Come svegliarsi da un brutto sogno. Per quell’uomo ritrovare il cadavere di Kala impiccato alla quercia di casa sua era stato come svegliarsi da un brutto sogno. Pianse fino a quando ebbe lacrime in corpo, poi si addormentò di colpo. Al risveglio era un uomo nuovo. La vista di quella donna meravigliosa, così disperatamente morta lo aveva scosso dal suo torpore esistenziale; gli aveva ricordato tutte le opportunità che la vita possa offrire e che ormai da tempo aveva smesso di desiderare, per vigliaccheria si intende. Mica era un buddista, non aveva mai pensato di raggiungere il nirvana estraniandosi dal mondo; avendo ricevuto troppe delusioni però a un certo punto si era detto che forse non valeva la pena di soffrire ancora. Insomma, non trovava nulla che non potesse andare in lui, certamente non si disprezzava…e questo lo rendeva ancora più sconsideratamente attonito. Cosa diavolo doveva fare di più per sentirsi accettato?
Dormiva a metà tra terra e mare, cercava la solitudine ma non la desiderava, amava se stesso ma non vedeva altro che fallimenti attenderlo alla fine di ogni suo tentativo. Era una maledizione? Incompetenza? Oppure l’idea che aveva di se era totalmente sballata? Forse, semplicemente, il suo destino era quello di vivere in questa sorta di limbo. Stava quasi convincendosi di questa tesi quando si imbatté in Kala Moonflower.
Quel corpo era meravigliosamente puro e perfetto; ed era così terribilmente mortificato dal nodo della morte. Non poteva credere che qualcosa di così incredibilmente giusto potesse subire un destino così degradante. Cosa poteva aver spinto un essere così limpido a farla finita in quel modo? Il coraggio forse, si diceva amaramente. Ma neanche il coraggio avrebbe potuto giustificare come il desiderio di morte avesse potuto avvolgere quella creatura.
Rise, rise forte…al confronto di Kala lui non era nulla; e si immaginava di dovere ambire ad una felicità totale, e il non riuscire a raggiungerla lo frustrava, addirittura! Dopo avere guardato in quei limpidi occhi così giusti e così mortificati rise di se stesso. Con gusto. Da quel giorno avrebbe accettato ogni insuccesso come un dono…come aveva potuto diventare così presuntuoso?
Kala, dal canto suo, era morta come avevamo già detto. Il suo nuovo stato di doppia staticità la infastidiva. Voleva essere dimenticata e invece sempre più persone si interessavano a lei. Troppo tardi, avrebbe detto se qualcosa di vivo avesse ancora illuminato il suo essere. Dato che era morta però l’amarezza della gratificazione ritardataria non la sfiorava nemmeno.
Quell’uomo avrebbe anche potuto piacerle. Era quel genere di persone che, ne era sicura, si sarebbero vergognate perfino della loro frustrazione, pensando di non potere meritare nemmeno quella. Era quel genere di persone che non ambivano ad altro che a un amore totale e totalizzante; e non era certo per umiltà o altruismo. Tutt’altro: era il loro egoismo, la loro ambizione smisurata a guidarli: in quale altra maniera un uomo potrebbe mai dare il meglio di sé se non facendosi amare sinceramente da una donna che gli faccia perdere il sonno? Le ambizioni smisurate però sono pericolosamente facili ad essere deluse.
Comunque, Kala era morta, e quindi quell’uomo non faceva altro che ostacolarla nel suo intento.
Da un lato era perfino peggio che quegli idioti dell’obitorio (A proposito, era da un po’ che nessuno si faceva vedere da quelle parti. Beh, meglio così.): forse quell’uomo era capace di capirla, di cogliere qualcosa di lei anche solo guardandola nei suoi occhi vitrei e ormai immobili. Questa comprensione non le piaceva: non voleva essere ricordata, scoperta, amata (amata poi! Ridicolo!). Ormai era morta! Morta! Morta! Voleva sparire!
Kala attendeva con ansia la decomposizione del suo cervello. Sperando che almeno quello sarebbe bastato per cancellarla definitivamente.
KALA - romanzo in n puntate 5 testo di Platypus