Adoro amarti, tesoro

scritto da Calzino Solitario
Scritto Ieri • Pubblicato 13 ore fa • Revisionato 8 ore fa
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Autore del testo Calzino Solitario
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"I love to love, baby" - Donna Summer
- Nota dell'autore Calzino Solitario

Testo: Adoro amarti, tesoro
di Calzino Solitario

Il telefono stava vibrando sul comodino, appoggiato sul grosso volume della serie completa dei romanzi di Brenda Novak. Marco, con l'indice destro sfiorò il display e posticipò di 10 minuti. Supino si concentrò sul respiro, ampie inspirazioni e lievi espirazioni. Quel mattino aveva un lavoro impegnativo. 
Pensò ai suoi che lo avevano sempre denigrato e deriso, sin dalle elementari, per i suoi voti mai eccelsi, media del nove così come alle medie. Al liceo poi, gli amorevoli complimenti furono più incisivi: "Non combinerai mai nulla, come quell'ubriacone di tuo zio che, per fortuna, è sparito all'estero!". A Marco piaceva suo zio. Aveva una manualità che gli aveva sempre invidiato. Costruiva "aggeggi" con pezzi dismessi di altri. Ricordava il compressore per il gonfiaggio degli pneumatici. Una bombola del gas, un motore di un frigorifero e un manometro. Il tutto su un carrello con ruotine in gomma. 
Quante volte lo aveva usato per gonfiare il motorino. Gli mancava lo zio. 

Gli infiniti di Marco erano: studiare poco; bere e baciare ragazze tanto. Dopo la laurea, era estate,  lavorava come bracciante in campagna. Raccolta delle pesche. Era divertente. Il sudore. Uomini e donne in promiscuità senza allusioni sessuali volgari. 

Un giorno il cambiamento si presentò. Un camion, di quelli con il lungo bilico frigorifero per il trasporto della frutta.
L'autista era basso, tarchiato, che anche appena uscito dalla doccia sarebbe parso sporco. La maglietta bianca tesa sul ventre prominente. Gli occhi parevano di piombo, quando ti guardavano. Parlava con una cadenza strana, non definita. Una parlata meticcia. Un misto di dialetto mediterraneo e nordeuropeo. Un tipo al quale non affidare neppure un vaso di gerani. Gli chiese se avesse la patente. Gli rispose di no. Non per guidare un mezzo come quello. L'uomo replicò con una smorfia. Poco male. L'indomani sarebbe partito. Direzione Copenaghen. Partenza ore 5:00. 
Si fece trovare.
Una borsa come bagaglio. Nessun saluto agli amorevoli genitori. Il viaggio fu lungo e divertente. Quell'uomo dall'apparenza sgradevole, grezza e ottusa, si dimostrò esattamente l'opposto. Pietro, il suo nome, era il titolare dell'azienda di trasporti. Circa 200 mezzi. Si occupavano anche di interventi particolari, di quelli cui nessuno pensa. "Tipo?" - gli chiese. "Allevamenti di galline. Per le uova. Se vedessi ciò che accade in Italia...galline ammucchiate in piccole stie l'una sull'altra. Gli escrementi che ricoprono quelle più in basso. E quando una muore? Mica puoi farci l'arrosto. Devono essere smaltite. Così come gli escrementi. Tutto deve essere tracciato! E l'azienda di trasporti deve essere certificata! In Danimarca le galline sono allevate a terra. Anche se in spazi, comunque ristretti. I Danesi sono i maggiori consumatori di uova in Europa. Perciò, tante galline e tanto lavoro per lo smaltimento. E tanta concorrenza!"
Da quel viaggio, la strada si era allungata, anche se si era fermato in quel bilocale ove ora vibrava il telefono. L'appartamento era sopra gli uffici dell'azienda di trasporti. Pietro glielo aveva offerto alcuni anni prima, in cambio di lavoro. Non sapeva che, a volte, sua figlia Angelica si fermava per la notte. Era maggiorenne. 
Angelica si occupava della gestione amministrativa. Marco di lavori fisici che ne avevano irrobustito la muscolatura. Quella che piaceva ad Angelica. Quando facevano l'amore sembravano pazzi. La passione era stravolgente. Ogni volta che succedeva Angelica metteva a tutto volume una canzone di Donna Summer. Quel ritmo era sensualmente diabolico.

I bilanci non erano più floridi, come un tempo. Angelica era preoccupata. Avevano perduto diverse commesse. Quelle più vantaggiose. Evidentemente la concorrenza li stava scalzando. "È impossibile!" - esclamò Angelica. "Già con i nostri prezzi compriamo appena le spese..."
"Trasportano sotto costo e il guadagno è altrove" - osservò Marco, ponendo la domanda: "Come si chiama?" 
"Onkel transport!" - rispose Angelica.

Era deciso ad approfondire. Ma non disse nulla.
Nei giorni successivi le raccontò di essersi recato dal loro più grosso cliente, ex cliente che, dopo una di quelle chiacchierate non proprio amichevoli tutto fu chiaro. La concorrenza che stava sbaragliando tutti, si imponeva non solo con prezzi sotto costo, ma anche con minacce di violenze fisiche alle persone o incidenti aziendali. Una volta entrati nel sistema i prezzi, ovviamente, sarebbero lievitati. 
Dopo le parole di Marco, Angelica comprese anche il seguito. "Ora capisco le offerte di acquisto...sono gli avvoltoi che volano in cerchio...attendono che siamo col culo per terra... costretti a vendere!"

Trascorsi i successivi 10 minuti, si alzò.
Raggiunse la sede del concorrente, la "Onkel transport".
Una decina di minuti d'attesa e fu ricevuto. 
"Ciao Zio! Va tutto bene. Manca poco e Pietro sarà col culo per terra!" 
Lo zio sorrise.
Gli offrì un bicchiere di bianco fermo friulano. 
Era freddo. La temperatura perfetta.
"E Angelica?" - chiese lo zio.
Marco sollevò le spalle. Canticchiò: "You put me in such an awful spin, in a spin, in, uh". 



Adoro amarti, tesoro testo di Calzino Solitario
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