Risposta a: Lascio Ali di Carta

scritto da Apocrifo Ipocrita
Scritto 10 giorni fa • Pubblicato 9 giorni fa • Revisionato 9 giorni fa
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Testo: Risposta a: Lascio Ali di Carta
di Apocrifo Ipocrita

L'annunciata partenza di Andrea mi ha fatto apprezzare lo spirito di partecipazione di questa piccola comunità e mi ha ricordato che, da quando mi sono registrato,  non mi sono ancora presentato come sarebbe buona educazione fare quando si entra in casa d'altri. Pertanto ne approfitto e colgo due piccioni con una fava come si suol dire. 

Caro Andrea, perdonami la confidenza dettata dall'abbattimento delle barriere fisiche e dalla magia dell'anonimato (il mio quantomeno).
Ti scrivo perchè, pur non conoscendoti, sono sensibile agli addii e il tuo sfogo genuino mi fa credere che questa comunità che io conosco ancora così poco perderà un membro di valore. Non sto giocando con le parole (visto che sembra circoli materiale x-rated sottobanco è bene precisarlo) e non mi riferisco al valore dell'opera (ho dato un'occhiata a ciò che scrivi e non fa per me); mi riferisco al valore della persona che, in un ambito come questo, conta più di ciò che essa scelga di dare in pasto alla collettività.
Mi sono iscritto non più tardi di due settimane fa. Non ho mai partecipato a forum, community o raduni di nessun genere. Odio la gente generalmente.
La mia spinta ad approcciare Ali di Carta è stata puramente egoistica. Avevo tre poesiole - non so nemmeno se meritino la definizione - che non hanno valore per nessuno se non per me perchè le sento come un pezzo di me. La materializzazione di un desiderio impossibile; qualcosa che non posso dichiarare ai quattro venti per farmene vanto.
Non mi andava di cestinarle e tenerle occultate in un supporto digitale a mio esclusivo uso e consumo mi faceva sentire patetico. Così ho deciso di affidarle al caso, come il classico e usurato messaggio nella bottiglia. Al novantanove per cento si arenerà chissadove in qualche remoto canneto. Il brivido che esista quell'un percento di probabilità che arrivi all'unico orecchio che sarebbe in grado di intuirne il senso è quanto basta a soddisfare il mio narcisismo interiore. 
Così sono arrivato qui, ho deposto il mio uovo come un cuculo pronto a salpare per nuovi lidi ed è così che mi sono fatto fregare.
Mi ha fregato l'ansia di non poter scodellare la mia tripletta tutta in un colpo e, nell'attesa, è maturata in me un'ansia di sapere cosa ne pensava la gente: chi avrà letto? Piace non piace? Mi si nota di più se commento o se non rispondo?
Già che c'ero mi sono dato un'occhiata attorno e sì, concordo, in mezzo a tanto loglio c'è poco grano. Ma perchè farne una questione di onestà intellettuale, AI o non AI? Se un testo ti sembra mediocre perchè darsi la pena di vivisezionarlo per scoprire qualcosa che vada oltre la sua mediocrità? Cosa ti cambia sapere se uno ha usato l'ausilio dei moderni ritrovati della tecnologia? O forse è la paura contraria? Venire irretiti un giorno da un testo che risuoni con le tue corde interiori alla perfezione? Il giorno in cui accadrà faremo tanto di cappello. C'è altro? Ah sì, l'inflazione: effettivamente uno che fa fatica a scrivere impiega più tempo a distillare del suo che non a buttare un prompt su Claude:

"scrivi due parole di commiato per Andrea Castellini su AlidiCarta che ha deciso di andarsene in polemica con gli autori che sprecano il suo tempo pubblicando testi AI generated. Invitalo a riconsiderare. Non più di 7 righe."

Anzi sai che ti dico? Lo testo. Questa è la risposta di Claude: 

Caro Andrea,

la tua è una scelta che comprendo, e la stanchezza per i testi generati dall'AI è più che legittima. Ma la tua presenza qui è stata un punto di riferimento: la cura con cui leggevi, i commenti onesti, la passione per la parola vera. Sarebbe un peccato lasciare che chi svaluta questo spazio finisca per allontanare proprio chi lo tiene in piedi. Prenditi il tempo che ti serve, ma spero tornerai: AlidiCarta senza di te è più povera. Un abbraccio e grazie di tutto.

Neanche male dopotutto.

Quello che Claude non dice è che, alla fine, dove andrai a stare peggio di qui? 
Come dicevo, mentre assolvevo la mia missione di seppellire tra queste mura digitali le mie fantasie inconfessabili, ho cominciato a guardarmi d'attorno. 
Tra profili vivi e non, nel caotico e ipertrofico archivio di Alidicarta si celano alcuni profili di valore.
Ho avuto subito la fortuna di individuarne tre non ancora defunti. Li riconoscerai senz'altro: una è un'attivissima e profondissima commentatrice, capace di trovare nelle parole anche più di quello che l'autore ci ha messo intenzionalmente; un altro è un genio (o un folle non ho ancora capito) che fa della destrutturazione del linguaggio una forma nuova che rende interessante ciò che normalmente scivolerebbe via. Una forma sostanziale potremmo dire. Un'altra l'ho scovata ieri (ier l'altro quando riuscirò a pubblicare questo testo): un'originalissima scrittrice che contrasta con sarcasmo arguto le avversità della vita che sembrano quotidianamente scegliere lei come bersaglio universale. Gli altri li scoprirò a poco a poco ma queste tre persone sono per me già motivo sufficiente per restare e vedere cosa avranno da dire. Quante occasioni avrei avuto di trovarle andando al bar o tra i banchi del mio ufficio? In un altro forum ci sarà gente migliore? Mah!

Poi ci sono i cadaveri, un capitolo interessante di cui qualcuno, un giorno o l'altro, si dovrà pur occupare. Chi lo sa cosa può esserci di buono sepolto nelle budella informatiche di ALidicarta. 
L'altro giorno per sempio, avendo pubblicato un testo sulla Brianza mi sono chiesto: chissà se a qualcun altro è venuto in mente di mettere la Brianza nel titolo? Ne è saltato fuori uno; un cadavere per l'appunto. Si tratta di un breve testo, di non grande valore letterario forse ma di buon livello e un gradevole intrattenimento. Seguendo le tracce ho scoperto che l'autore si è poi autopubblicato. Gli auguro buona fortuna; in ogni caso è stato un incontro fortuito e fortunato.
Chissà quanti ce ne sono là in fondo ,negli inferi del dimenticatoio. Armandosi della pazienza dello speleologo andare in immersione può diventare un'avventura; una caccia al tesoro che potrebbe non portare a nulla come fornire qualche stimolo interessante.

La tossicità da social (mi si legge, non mi si legge, tizio scrive male, caio usa l'Ai, sempronio è un fascista fuori posto,...) quella la ritroverai ovunque perchè essenzialmente te la porti dentro. Rinuncia al desiderio di piacere a tutti o di sentirti obbligato nei confronti di tutti; accetta il fatto che la società è imperfetta per definizione ed è fatalmente lo specchio dei suoi tempi; coltiva quei pochi amici che valgono la pena: se non ne trovi nemmeno uno fai bene ad andare.
Ancora due parole sull'AI. Già internet e l'avvento dei telefoni cellulari avevano avuto un impatto dirompente su abitudini di vita e costumi: alcuni positivi, altri negativi. La vera vittima delle trasformazioni dell'ultimo secolo è il tempo procapite: c'è sempre meno tempo per processare informazioni, assimilarle, ponderarle, prendere decisioni meditate. E' questo il terreno fertile su cui l'AI si innesta e se da un lato procura una soluzione dall'altro amplifica il problema. Come sempre c'è una tensione tra bene e male e l'unica via percorribile è la lotta per mettere dei paletti dove si ritiene giusto metterli, come già fai esprimendo le tue posizioni. Ne verrà fuori una mediazione instabile ma democratica si spera. La questione è aperta.
Sul piano del quotidiano, per sopravvivere serenamente io mi affido al mio gusto personale e cerco di non farmi contagiare dall'ansia presenzialista: da un lato non ho il phisique du role; dall'altro sono abbastanza fiducioso nel buon senso della maggioranza silenziosa che per definizione è invisibile finchè non decide di manifestarsi.
Concludo approfittando per fare un saluto a questa comunità che, con tutte le sue imperfezioni, rappresenta un'oasi felice in un mondo non particolarmente felice.
Vostro infedelissimo
A.I.



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