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Questo racconto è nato dopo aver rivisto una pubblicità degli anni Ottanta che invitava ad allevare cincillà come attività redditizia.
Un uomo che amava moltissimo gli animali. Li considerava figli, fratelli, amici.
Un giorno vide una pubblicità:
«ALLEVA CINCILLÀ. SE AMI DAVVERO I CINCILLÀ, FALLI CRESCERE CON AMORE E GUADAGNERAI.»
«Che bello» pensò. «Posso fare del bene ai miei amici animali e guadagnare anche qualcosa.»
Comprò alcune coppie e cominciò ad allevarle.
Era bravissimo.
I cincillà si riproducevano, crescevano e stavano bene. In poco tempo ne ebbe centinaia, poi migliaia. Arrivò a venderne quarantamila all'azienda.
Con il denaro ricevuto ampliò l'allevamento.
Ne produsse centosessantamila.
Poi ancora di più.
La crescita divenne esponenziale, finché arrivò a consegnare all'azienda dodici milioni di cincillà.
Aveva guadagnato soltanto dodicimila euro, ma a lui non importava molto. Non lo faceva per i soldi. Era felice soprattutto perché immaginava tutti quei cincillà sistemati in qualche posto meraviglioso, accuditi e trattati con rispetto.
Un giorno telefonò all'azienda.
«Vorrei venire a vedere dove tenete i miei cincillà.»
«Ma certamente! Lei è uno dei nostri migliori associati. Ha diritto di prelazione assoluta. Venga quando vuole. Saremo lieti di accompagnarla personalmente e mostrarle quanto stanno bene.»
Quando arrivò allo stabilimento gli consegnarono un paio di stivali.
«Li metta, per favore.»
Lui li indossò senza capire bene perché.
Entrò nel primo capannone.
Sentì immediatamente un odore nauseabondo.
Fece qualche passo.
Ciaf.
Guardò per terra.
Ciaf. Ciaf.
Adesso aveva capito perché gli avevano dato gli stivali.
Sotto i suoi piedi c'erano sangue, frattaglie e resti di cincillà.
Cominciò a tremare. Gli tremavano le gambe, le mani, gli sembrava che gli tremasse persino il cervello.
L'accompagnatore invece continuava tranquillamente la visita.
«Ecco, qui vengono soppressi. Più avanti abbiamo la linea di lavorazione. Qui viene prelevata la pelliccia e ciò che rimane viene eliminato.»
Indicò il fondo dell'enorme capannone.
C'era una montagna di resti di cincillà.
L'uomo impallidì.
«Ma... ma quelli sono i miei cincillà?»
«Non tutti. Ci riforniamo anche presso altri allevatori.»
«Ma voi mi avevate detto che venivano qui a stare bene!»
L'accompagnatore sorrise.
«E infatti stanno benissimo.»
«Ma sono tutti morti!»
«Appunto.»
L'uomo lo fissò sconvolto.
«Dopo che li abbiamo macellati vanno direttamente in Paradiso.»