esame e far finta di non essersi appena svegliato. Posò lo sguardo sulla foto di suo padre, che probabilmente era caduta dal comodino con il suo tonfo.
"Oggi sono dodici mesi che non ci sei più... è dura senza di te."
Suo padre era un soldato delle Forze Galattiche del Sacro Senato. Dodici mesi prima, lui e sua madre avevano ricevuto la notizia che era caduto in battaglia. Le cause della sua morte, però, non furono mai divulgate.
David si precipitò in bagno, si preparò in fretta e corse verso la porta. Ma proprio in quel momento si trovò bloccato da xE34d, il suo automa domestico.
- "Non ho tempo, Steve, devo andare! Fammi passare!"
- "Il mio nome è xE34d, classe fE della Rux Corporation. Non 'Steve', signorino."
Il robot borbottò con tono risentito. David aveva deciso di chiamarlo Steve, d'altronde chi avrebbe mai potuto ricordare un numero di serie così complicato?
- "Sì, va bene, xE... 5? No, 7? Comunque, devo andare!" pronunciò frettolosamente David.
- "Ho un messaggio dalla signora Zaria."
- "Un messaggio da mamma? Riproduci."
La voce della madre risuonò nel piccolo appartamento.
- "David, ciao. Sono la mamma. Scusa se non potrò assistere al tuo esame, ma i turni al lavoro sono estenuanti... Oggi sono dodici mesi, vero? Sai... mi manca ogni giorno. Ma sono sicura che sarebbe fiero di te. Adesso devo andare. Buona fortuna, ti voglio bene."
- "Anche io te ne voglio."
David spostò Steve con una leggera spinta e uscì di casa. Aveva bisogno di un modo per arrivare a scuola in meno di venti minuti. Raggiunse il pianerottolo e vide il riflesso della sua turbobici K71 nello specchio dell'androne.
"Cinque anni di modello superato... ma dovrebbe andare bene."
David era un ragazzo di sedici anni, capelli scuri e occhi marroni. Dall'estate scorsa era cresciuto: da 1 metro e 67 era arrivato a 1 metro e 70. Ma un tipo estroverso come lui come poteva affrontare il traffico delle olomacchine di Zarco Prime? Serviva un'alternativa.
"Se la strada principale è da scartare, dove posso passare? ... Il parco comunale! Se vado veloce, posso arrivare in otto minuti. Sì, devo riuscirci."
Senza pensarci due volte, David si lanciò all'interno del parco comunale, sfrecciando tra i vialetti con la sua turbobici. Passò accanto a un gruppo di anziani vicino al laghetto artificiale.
- "Criminale!"
- "Questi giovani d'oggi..."
Borbotttarono tra loro i vecchietti, mentre David li superava con un soffio.
Dopo 7 minuti e 56 secondi, raggiunse i cancelli della scuola: la Galabric High, una delle migliori strutture d'istruzione del pianeta. Il suo sogno era quello di arruolarsi nelle Forze Galattiche e scoprire la verità sulla scomparsa del padre.
Nel cortile, un gruppo di genitori attendeva la fine della prova d'esame dei figli. Una morsa gli strinse il petto, ma la ignorò. Parcheggiò la turbobici e si avviò di corsa verso l'ingresso.
- "Signor David Ford, è in ritardo."
Una voce severa lo fermò all'ingresso. David si voltò di scatto.
- "Mi dispiace, signor Arnold, la mia sveglia non ha suonato!"
Il professor Arnold, coordinatore scolastico, era un uomo alto, con lunghi capelli raccolti in un cordino e occhi azzurro chiarissimo, quasi ipnotici, come se scrutassero nell'anima di chi lo guardava.
- "Su, entra in classe. Hanno iniziato da poco."
David tirò un sospiro di sollievo e si affrettò verso l'aula d'esame. Tuttavia, in tutto quel trambusto, non si accorse di essere stato seguito.
Da una bizzarra creatura dalle sembianze feline.
- "Quindi è lui? È solo un moccioso..."
La creatura lo osservò attentamente, stringendo gli occhi.
- "Spero solo che il vecchio non si sbagli."
CAPITOLO DUE - Guai in vista
L'esame procedeva bene. David stava rispondendo a tutte le domande senza difficoltà: del resto, suo padre gli aveva insegnato tutto ciò che poteva.
Le domande militari erano una passeggiata, mentre quelle di geografia intergalattica si rivelarono leggermente più impegnative. Tuttavia, David finì il compito in un batter d'occhio, consegnò il manoscritto ed uscì dalla classe.
Si diresse verso il cortile del Palazzo delle Scienze Applicate quando una voce femminile lo chiamò in lontananza.
«Ehi, David! David, come è andato l'esame?»
«Ciao, Amara. Tutto bene, credo. Ho risposto a tutto, ma la geografia per me è una lingua aliena.»
Amara era un'amica d'infanzia, più bassa di lui, con capelli a caschetto viola, occhi neri e un piercing al naso che David trovava adorabile.
«Beato te! Io non ho capito granché sulla parte delle armi del Senato. Sai, sei tu quello bravo con le domande militari.»
«È stato mio padre a insegnarmi.»
Per un attimo, l'espressione di Amara cambiò: sembrava un cucciolo di Braux in cerca di una famiglia.
«Adesso che fai? Ti va di fare un giro per la scuola? Sempre che tu non abbia paura di finire nei guai.»» disse David, cercando di sviare il discorso di suo padre.
«Io non ho paura!»
All'improvviso, si sentì un forte fruscio. Qualcosa di grande si schiantò attraverso la finestra del Palazzo delle Biopiante.
«C-cos'era quello?» chiese Amara, con la voce tremante. «Forse è meglio chiamare il signor Arnold...»
«Sarà sicuramente un uccello. Vuoi davvero disturbarlo mentre ci sono gli esami? Andiamo a controllare noi. Sarà una mini avventura!»
I due ragazzi si incamminarono verso il Palazzo delle Biopiante, incuriositi dall'accaduto. Arrivati all'edificio, Amara notò qualcosa di strano.
«David, guarda! Le piante del terzo piano sono tutte morte... Forse dovremmo tornare indietro.»disse amara
«Sarà solo un nuovo esperimento... Ecco! La classe è quella in fondo al corridoio.»
Quando finalmente raggiunsero l'aula, il sangue si gelò nelle loro vene.
All'interno non c'era alcun uccello, ma una creatura bianca con quattro tentacoli. Nella parte più bassa del suo corpo si apriva una bocca , all'interno della quale sembrava brillare un intero universo viola.
La bocca stava assorbendo una strana energia verde dalle piante e, quando il processo finì, la vegetazione era ormai morta.
«Sta... sta assorbendo l'energia vitale...» sussurrò Amara.
La creatura si voltò lentamente, fissando i due ragazzi.
«Amara... corri!»gridò david spaventato, che
Si lanciarono nel lungo corridoio mentre l'alieno li inseguiva, tentacoli protesi verso di loro.
Energia verde? Essenza vitale? Quelle parole continuavano a rimbombare nella mente di David. Non doveva esistere nessuna forma di vita con abilità simili... Ma in quel momento, la cosa più importante era solo una: correre.
La scala principale era troppo lontana. Amara si rese conto che, se quella cosa li avesse raggiunti, per loro sarebbe stata la fine.
«David! La scala di emergenza!» urlò.
Si precipitarono giù per le scale, raggiungendo infine il cancello posteriore della scuola. Ma era chiuso.
Ormai l'essere li aveva raggiunti. Sembrava che, da un momento all'altro, avrebbe riservato loro la stessa sorte delle piante. Sollevò i tentacoli e spalancò la bocca minacciosa.
«Amara... mi dispiace. È tutta colpa mia.» David era esausto. «Quando mi attaccherà, tu scappa. Chiedi aiuto.»
Ma, proprio in quel momento, vide qualcosa in lontananza.
Per un attimo, pensò si trattasse di un umanoide... un gatto umanoide.
L'essere gli lanciò una strana arma.
«Afferrala e spara nella bocca!» ordinò il gatto.
David afferrò quel blaster e, in un lampo, ricordò le parole di suo padre:
"Mano ferma. Piedi ben serrati nel terreno. Respira e..."
David premette il grilletto.
Il colpo colpì in pieno la creatura, che si accasciò a terra, priva di vita.
David e Amara erano pietrificati, incapaci di elaborare ciò che era appena successo.
«Siete stati degli stolti mocciosi! Andare da una sentinella senza armi... Che sciocchi!»
«Un... un... gatto?» balbettò Amara con le ultime forze.
«Gatto? Quale gatto, mocciosa? Sono uno Sterideo. Il mio nome è Cleo, non dimenticarlo.»
David non aveva sentito nulla della conversazione tra Amara e Cleo. La sua mente era troppo concentrata sulla carcassa di quel mostro.
«Hai detto che questa cosa è una sentinella? Che diavolo significa?»continuo amara
«Giovane bambina , non hai idea di quello che sta per succedere. C'è poco tempo. Sono venuto per il ragazzo.»
«David, sei tra noi?» pronunciò Amara con voce incerta. «So che questa situazione è assurda, ma ho bisogno di te.»
«Cosa vuoi da me? Non so cosa sia questa cosa, non so cosa sei tu e non voglio scoprirlo! Adesso chiamiamo aiuto, Amara!»
Cleo balzò in aria e si fermò proprio davanti a David.
«Non hai capito nulla. Ormai per questa dimensione non c'è più niente da fare. Devi seguirmi, moccioso.»
«Non chiamarmi moccioso! Per quanto mi riguarda, sei solo un gatto parlante!»
All'improvviso, il vento smise di soffiare. Un silenzio innaturale avvolse tutto. Il cielo si squarciò, e da quella fenditura cominciarono a uscire migliaia di esseri simili a quello che David aveva ucciso.
«È troppo tardi...» sussurrò Cleo.
Amara e David si sentirono paralizzati dal terrore. Sembrava di essere in un incubo. Poi, all'improvviso, Cleo estrasse dalla tasca una strana sfera circondata da buffi anelli cilindrici rotanti. La conficcò nel terreno e, in un istante, la sfera si trasformò in una cupola che avvolse lui e i due ragazzi. Fuori da essa, il tempo smise di avanzare.
«Cleo, che diavolo sta succedendo? Perché il cielo è così? Perché il tempo si è fermato? Da dove arrivano tutte queste creature?!»
«Non c'è tempo per spiegazioni. Sappiate solo che ormai questa dimensione appartiene alle sentinelle. Se non volete rimanere bloccati nel tempo, vi consiglio di seguirmi, mocciosi.»
«Riporta tutto com'era prima!» gridò David con la voce tremante. «Mia madre è ancora là fuori! Aggiusta il cielo, fai sparire queste creature!» concluse il ragazzo
«,non è così semplice.»
Cleo scosse la testa. «Seguitemi, ora. Farò comparire un portale per il campo base.»
Amara si avvicinò al suo amico per cercare un attimo di sostegno,
«David, non ho idea di cosa stia succedendo... Anche la mia famiglia è là fuori.» Amara aveva gli occhi pieni di lacrime. «Forse, seguendolo, potremmo trovare un modo per aiutarli.»
David serrò i pugni. «Hai detto che mi stavi cercando? Chi ti ha parlato di me? E soprattutto... sapevi già che quei mostri avrebbero attaccato?!»
Cleo lo fissò per un attimo prima di rispondere:
«È stato tuo padre.»
David sentì un nodo stringergli lo stomaco, ma non disse una parola.
Senza altra scelta, i tre entrarono nel portale e scomparvero nel nulla.
La dimensione che avevano lasciato rimase congelata nel tempo.