mi sveglio in un letto di catene stridenti, i miei occhi cercano smarriti un chiodo di luce sbavato dalla finestra socchiusa, il lampadario pare ondeggiarmi sul viso, mi tiro su, appoggiando la schiena alla spalliera, respiro corto, stretto, mi sento un amimale dietrosbarre, allungo un braccio, faccio cadere un cuore di vetro che tenevo sul comodino da anni, odo l'esclamativo strillante delle schegge che schizzano e rotolano sotto di me, trovo le sigarette, me ne accendo una, la fiamma schianta e rischianta una voglia di luce sullo specchio di fronte, inalo il fumo, mormorio della Camel che brucia per mezzo centimetro, sono sudato, nudo, elettrico, mi sembra di succhiare le labbra di un morto, spengo la sigaretta, tento una telefonata, smetto di comporre il numero, ho un orrore languido che mi brulica su pelle, mi alzo, tiro la tenda, sono come un malato nelle corsie ospedaliere, guardo fuori, fuori, mioddio, è nevicato.
Mattino testo di Christian Ray