Il custode

scritto da HalBregg
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Il Passato è il nemico, non deve contaminare
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Testo: Il custode
di HalBregg

Queste scale sono sempre più scivolose, devo imparare a stare più attento, gli anni passano veloci. Sono finalmente nella sala, vediamo se anche stavolta mi fanno arrabbiare. No, mi sembra tutto a posto. Oddio, quanta roba.

Mi avvicino al grande tavolo di pietra su cui i ragazzi hanno disposto tutto il materiale della settimana. C’erano state parecchie consegne, le squadre là fuori stavano lavorando a pieno regime. Xanos sta accendendo il forno, spero si sbrighi perché almeno qua si scalda un po’.

«Padre, ho sistemato tutto nell’ordine che mi ha spiegato lei», la voce di Fithia che è arrivata dietro di me mi fa sobbalzare.

«Hai fatto bene, che abbiamo?»

«Solite immagini e segni perversi. Distese di acqua, creature deformi e tutta la consueta paccottiglia blasfema».

Prendo quei fogli e inizio a esaminarli, le mie mani si rifiutano di toccarli. L’acqua, addirittura l’acqua. Tantissima. E poi quelle cose alte dai colori più strani. E ancora uomini che appaiono sorridenti tra quelle oscenità. Ho imparato anche ad interpretare alcuni di quei segni, quelle piccole linee disposte in un modo che pare casuale. Ecco, questo sotto l’immagine dell’acqua è mare, quest’altro è alberi, quelli esseri deformi animali.

Dopo l’ispezione applico il codice d’archivio a ciascun oggetto e poi lo inserisco nel terminale sistemato accanto al tavolo di pietra. A fianco di ciascun oggetto inserisco la dicitura DISTRUTTO e la data di oggi.  Poi dico a Xanos e Fithia di indossare i guanti protettivi e di iniziare. Mi sposto vicino al forno per controllare. All’interno le fiamme sono ormai alte e sento il calore che mi accarezza le guance. Do l’ordine di cominciare.Una alla volta quelle oscenità vengono infilate nel forno e distrutte per sempre. Come deve essere. Come è sempre stato e come sempre sarà.



L’odore penetrante non mi fa respirare. Corpi ammassati in un piccolo spazio. Sto diventando sempre più vecchio, è ora forse di pensare al Successore. Ogni tre mesi la stessa storia, decine di Custodi a sentire sempre le solite cose. Novità forse per i giovani, ma per noi, per me… L’importanza di vigilare, preservare. Il Passato è il nemico, non deve contaminare. Bisogna essere inflessibili. Anche il Gran Maestro comunque è invecchiato, non si capisce neanche quello che dice.
Un piccolo colpo alla schiena, mi fa comunque male. Ma chi è?
«Non girarti».
Non riconosco quella voce. Mi sento spingere, cerca la mia mano.
«Prendi, mettila sotto la tunica. Presto».
Le mie dita afferrano un oggetto duro e freddo. È abbastanza pesante. Sto per lasciarlo cadere ma cambio idea. Non so perché ma lo metto sotto la tunica. Non ho idea cosa sia.
«Guardala, non bruciarla subito» mi sussurra ancora la voce.
Rimango immobile un istante. Poi mi giro, voglio vederlo in faccia.
Non c’è nessuno.

 


Sono di fronte al tavolo di pietra. Sono solo, non ho chiamato Xanos e Fithia. Ho già acceso il forno, Xanos mi ha spiegato come si fa. Se dovessi ammalarmi Padre.

Ho appoggiato la piccola cassetta metallica sulla superficie di marmo. Sono tentato di metterla nel forno senza aprirla. Guardala, non bruciarla subito. Ma che roba è?

La prendo tra le mani, la superficie è lucida e fredda. Metto il dito dove c’è una piccola scanalatura e tiro piano verso l’alto. La cassetta si apre, un odore stantio mi invade le narici. C’è roba dentro. Roba del Passato. Bestemmie.

Apro uno dei cassetti sotto il tavolo e cerco i guanti di Xanos, non voglio toccare quella roba.

Dopo pochi minuti ho un foglio con un’immagine di fronte a me.

Pieno di queste cose alte, di colori diversi, la maggior parte sono verdi. Com’era la parola? Ah sì, alberi. Ma c’è qualcos’altro. Questa la conosco, è pietra, si vede. Una cosa alta, più degli alberi, e in cima c’è qualcosa. Due cose incrociate, sembrano dei pali. Che strano. C’è anche una striscia chiara tra gli alberi, controllo attentamente. Sembra acqua. Non riesco a distogliere lo sguardo.

Queste eresie sono all’ordine del giorno. Mi vengono portate tutte le settimane. Perché questa mi è stata data così?

Cerco di ricordare quella voce, guardala, non bruciarla subito, ma è solo un ronzio nella mia mente. Non trovo alcun nesso.

Prendo allora il foglio e me lo avvicino al viso. Faccio attenzione che il guanto sia ben calzato, meglio stare attenti. La guardo più da vicino, sì avevo visto giusto, è proprio acqua quella. Inammissibile che continui a girare questa roba. C’è gente in giro che ci crede, lo so.

Va bene, rimetto tutto nella cassetta, ci metto il codice e poi la distruggo, il forno ormai è caldo. Faccio per rimetterla ma mi sfugge dalle dita. Con i guanti la roba ti scappa, specialmente i fogli. Cade sul tavolo ma è girata al contrario. Mi blocco. C’è qualcosa. Una serie di numeri, è un codice. Sembra uno dei nostri.

Mi sono immobilizzato, il cuore accelera e sento un blocco allo stomaco. Ma che sta succedendo? Il ricordo di quella voce alle mie spalle adesso mi spaventa. Chi era quell’uomo?

Riprendo l’immagine, con cautela ancora più estrema. Mi sento la bocca secca. Il calore esce prepotente dal forno ma io sento freddo. Lo sento che mi stringe le ossa.

Con l’immagine in mano mi dirigo verso il terminale. Avvio il sistema e predispongo l’inserimento di un oggetto. Con una mano la avvicino agli occhi per leggere meglio mentre con l’altra digito le cifre del lungo codice. Una volta inserite le ricontrollo ancora una volta, una ad una. Poi metto l’indice sul tasto Invio. Rimango immobile un lungo istante, poi chiudo gli occhi e lo premo.

Immediatamente un suono sgraziato e penetrante. Lo schermo diventa rosso e una scritta nera, impossibile, lampeggia insistente.

CODICE VALIDO

ARCHIVIATO

DISTRUZIONE CERTIFICATA

12.06 ANNO 36

Il foglio tra le mani sembra scottare, tra quante mani è passato? Fisso lo schermo e faccio due calcoli: Anno 36… 723 anni fa.

Riappoggio l’immagine sul tavolo. Mi levo i guanti, mi avvicino al forno e lo spengo.

Il custode testo di HalBregg
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