Ciao, permetti che mi presenti. Mi chiamo Aurelio e sono un demone.
Oh, tranquillizzati, non sono uno di quei demoni degli horror del giorno d’oggi … e neanche di quelli gotici. Che brutti, quelli: tutti spine sul dorso, con le zampe di capra e l’odore di zolfo – cioè a dire di uova marce, bleah – che li precede.
Certi demoni moderni, beh, non sono poi mica male. Alti, snelli, affascinanti, dallo sguardo magnetico alla conte Dracula. Che poi, a giudicare dai ritratti di Vlad Tepes, non è che il suo sguardo fosse poi così “magnetico”.
Le demonesse moderne, quelle sì che … grandi tette, labbra carnose fatte apposta per precipitarti nella nera voragine del peccato, lunghe gambe affusolate da centometrista, di fisso in tacco dodici.
Magari.
No, niente del genere.
Quando siamo in giro per il tuo mondo siamo dei tipi comuni, di quelli con i quali parli per un quarto d’ora e dopo tre minuti non sapresti dire di quale colore fossero i loro occhi. Che, sottolineo, non sono per nulla come quelli dei gatti o dei serpenti, sai, con la pupilla verticale.
I miei sono … verde raganella, direi.
Anche le mie colleghe sono tipe che col peccato c’azzeccano come la cipolla nella carbonara.
Fiorenza, per esempio, simpatica davvero col suo metro e sessanta con tre centimetri di tacco, una taglia L che sarebbe meglio dire XL, ma anche lei, in fondo, è femmina e ci tiene a … boh, non saprei dire, tanto si vede, no, com’è fatta? Comunque, è davvero un tipo simpatico, di quelli che ti conquistano con quel sorriso luminoso. Ecco, nel suo caso l’aggettivo “solare” è davvero quello giusto. Ah, i capelli sono davvero belli, castano rossicci, lunghi, folti, leggermente ondulati, il giusto. La valorizzano, anche se, da valorizzare, non è che ci sia molto. Le parli, ti piace, ti fa ridere, e in dieci minuti non te la ricordi più. È importante, che non veniamo memorizzati nel profondo.
Adesso lavoriamo nella stessa zona, Torino e dintorni. Ci facciamo un culo così, sapete, non è più come una volta, tagli al personale anche da noi.
Non ci credi? Eppure è così.
In ogni caso, il lavoro ci dà soddisfazioni. Il nostro non è un lavoro di quelli tipo venditore porta a porta, sai, arrivi, parli, vendi oppure no e passi oltre. No, il nostro è più un lavoro da broker finanziario. Te lo devi curare, il cliente, consigliarlo, metterlo in guardia, portarlo sulla giusta strada, cioè quella del peccato. Con alcuni, tutto sommato si fa in fretta, li becchi già quando sono piccolini e li vedi che fregano la merendina al fratellino per poi dare la colpa alla sorellina. A scuola, se sono grossi li indirizzi verso l’onorata professione del bullo. Vessare va sempre bene.
Se sono mingherlini, menzogna, delazione, invidia e maldicenza.
Poi, quando crescono, devi individuare in fretta le loro qualità.
Alcuni non possono che fare il manovale: rapinatore, al più rompi-ossa di un boss della mala.
Ma con altri la cura che ci metti per farli crescere bene dà realmente enormi soddisfazioni.
Certo, la famiglia conta molto: la genetica non è un’opinione, e l’ambiente sociale può sviluppare al meglio le doti innate.
Anni fa lavoravo in altre città, sempre in Italia: Firenze, Roma, Palermo.
Ho avuto il piacere di collaborare alla crescita spirituale di alcuni personaggi che nel corso degli anni sono diventati di primo piano nel panorama pubblico italiano. Certo, non ho fatto tutto io, di solito, specialmente con coloro che promettono meglio, è il lavoro di squadra che rende.
Oh, nessuno di questi miei, per quanto parziali, successi è mai finito in galera … almeno per ora. No, quelli hanno un bel cervello, un QI che farebbe invidia ad un astrofisico della NASA. Manovrano, spostano uomini mettendoli al posto giusto, fanno rischiare alle loro marionette. E sono le marionette che si fanno intercettare dalla Polizia o dalla GDF. Sono loro che finiscono nei guai.
Certo, a volte anche le marionette non sono proprio felicissime di addossarsi tutta la colpa, iniziano a parlare, a tirar fuori qualche documento, e così i nomi eccellenti vengono fuori. Talvolta in modo indiretto, solo il cognome, magari il fratello, o un altro parente.
In altre parti del mondo il lavoro è più difficile. Fiorenza ed io siamo stati fortunati: lavoriamo in Italia.
Un malinteso senso di giustizia tende a trasformare il sacrosanto concetto di garanzia per l’indagato in, di fatto, impunità. Cosa, questa, che fa piacere agli impuniti, e che fa incazzare la povera gente.
E poi, in certi paesi, se beccano un ministro ad utilizzare l’auto di servizio per accompagnare la moglie a far la spesa, l’imprudente deve dare le dimissioni.
Eh, in quei posti il lavoro non manca, ma è decisamente più complicato.
Sì, dai, per adesso ci va proprio di culo, a lavorare in Italia.
Solo, devo dire, sia lei che io iniziamo un pochino a stufarci. In fondo, non è che i “cattivi” del Bel Paese brillino per originalità. Oddio, cioè no, opperbacco, certo, in 80.000 anni di Homo Sapiens moderno tutte le strade per comportarsi male sono state battute, ed appena si trova una nuova possibilità, qualcuno se ne approfitta, la sviluppa, ma, in fondo, sono solo variazioni sul tema.
Una clavata sulla testa per fregarti quella pelliccia calda di bisonte si è evoluta nella scatola cinese di cento società che, nella realtà, fanno capo tutte alla stessa famiglia. Cento società che fanno evaporare i risparmi di una vita di centinaia, migliaia di ingenui risparmiatori.
Insomma, la carogna che se la prende con il debole, o l’ingenuo.
Io lo dico sempre, meglio tenere i soldi dentro un “pouf”, magari non ci diventi ricco, ma nessuno te li frega.
Bé, certo, a parte un onesto ladro d'appartamento, eventualmente.
Ma a quello, se lo becchi, puoi sempre sparare, magari anche mentre sta già scappando, o addirittura mentre lo vedi scavalcare il cancello. Quando mi capita di passare al momento giusto, non mi lascio scappare l'occasione: mi intrufolo nella testa dell'onesto gioielliere addormentato, lo sveglio di soprassalto già con la furia del giusto che gli manda le viscere in frappé e pronto a servirsi di quell'automatica che tiene nel cassetto, quella che ha comprato tre anni prima senza aver mai passato un'ora al poligono. Salta giù dal letto, va alla finestra e … BANG!
Peccato che la pallottola vada ad attraversare la finestra del pian terreno giusto qua di fronte. Povera bambina, stava dormendo nel suo lettuccio quando il gioielliere ha posto fine, senza volerlo, alla sua vita. Certo, il fatto che non abbia mirato alla piccola Gaia non cambia nulla della sua volontà di uccidere. E ce l'aveva, mica glie l'ho instillata io, quella voglia.
Ma queste sono occasioni, non il frutto di un lungo lavoro.
Portare un umano ad adottare la lunga strada del male perenne non è facile.
Godere del terremoto e delle occasioni che ne scaturiranno; risparmiare sulla ricostruzione della scuola abbondando con la sabbia a scapito del cemento, accettare una mazzetta per approvare l'acquisto di completi per il WC al triplo del prezzo che si pagherebbe per quello stesso articolo, ma di una impresa che non appartenga al fratello del cugino del cognato della suocera di tuo genero. Certo, poi la mensa della scuola non si potrà mettere a posto, si è speso tutto per i copri water, pazienza.
Chi arriva a fare queste cose per anni senza minimamente preoccuparsi di quali conseguenze ne potrebbero scaturire, eh, ci devi essere portato, ma ci arrivi con il tempo.
Come mai sono diventato un demone?
Non lo hai capito? Siete voi umani che ci avete creato.
Aurelio testo di Marboxer