Sulla mia anima si abbattono i flutti di molte amonie acquetanti:non so che cosa mi dia tanta malinconia,vorrei piangere e morire poi.Non c'è più nulla!Mi sento molto fiacco e la mia mano trema.
Il rosso del mattino si riverbera multicolore nel cielo,fuoco d'artificio scontato che mi annoia.I miei occhi scintillano ben altrimenti temo che il loro fuoco perforerebbe il cielo.Sento d'essere ornai fuori dalla crisalide.Mi conosco a fondo,mi manca solo di trovare la testa del mio sosia,per sezionarne il cervello o la mia stessa testa di fanciullo dai riccioli d'oro..oh...vent'anni fa..bambino...bambino..come mi suona estranea questa parola.Sono stato anch'io un bambino,fabbricato dal meccanismo logoro e decrepito del mondo?E ora-come un ronzino legato al vericello trascino straccamente la fune che si chiama fato,finchè sarò marcito e un becchino m'avrà seppellito,solo un paio di mosconi ad assicurarmi ancora un po d'immortalità.-
A questo pensiero mi vien quasi voglia di ridere-Tuttavia un'altra idea mi disturba:forse dalle mie ossa nasceranno anche dei fiorellini,magari delle violette o addirittura,se il becchino farà i suoi bisogni sulla mia tomba un nontiscordardimé.Allora verranno gli innamorati...Schifo!Schifo!Questo è marciume!Sebbene io goda di pensare in questo modo al futuro,mi sembra infatti più piacevole marcire nella terra umida che vegetare sotto un azzurro cielo,strisciare come un grosso verme che essere un uomo,cioè un punto interrogativo ambulante.Mi turba sempre il veder passare la gente dalla strada,tutte persone vestite nei colori più vari,azzimate,leggiadre inconsapevoli,allegre!Che cosa sono?Sepolcri imbiancati sono,come disse tempo fa un ebreuccio.
Nella stanza un silenzio di morte:solo la penna che gratta la carta,perchè amo pensare scrivendo dato che non è stata ancora inventata la macchina per imprimere i nostri pensieri,quelli non detti,non scritti o che ancora mi turbano.Davanti a me un nero calamaio per annegarci il mio necrotico muscolo cardiaco ed un paio di forbici per assuefarmi a sgozzare la gente,manoscritti per nettarmi.
Di foronte a me abita una suora,cui tanto in tanto facevo visita per godere della sua pudicizia.La conosco palmo a palmo,dalla testa ai piedi,meglio ancora di me stesso,sono conoscibili quelle buffe anime algebriche ad una incognita.In passato è stata suora,sottile e gracile,io ero dottore e ho fatto in modo che diventasse presto grassa.Con lei abita suo fratello in matrimonio terreno:quello era troppo grasso e florido per me,così l'ho fatto magro,come un cadavere,come un cadavere.In questi giorni morirà:ciò mi fa piacere perchè lo sezionerò.Ma prima voglio scrivere la storia della mia vita;infatti oltre che interessante,essa è anche istruttiva per rendere vecchi al più presto i giovani...in ciò sono maestro.Chi deve leggerla?I miei sosia,molti dei quali ancora camminano in questa valle di lacrime.
A questo punto Euforione si tirò un po indietro,gemendo,soffriva infatti di tabe dorsale.
Atto e azione. testo di Isidore