Sapevo di godere ancora del suo amore e potevo giocarmi delle carte importanti, non dei due di briscola.
-Sabato sera cenetta a casa mia?- chiesi a bruciapelo, sorprendendola. Stava mettendo il bucato nell’asciugatrice e mi trovavo nel nostro appartamento (diventato suo) come ogni lunedi sera per darle la paghetta settimanale. Non aveva un lavoro, al contrario della rappresentante di cosmetici che era entrata nella mia vita, Maria.
Abbandono’ alla polvere del pavimento i panni appena lavati, girandosi di scatto e fissandomi negli occhi.
-Cioe’, ecco, se ti va. Non vuol dire niente, eh? Pero’ tutto ‘sto acido degli ultimi mesi forse si potrebbe mettere un po’ da parte.-
-Roberto, l’acido lo hai messo tu in circolazione. Tu sei voluto tornare nella casa di campagna da solo, tu hai smesso di amarmi, tu hai cambiato il secchiello dell’organico quando sapevi benissimo che mi piace il colore marrone e odio il verde.-
-Te lo ridipingo. Comunque hai ragione, non so veramente cosa mi sia successo. Per una volta possiamo vederci come se non ci fossimo mai visti prima?-
Sorrise. L’avevo vista cosi’ raggiante solo quando le avevo portato a casa un peluche marrone fatto a forma di coccodrillo, per il nostro primo anniversario.
Bevvi un bicchiere di acqua di rubinetto e me ne andai soddisfatto.
Nella mia casa di campagna c’e’ un bagno enorme che contiene una vasca profonda e ampia. Ci sono dei colori a tempera perche’ a tempo perso dipingo. C’e’ una muta di neoprene per fare le immersioni subacquee. Fino a cinque anni fa ogni occasione era buona per lasciare la citta’ e spararmi al mare. La muta, la maschera, le pinne e via, oltre la barriera degli scogli, oltre le alghe e la sabbia, i torbidi agenti dell’acqua di Rimini. Cosa mancava nella mia casa? Pesci affamati e denti affilati. I piranha erano i complici perfetti per togliermi di mezzo Lisa. Sono pesci talmente voraci che non lasciano niente al Tenente Colombo di turno, fanno letteralmente sparire la preda. Acqua caldo-tiepida ideale per loro, colore blu per celarli alla vista di Lisa, muta protettiva per salvare la mia pellaccia. Sapevo che lei non avrebbe rifiutato un bagno nella vasca con me dopo la cenetta.
Mi misi all’opera il martedi. Avevo preso la settimana di ferie dall’azienda Lolli tacendolo persino a Maria. Il programma era acquistare due piranha da ogni negozio di animali nel giro di centocinquanta chilometri. Necessitavo di un bel branco di assassini con le pinne ma non potevo destare sospetti. Comprai la prima coppia di piranha nel centro di Ferrara, in via Contrada della Rosa, al “Pinne Zampe e Piume”. Un’altra coppia a Cento, poi ancora a Carpi, Modena, Bologna. Mercoledi’ ingrossai le fila della mia banda di sicari comprandone a Forli’, Faenza, Cesenatico e Ravenna. Completai la banda il giovedi` recandomi a Chioggia, Padova, Verona e Rovigo. Venerdi mattina nella mia vasca c’erano trenta piranha famelici (a Rovigo ne avevo presi quattro perche’ il tipo li aveva messi in sconto). Li tenni buoni con un prosciutto con l’osso ogni quattro ore, profumato con Coco Chanel n 5, l’abituale elisir d’amore di Lisa. Ogni volta che immergevo un prosciutto lo imbrattavo di venti spruzzi di quel profumo, cospargendolo per bene con le mani. Notai con soddisfazione che gli assassini lo sopportavano benissimo e impiegavano meno di cinque minuti a sbrindellare dieci chili di carne. Per Lisa sarebbero occorsi soltanto tre quarti d’ora, l’avrebbero presa per un prosciuttone di quarantacinque chili.
Sabato pomeriggio smisi di mettere cibo nella vasca, li volevo incazzatissimi.
Misi mano ai fornelli e cucinai orate al sale, patate al forno da saltare in padella, pomodori gratinati. Era febbraio, faceva freddo, ma optai per aprire le finestre permettendo agli odori di andarsene a zonzo per la campagna ed accoppiarsi con tante e nuove molecole d’aria romagnola.
Alle venti in punto il campanello annuncio’ l’arrivo di Lisa. Diedi il tiro al cancello e aprii il portone d’ingresso. Devo ammettere che era una bella visione, anche se non poteva reggere il confronto con il corpo trentenne di Maria. Aveva messo due o tre chiletti in piu, il vestito avaro di stoffa li evidenziava. Ricalcolai lo spolpamento: quarantanove o cinquanta minuti.
-Roberto Parini. Chi l’avrebbe mai detto che il primo invito da donna separata sarebbe arrivato da mio marito?- esordi’. Era felice come un interista quando perde la Juve.
-Accomodati, bionda.- ammiccai.
La cena ando’ bene. Mi alzai da tavola un minuto per saltare in padella le patate, del resto affrontai la conversazione senza fatica. In effetti anche sul carattere di Lisa avevo ben poco da obiettare, anzi era decisamente meglio di quello della mia nuova fiamma. Il problema era che non mi voleva concedere il divorzio e l’altra voleva sposarmi al piu’ presto, tutto qui. Maria ce l'aveva a morte con la cicogna carogna che l'aveva atterrata a Bucarest e non a Cesena. Diceva di sentirsi italiana dalla nascita e doveva rimediare quanto prima.
-Adesso sorpresa!- dissi dopo il caffe’.
-Oddio, non me ne hai fatte per dieci anni..E ora..- ridacchio’ Lisa.
-Questo e’ stato il mio sbaglio. Lo capisco solo adesso. Ti sono piaciute le orate, vero?-
-Cucinate a meraviglia. Poi sai che le adoro.-
-Ce ne sono altre trenta, nella vasca.-
-Nella tua vasca da bagno? Ma che stai dicendo, Roby!-
-Ci stanno aspettando. Senti la mia idea. Io metto quella la’.- indicai la muta appoggiata sul tavolo di fianco al fornello.
-Andiamo nella vasca.-proseguii.- Ci lasciamo accarezzare dai pesci, piano piano.-
-E tu perche’ con la muta?- chiese, con gli occhi sgranati.
-Io sono l’uomo, non devo perdere il controllo. Me lo farai perdere tu, dopo. La muta ha una cerniera..-
Accetto’ entusiasta.
A tre mesi di distanza, oggi, ho la possibilita’ di scrivere di quella serata. Le ferite alle dita si stanno riassorbendo e riesco a tenere in mano penna e quaderno.
L’infermiere del carcere di Cesena me li ha procurati, in cambio gli ho intestato la moto. Tempo libero ne ho tanto, ma non posso certo andare a spasso per i colli. Maria mi viene a trovare una volta a settimana e mi porta le foto dei suoi viaggi col compagno. Piccoli giretti, niente di eclatante: l’ultimo e’ stato alle Seychelles. Non voglio credere che me le porti per ferirmi, non sarebbe da lei. Lisa si e’ accompagnata col secondino che mi porta il rancio in cella e devo dire che il tipo non mi insulta piu’ di tanto, almeno credo. Mi dice parole che non riesco a capire perche’ e’ veneto: e’ quello del negozio di animali di Rovigo. Si sono conosciuti quando lui e’ venuto a testimoniare al processo. Adesso davanti va un po’ meglio e non sono sempre in infermeria come le prime settimane. E’ stata una patata di quelle che stavo saltando in padella a lacerare il neoprene della muta, proprio all’altezza dell’inguine. E’ caduta li’. Non me ne ero accorto. Me ne sono reso conto quando ho ricevuto il primo morso sul ..ehm..pisello. Il mio amichetto aveva trovato il pertugio tra il neoprene lacerato e si era tirato fuori dalla muta, rigido come un baccala’ (modestamente..). Dimenticavo, sciocco che non sono altro: le altre patate erano venute a meraviglia, avevo usato il migliore burro. Comunque, tornando alla vasca, si vede che la muta aveva attirato i piranha, impregnata di Coco Chanel. In effetti l’avevo maneggiata tante volte dopo aver cosparso i prosciutti col profumo, che a proposito e’ quasi finito. Costa davvero tanto quel Coco Chanel, capperi! Quasi dimenticavo un altro particolare, me lo ha ricordato una fitta di dolore proprio adesso: nella vasca era rimasto un osso di prosciutto tenuto in posizione verticale dalla pedanina di gomma sul fondo e l’acqua era troppo blu perche’ me ne potessi accorgere. La pedanina comunque mi e’ sempre stata utile e non ce l’ho con lei, mi ha salvato per tanti anni da pericolose scivolate. Ho infilato l’osso preciso preciso col sedere, entrando in acqua, facendo un salto indietro per il male. Ho cozzato con la testa contro il lavandino di fianco alla vasca e per fortuna non si e’ rotto, con quello che mi e’ costato acquistarlo. Si e’ rotta la mia testa, ma quella poi me l’hanno medicata. Testa e sedere vanno medicati ancora adesso ogni tre ore. A proposito, l’infermiere che si occupa di me e’ Gianni, il papa’ di Lisa. Insomma, il mio ex suocero. Oggi e’ rimasto senza pomate lenitive proprio col paziente prima di me e mi brucia tanto tanto. Secondo me ne ha usata troppa con quello, ma non glielo ho fatto notare perche’ sicuramente non l’ha fatto apposta. E’ irascibile, ha un brutto carattere e il lobo del mio orecchio sinistro ne sa qualcosa da quando gli ha strappato via l’orecchino. E’ successo nel mio primo giorno di detenzione, penso che Gianni fosse girato per le sue, magari aveva litigato a casa. Capita a tutti, d’altronde. Devo chiudere, mi stanno per riportare in cella. Ho fatto tre mesi da solo e finalmente oggi dovrebbero mettere con me un altro detenuto. E’ un nigeriano che, a quanto ho capito, ha abusato di un amico italiano in un momento di collera. Lo chiamano “Black and Decker”, ma sinceramente non so il perche’. Spero sia simpatico. Uuuuh, ma la mia testa ha proprio perso dei colpi! Stasera alla mensa danno il dolce, e’ venerdi! La cuoca del carcere di Cesena e’ la sorella di Lisa e ieri mi e’ venuta a trovare un attimo per dirmi che fara’ qualcosa di speciale solo per me. Aveva dei semi di albicocca, quelli coi quali si può fare anche un certo veleno, per intenderci. Mi ha detto che li avrebbe usati per aromatizzare il dolce e si è fermata lì. Meglio! Sono fortunato perche’ adoro le sorprese.
Piranha testo di Cangu