Eccessi d'amore (1a parte)

scritto da Vince75
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Testo: Eccessi d'amore (1a parte)
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Puntuale come tutte le mattine, alle 7 precise, Sam (così la chiamavano gli amici ma il suo nome era Samira) entrò nello stabile in via Diaz, prese la rampa a destra e, giunta al secondo piano, entrò nello studio del dottor Ceriani, uno dei più noti commercialisti della città, per compiervi le pulizie quotidiane: aveva un'ora scarsa di tempo prima che cominciassero ad arrivare le impiegate. Dopo aver reso lindi i due grandi saloni pieni di scrivanie e aver lavato a fondo i bagni delle maestranze, varcò la soglia del lussoso ufficio privato del professionista: sussultò d'istinto, e dopo aver messo a fuoco la scena che le se presentava davanti, corse via urlando in preda al panico.

Il commercialista Ceriani era stato trovato a terra nel suo studio, prono, nudo, incaprettato: una corda bianca legava insieme le mani, dietro la schiena, con le gambe rivolte all'indietro e tenute in tensione dalla stessa corda che gli passava intorno al collo: il poveretto si era autostrangolato.
Il tenente Gelsi, una volta finiti i rilievi del reparto di investigazioni scientifiche dei carabinieri, a cui aveva rigolosamente assistito osservando a lungo il cadevere e rilevandone la bruttezza goffa e ai limiti del ridicolo, poté finalmente chiudersi nell'ufficio con i suoi tre più fidati sottoposti e dedicarsi a spulciare ogni carta, documento e bigliettino: era questo, sosteneva, che lo avrebbe condotto a risolvere il caso, non le costose e inutili apparecchiature di quelli del RIS. Era la prima volta che gli capitava un cadavere ucciso in quella maniera, e si augurò che fosse anche l'ultima.
Dopo sei ore di intenso lavoro, l'unica cosa interessante che trovò fu uno scontrino da ottanta centesimi emesso da un bar di Catania un mese prima e che la vittima aveva nel suo portafoglio, rinvenuto al suo posto nella tasca posteriore destra dei pantaloni.
Seduti con il loro capo per fare il punto della situazione, i tre carabinieri lo osservavano perplessi mentra giocherellava con lo scontrino, lo scrutava da vicino, lo annusava, lo arrotolava con lentezza per poi dispiegarlo con cura.
"Catania, Catania..." disse Gelsi. "Cosa diavolo ci faceva un commercialista di Como a Catania?". Il suo sguardo era perso nel vuoto, non guardava i suoi collaboratori, sembrava che parlasse con se stesso. Si alzò in piedi, e finalmente lì fissò negli occhi, esaminando ciascuno per qualche secondo. I tre uomini, come al solito, attesero in apparente trepidazione: il tenente era un  maestro nel creare le attese, caricare l'atmosfera senza alcun motivo, fare di un granello una montagna, creare aspettative per un inezia.
"A casa del dottor Ceriani!" concluse. Non gli domandarono niente, perchè tanto sarebbe stato inutile. Il loro capo era così: con la testa tra le nuvole, perso nel suo mondo, probabilmente un po' folle. Ma era il capo, e così si limitavano ad andargli dietro, senza fare domande, incapaci di capire la sua logica.
Però non era così semplice. Ci volevano i mandati necessari per la perquisizione in casa del defunto e quindi Gelsi, nel frattempo, volle interrogare la segretaria del dottor Ceriani.
Convocata in caserma, Federica Prada in De Luca appariva visibilmente sconvolta, e tratteneva a stento le lacrime. Il tenente fu colpito dalla bellezza splendente della donna, in particolare dai profondi occhi verdi in cui, anche se arrossati dalla tensione emotiva, ci si sarebbe potuto perdersi per sempre.
"Signora, innanzitutto mi permetta di esprimerle le mie condoglianze."
"Grazie", disse la Prada abbassando lo sguardo.
"Vorrei chiederle se lo studio ha clienti in Sicilia, in particolare a Catania". Lo sguardo della segretaria si fece lucido, serio e profondo, alzò gli occhi e li piantò in quelli del carabiniere. Fu un attimo: li riabbassò subito e scoppio in un pianto a dirotto.
"Sicilia?..." riprese dopo un po' tra i singhiozzi.
"Ma no, i nostri clienti sono tutti nelle province di Como,Lecco,Varese,Milano...Qualcuno a Bergamo...La prego, non ce la faccio, non ce la faccio..."
"Mi scusi, signora" disse Gelsi prendendo le mani della donna nelle sue. "Mi scusi davvero. Torni pure a casa e si riposi. Ci rivedremo quando starà meglio."
La donna stava già per uscire quando il tenete la richiamò:"Mi perdoni ma devo chiederglielo, non posso evitarlo: cosa ha fatto ieri sera dopo il lavoro?"
"Lei è una persona crudele: sono andata a casa, da mio marito, e non ci siamo più mossi", rispose quasi offesa la Prada, e se ne andò a passo svelto, risoluta nel non rispondere più a nessuna domanda, che tra l'alto Gelsi non aveva intenzione di farle. Singhiozzava; lacrime lente le scendevano sul viso, il suo sguardo esprimeva un disappunto quasi rabbioso.

Eccessi d'amore (1a parte) testo di Vince75
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