Oh, quanto avevi ragione!
Adesso anch'io capisco come il rapporto tra me e lei non possa essere più lo stesso. Vedi, tutto iniziò meno di un anno fa, per caso, in chat. In un momento di pausa decisi di cercare qualcuno che volesse scambiare qualche chiacchiera sul teatro, da sempre la mia grande passione, e, quasi subito, comparì il suo nome. Presentandomi le scrissi un monologo tratto dal mio ultimo spettacolo, passando quasi per pazzo, ma riuscii nell'intento di catturare la sua attenzione. Da allora, per quasi un anno intero, non passò giorno che non ci sentissimo. All'inizio furono semplici opinioni sulla nostra comune passione; ma poi, parlando di me, di lei, di ciò che siamo, che non siamo o che potevamo essere, diventammo veri amici e mi ritrovai a pensare sempre più spesso a lei.
Ben presto il telefono sostituì quelle ore passate in chat e, almeno parzialmente, colmò anche quella distanza di seicento chilometri che ci divideva. Ah, che voce soave aveva! Se solo tu la potessi ascoltare capiresti quanta emozione mi dava.
Però, ad un tratto, mi accorsi che anche quell'amicizia iniziava a starmi un po' stretta. Volevo di più. Le telefonavo di mattina, per darle il buon giorno; le telefonavo di pomeriggio, per sapere cosa stesse facendo, ma, soprattutto, le telefonavo di notte e passavamo ore ed ore a dare libero sfogo alle nostre fantasie e al nostro "folleggiare". Lei sembrava quasi sempre così contenta di sentirmi, in ogni ora, per ogni occasione. Alla fine, dopo il mio tanto insistere, decidemmo d'incontrarci verso la fine dell'estate in una città a metà strada. Ma poi, dopo le vacanze ed una mia scappatella con una francese conosciuta in Croazia, per motivi di lavoro mi ritrovai a dover andare proprio nella sua città. Che gran colpo di fortuna! Avevo la possibilità di visitare una città così grande e bella e per di più in sua compagnia.
Il cuore mi batté all'impazzata quella sera che c'incontrammo. Lei era con Adriana, una sua amica, però... però lei era così diversa da come me l'aspettavo! Mi aveva mandato tante foto e non avevo dubbi che fosse lei; eppure la sua espressione era differente. Guardandola bene, scoprii che non mi piaceva affatto.
Quella settimana sembrò interminabile. Lei diventò appiccicosa per quasi tutto il tempo e, per quanto dolce potesse essere, la cosa m'infastidì soltanto. I suoi baci d'amore li corrispondevo con quel pizzico d'affetto che potevo ancora nutrire, ma non vedevo l'ora di fuggire da lì! Che m'importava di averla illusa per tanto tempo e dell'amore di cui aveva bisogno?
Per quanto mi sforzassi non riuscivo a farmela piacere fisicamente e tutto quel nostro "folleggiare" perse per me ogni significato Quell'amicizia che avevamo coltivato in un anno svanì in un paio di giorni. Dopo aver ridotto ai minimi termini anche ciò che potevo visitare di quella città, mi affrettai a ripartire.
Tornato a casa mi sentii finalmente libero da quel peso. Mesi dopo lei dichiarò il suo amore per me... ma dico, era impazzita? come può dirsi innamorata di me con quei soli pochi giorni che ci siamo visti? Forse non avrei mai dovuto baciarla se non avessi voluto veramente. Forse lei non mi ha amato per quei soli pochi giorni che mi ha visto, ma per ciò che eravamo diventati in quasi un anno intero. Lei ricorda e le si riempirà il cuore di gioia e di dolore. Io ho già dimenticato tutto.
Ora con la scusa del lavoro sulla mia tesi di laurea sono riuscito ad allontarnarla un po', mi imbarazza parlarle quando mi telefona, e, anche in chat, quando la posso evitare, la evito.
Io e Lei: Dalla chat all'incontro. testo di Pippo Cannelunghe