Quello che facevo nella vita era correre e non fermarmi mai a guardare indietro.Era bello.Nessun rimpianto, qualche lacrima ma tutto si risolveva con un respiro profondo.
Nascondevo la mia superficialità dietro una patina impercettibile di incertezza e nella mia confusione illudevo, amavo, idealizzavo e facevo cadere sotto di me, chi mi sembrava necessario per me in quel momento. Così scivolavano le emozioni, senza aver il tempo di metabolizzarsi.Sfioravano, mi toccavano, mi riempivano, ma c'era qualcosa che ancora mi mancava e allora cercavo, cercavo senza rendermi conto che quello che volevo ce l'avevo lì sotto gli occhi. Lui che mi capiva, che mi amava, che impazziva, rideva e piangeva.
Ma io vagavo e non mi soffermavo, i miei vent'anni troppo importanti, troppo da vivere per fermarsi, dovevo correre.
I momenti si accavallavano e lui era ancora li' a sperare...Poi il buio...i pensieri cominciarono a rincorrermi, a bussare, a sbattermi le verità in faccia. Scappare?Non potevo più farlo.Il momento era passato, l'attimo non l'avevo colto.Non potevo scappare tutta la vita, dovevo decidere ,dovevo scegliere. Oramai non ero più al liceo, quando vivevo alla giornata, senza capire, senza preoccuparmi di non capire, senza aver paura di sapere cosa mi aspettasse..."e fieramente mi si stringe il core a pensare come tutto al mondo passa e quasi orma non lascia...G.Leopardi".
Alla fine, consapevole,strenuamente arrivata a una conclusione sensata sono tornata tra le sue braccia e mi sono lasciata trasportare tra un cinema, una pizza, tante parole, noi due , le canzoni, Guccini, la vita, la morte, i sogni, i perchè....mi capiva. La mia metà della mela. Inebriata da pregnanti odori, feeling fatto di pensieri.
Poi qualcosa è mutato...quell'euforia momentanea, quella fierezza data dall'aver conquistato l'oggetto dei desideri è passata e rancori, paure, odi sono riemersi leggeri e poi pesanti, forti, violenti. Mi sembrava un po' come Werther di Goethe che si suicida il giorno dopo aver capito che la sua Lotte lo amava. Assurdo. Illogico. Ma lui è strano, non è il solito. Piangere non serve e mi lascio trascinare da quell'apatica malinconia che non mi permette di comunicare col mondo...
pensieri testo di carpediem79