LETTERA A UN MENTORE DELLA BASSA

scritto da alfonso persich
Scritto 25 anni fa • Pubblicato 25 anni fa • Revisionato 25 anni fa
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Autore del testo alfonso persich

Testo: LETTERA A UN MENTORE DELLA BASSA
di alfonso persich


…non è mai facile fare i conti con un foglio bianco. La sua pienezza di vuoto si scontra inevitabilmente con la massa informe di pensieri e parole che mi porto dentro. Non sempre le frasi si compongono. Spesso il bianco vuoto ha la meglio sulle singole parole. Altre volte, invece, riesco ad attaccare questa presenza-assenza così prepotente e lascio un indelebile segno che, ogni volta mi caratterizza, mi stupisce, mi disegna. Non tutti i momenti sono buoni per scrivere. Soprattutto se scrivo di me. Non so se questo è uno di quei momenti, ma sento che, piano piano, i miei pensieri si stanno materializzando in frasi. E le vedo queste frasi uscire dalla mia mente, percorrere l’interno del mio corpo. Le sento dentro il collo, le spalle, scendono dalle mie braccia ed escono dalle mie dita. Alla fine le guardo. Sono qui davanti a me. Mi piacciono? Non mi piacciono? Sono comunque io. Ci sono io dentro a queste parole. Ci sono io dentro questa ennesima pagina che sta diventando sempre meno bianca. Il vuoto sta scomparendo. Lo sto riempiendo. Lo sto annullando mentre scrivo. Vorrei riuscire ad annullare, mentre vivo, anche il vuoto che sento dentro di me. Un buco nero. Un pozzo profondo. Un posto che non si riscalda mai. Fa freddo dentro di me. Fa freddo da tanto. Quando penso a quello che c’è dentro di me mi viene in mente una cantina. Di quelle buie che i nostri nonni usavano per farci stagionare i salami. E queste cantine, una volta, erano piene di salami, vino e formaggi che avevano bisogno di fresco e di poca luce per diventare buoni. Credo di avere una cantina dentro di me. Nella mia cantina ci sono di sicuro dei salami e anche dei formaggi. Aspettano di diventare buoni. Aspettano di diventare il mio cibo. Sento che da qualche parte ci sono queste cose. Ma non sempre riesco a vederle e a rendermene conto. Ho quasi sempre la sensazione che la cantina sia vuota. Non ho fiducia di averla riempita. Non ho fiducia che tra qualche tempo io ci potrei trovare delle cose molto buone da mangiare. Magari mi piacerebbe mangiare questi miei “prodotti” insieme alle persone che mi stanno attorno. Vorrei condividere ciò che “ho fatto diventare buono”, con tanto sacrificio, dentro di me, con chi ne ha voglia. Ma non so se questo sia possibile.
E mi rattristo molto nel pensare che la mia cantina sia vuota.
LETTERA A UN MENTORE DELLA BASSA testo di alfonso persich
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