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Non sapevo quanto tempo fosse passato dato che non avevo più né il mio cellulare né il mio orologio, ero così disperata che mi venne in mente di tentare e guardare a quale altezza fosse il sole nel cielo per cercare in qualche modo di capire che ore potessero essere, e solo allora notai che non c'era un sole solo, e nemmeno due ma TRE, c'erano tre soli eppure nessuno dei tre mi diede il minimo indizio, e ovviamente dato che la mattina appena sveglia il mio cervello funziona come vuole lui non ho neppure pensato di chiedere a nana o Iru quanto presto fosse, anche se una cosa era sicura, era davvero prestissimo perchè quando sono uscita dalla casetta non c'era nemmeno un sole in cielo, quindi almeno potevo immmaginare che fossero più o meno arrivate le 10 del mattino.
Dopo tutto il casino per capire la fascia oraria, sorse un altro inconveniente, ossia il fatto che ero certa di aver visto lo stesso albero secolare almeno per la terza volta, fattore che non era assolutamente da sottovalutare soprattutto quando ti trovi in un nuovo mondo, con demoni, la magia e ovviamente non dimentichiamo i 3 DANNATI SOLI! O e come se non bastasse stavo pensando ad alta voce da sola come una pazza, ma forse quello era il minore dei mali.
Alla fine mi arresi e iniziai a elaborare il da farsi con calma senza il bisogno di continuare a girare in tondo, le cose in realtà erano relativamente semplici dovevo allontanarmi dal territorio dei demoni per entrare nella terra degli umani dove forse mi avrebbero potuto aiutare maggiormente. Non era un piano così complesso o complicato eppure non riuscivo a fare neanche quello, fantastico ero tornata a borbottare tra me e me. Allora feci l'unica cosa che mi sembrava giusta fare, abbattermi, perchè ero talmente imbranata da non risucire a uscire da una foresta o bosco.
Mi accasciai a terra e riflettei su quanto fosse stata inutile la mia esistenza fino ad allora per quello che mi ricordavo, ecco quello fu un altro problema che mi venne in mente, la mia vita precedente, quella prima del mondo con i demoni, insomma sapevo che non venivo da quel mondo e che nel mio non c'erano nemmeno esseri magici volanti, sapevo che esistevano gli smartphone, la pizza, gli aerei, e i meme divertenti, ero a conoscenza del fatto che adoravo la musica perché per ogni singolo passo fatto mi erano venute in mente almeno una cinquantina di canzoni diverse, inoltre ero convinta al cento per cento che ero innamorata dei cani e di qualsiasi cosa legata agli anime o al Giappone, che da quello che ricordavo fosse anche il posto da dove venivo, in particolare da Osaka che era la mia città natale. Tutto sommato non era niente male per un'amnesia, voglio dire mi ricordavo pure il termine amnesia quindi ero sicuramente sulla giusta strada, se così si può dire, comunque giunsi alla conclusione che non potevo permettermi di perdere ulteriormente tempo, mangiai delle erbe davvero squisite che nana mi aveva descritto e mostrato nel suo libro di ricette, mi alzai e mi rincamminai cercando di distanziare il più possibile il mio amico albero. Dopo quelle che sembravano diverse ore il cielo si scurò dando il benvenuto ad un'unica e solitaria luna che però era grande quanto un altro pianeta, era così enorme che ci misi un attimo ad intuire che fosse scesa la notte dato l'incredibile luce che irradiava, discorso sugli astri a parte, ero abbastanza fiera di me perché ero riuscita a superare la giornata con delle erbe e il mio pessimo senso dell'orientamento, quando tutto a un tratto notai una luce forte in lontananza e pensando immediatamente che fossero segni di una qualche città umana iniziai a correre senza pensarci, senza nemmeno notare che quella strada mi era familiare, senza accorgermi che stavo, ancora una volta commettendo un errore, ma ormai era tardi...
Con il fiato corto per essermi precipitata come una scalmanata compresi che il bagliore che avevo visto non era altro che FUOCO, fuoco che stava divampando e distruggendo qualsiasi cosa o persona che incontrasse sul suo cammino e non solo ma che le persone che stava terrorizzando erano gli stessi demoni che avevo deciso di lasciarmi alle spalle quella stessa mattina. Non capivo più cosa fare, mi allontanai di nuovo come per abitudine ormai, ma mi fermai quasi subito dietro una grossa quercia, dopo che sentì delle voci e che vidi delle figure che non assomigliavano affatto a delle creature alate e cornute, bensì erano come me, erano umani.
Dopo tutto quel girovagare sarei dovuta essere contenta, quasi estasiata di aver finalmente trovato degli altri esseri umani, putroppo non fu quello il caso, non solo erano grossi bruti minacciosi armati fino ai denti ma avevano anche preso in ostaggio tutti i demoni del villaggio, almeno quelli rimasti, e gli avevano raggruppati tutti assieme al centro del villaggio, legati con delle corde come fossero degli schiavi. Non potevo credere a quello che stava succedendo insomma perchè fare una cosa tanto crudele ad alcuni anziani, e diversi bambini e donne, i miei occhi continuavano a fissarli inermi mentre le mie gambe tremavano per ogni strattone o percossa che gli veniva inferta da quei bruti, non avevo parole, e il mio corpo diventava sempre più debole a quella vista, per un attimo mi balenò in testa il pensiero di cercare aiuto, tuttavia per loro non ero che un'altra crudele e violenta umana, non potevo aiutarli e se fossi andata avanti a guardare avrebbero scoperto anche me, dovevo andarmene e pensare a me, d'altro canto non sarei stata utile a nessuno in quel frangente giusto? NON potevo fare nulla. Quel ragionamento crollò come un castello di carte al più debole soffio di vento, quando vidi uno di quei ceffi puntare una grossa e affilata spada contro le uniche due persone che mi avevano aiutato, accolto e sfamato, e così in un battito di ciglia mi ritrovai tra la punta della spada e nana e Iru, non mi ricordavo come fossi arrivata lì così velocemente, il mio corpo si mosse da solo e ora la punta di una spada larga quanto me, mi punzecchiava minacciosamente il collo, ero inerme eppure non avevo timore, forse perchè era troppo tardi per averlo, o forse perchè sapevo che per quanto stupida fosse era la cosa giusta da fare.
"Mmmh, che cosa abbiamo qui?" quelle parole mi colpirono peggio dello sguardo, che il tizio alto quanto un palazzo mi lanciò, non c'era disprezzo o rabbia nel suo sguardo, tutto il contrario, c'era divertimento, una sorta di euforia quasi folle.
"Non ci credo una ragazza umana che protegge degli scarti come questi, voglio proprio sapere il perchè, sono proprio curioso" bhe che fosse incuriosito era evidente, e anche i suoi viscidi compagni annuirono a tale esclamazione, tuttavia per quanto volessi rispondere a tono le parole non usicvano dalla mia bocca, ero bloccata.
"Lei non c'entra niente con noi, non la conosciamo nemmeno" Iru urlò quelle parole con tutto il coraggio che ancora aveva in corpo, mentre stringeva la dolce e gentile nana, stava provando a proteggermi, stava cercando di salvarmi nonostante la situazione disperata era disposto a farsi colpire o peggio per salvarmi.
"Loro...loro sono miei amici e non vi lascerò far loro del male" non sapevo perché l'avessi detto, ma quelle poche sillabe lasciarono le mie corde vocali, scalpitando contro le mie labbre serrate per poter uscire ed essere nominate, e scandite. A quelle parole lo sguardo divertito dell'uomo palazzo mutò in uno truce, freddo, e gelido, e con un solo gesto venni scagliata lontana da Iru e nana che assisstettero inermi all'intera azione. Atterrai malamente sulla schiena e per qualche secondo mi mancò il respiro, incominciai a tossire per far entrare ossigeno nei miei polmoni, mi accovacciai di lato e sfruttando tutte le mie forze provai a rimettermi in piedi, con scarsi risultati.
Quando rialzai lo sguardo per capire se ci fosse un modo per sbrogliare l'orrenda situazione in cui mi trovavo rividi la gelida lama che qualche attimi primi era puntata alla mia golla ora incombere sulla mia testa, non c'erano vie di fuga, o magiche scappatoie solo me e la morte imminente che da lì a poco sarebbe giunta.
Uno, due, tre, quattro contai i secondi cinque, sei, sette, più andavo avanti più sentivo la fine vicina, quindici, sedici, diciasette, contavo, trenta, trentuno, trentadue, niente perciò aprì gli occhi e la mia sopresa fu talmente grande che rimasi di sasso, il brutto ceffo era davanti a me, tuttavia nei suoi occhi non c'era più nulla, niente divetimento, né astio, né quella scintilla di follia generata dalle mie parole, niente di niente, il nulla più totale aveva avvolto la sua pupilla e con un rumore uguale alla caduta di un albero quando viene tagliato cadde senza vita a terra di fianco a quella che fino a qualche secondo prima era stata un'arma di morte ora era solo un'elsa prima di lama, diventata a sua volta schegge nel vento della notte.