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Padre,
sarai arido.
Ti vedrò consumato sulle stesse parole,
mentre, debole,
lotti per sogni che ormai non ricordi più.
Sono qui,
ti sento.
Mi chiedi perdono?
Io ti ho già assolto, ricordi?
Solo ora ti accorgi che siamo distanti.
Una volta abitavamo lo stesso tribunale.
Tu sei rimasto dentro come unico imputato.
Ho provato ad aspettarti fuori.
Non sei innocente, lo so.
Ma hai avuto la grazia.
Ho vissuto ricalcandoti.
Consolati: ti ho portato sempre con me.
Mi dispiace,
questa è pietà.
Sono diventato
quello che volevi essere.
In fondo, l’ho fatto per te.
E ora mi invidi?
Ricordi?
Ti ho già assolto.
Mi dispiace,
ma non posso condannarti:
non riesco.
Vivrai con me,
muto lungo i bordi,
sconosciuto agli altri
come il pensiero più crudele che non ho mai detto.
Una volta mi dicesti
che riconoscevi i miei occhi.
Ora sono io a dirtelo:
sei tu che li hai creati.
Ma non morire adesso,
aspetta.
Ti darò gloria:
con me avrai il tuo riscatto.
E lo farò
con ciò che mi hai dato
e con ciò che non sei mai riuscito a togliermi.
E piangerò,
nell’ultimo tratto,
nella cenere grigia dei tuoi occhi,
e solo lì finalmente capirai
i veri occhi di tuo figlio.