Il Flauto e il Vento

scritto da mecan
Scritto 22 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
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Qualche anno fa ho scritto un po' di racconti e questo è uno di essi. Buona lettura a Chi avrà il tempo e la voglia di leggerlo. Buona Serata a Tutti!
- Nota dell'autore mecan

Testo: Il Flauto e il Vento
di mecan


Un giorno da uno zaino in corsa, saltò fuori qualcosa. Dopo un brevissimo volo e una piccola discesa percorsa rotolando, si fermò sull’ erba di un prato ai piedi di un grande Albero. Era il Flauto di un Bambino che correva in bicicletta, tagliando un bosco attraverso una stradina di campagna. Zaino in spalla, fra un fosso e una pietra, curve improvvise e frenate brusche, il flauto che sporgeva, venne alla fine sbalzato fuori.
-Ehi Bambino, ti dimentichi di meee!-. Disse il Flauto disperatamente, tremolando la sua flebile voce. Ma quello era già troppo lontano, velocissimo fra un salto e l’ altro, non si era accorto di niente. E adesso, povero Flauto? Adagiato su quell’ erbetta morbida, non poteva far altro che attendere gli eventi.
-Forse tornerà indietro.- Pensò speranzoso, ma ahimè, quel Bambino non tornò a cercare il suo Flauto, e così passarono le ore e i giorni.
Triste, abbandonato sull’ erba, si vide perso. Lo circondava un ambiente strano: non più libri, odor di scuola e di merenda, non più il buio di una borsa e la luce gialla di una stanza chiusa. Ora gli odori erano cambiati, freschi, profumati, e la luce era tanta.
In effetti, non era male quel posto, ma cosa ci faceva lì da solo, senza che qualcuno facesse uscire la musica dal suo dentro? Cominciò a disperarsi.
-Oh me sfortunato…- pensò: -Che triste destino, mi è capitato…-
Mentre pensava tristemente alla sua sorte, una Formica entrò curiosa, nel suo interno cavo. Prima titubante, poi sempre più sicura, lo attraversò a zig zag per quasi tutta la sua lunghezza.
-Ehi Tu, senza rispetto! Mi fai il solletico, sai?- Le disse contrariato: -Ti ho dato forse il permesso di entrare e di passare curiosando a tuo piacimento?-. Rincarò irritato.
La Formica ebbe un sussulto a quelle parole e, percorso svelta, svelta, l’ ultimo tratto, per affrettarsi ad uscire da lì, disse al Flauto: -Oh scusami tanto, ma non ho visto nessun divieto d’ entrata, e comunque sta tranquillo che non ti disturberò più, non hai niente di interessante per me.- E velocissima si allontanò da lui, scomparendo fra l’ erba.
Il Flauto capì di essere stato ingiustamente brusco con lei, ma ormai la Formica era già lontana e il poveretto, si trovò di nuovo solo in quell’ ambiente a lui tanto strano. Dopo un po’, però, ecco arrivare, verso di lui, un grosso Bruco peloso. Si rincuorò vedendolo, così decise di essere più gentile e di farselo amico: -Ciao!- Gli disse festoso, mentre quello pareva intento nella ricerca di qualcosa. -Ciao!- Rispose educatamente il Bruco, sollevando verso di lui, il suo grosso testone.
-Sono un Flauto, nasco e vivo per la musica, ma se qualcuno non mi suona, non servo a niente, morirò presto di sicuro. Ti va di suonarmi un po’?- Disse il Flauto quasi supplichevole. Ma il Bruco viveva per diventare Farfalla, e non capendo le parole del Flauto, rispose: -Mi dispiace Flauto, ma io sono nato e vivo per tutt’ altro scopo, non so cosa sia la musica, non capisco il significato delle tue parole. Mi dispiace… non posso proprio aiutarti.- Così, augurandogli buona fortuna, davvero dispiaciuto per lui, continuò il suo lento cammino alla ricerca di qualcosa.
-Oh me sfortunato…- Disse fra sé il Flauto, trovandosi di nuovo solo.
Passò dell’ altro tempo, ma ecco che una mattina, dall’ alto sentì arrivargli sopra, piacevole e delicata, la carezza del Vento. Si accese subito di speranza e lo salutò con gioia.
-Ciao Flauto!- Rispose il Vento: -Che fai da solo, là sull’ erba?-.
-Oh sapessi, caro Vento…, mi sono ritrovato qua all’ improvviso, ma sono disperato, perché, se qualcuno non mi suona al più presto, so che ne morirò.- Disse tristemente il povero Flauto.
-Amico mio, forse qui l’ unico che può aiutarti, sono io, e Ti dirò che a me fa anche piacere, perché spesso mi annoio nei miei soliti giri e folate. Allora d’ accordo: ti suonerò volentieri!-
Che contentezza!!! La gioia di quel povero Flauto, era davvero immensa, e pregando il Vento di farlo subito, pensò che forse il suo destino non era stato così crudele. Poco dopo, in quel bellissimo bosco di Querce, si udirono melodiose note flautate, musiche dolci e acute danzavano col Vento che le trasportava lontano. E fu gioia armoniosa per tutti, incanto e mistero, nell’ aria del Bosco.
Da quel momento, il Vento, suonò ogni giorno il suo amico Flauto, portando gaudio nell’ aria con la loro musica sempre più bella. Il Flauto continuò a vivere felice, sicuro del suo amico Vento e, ogni giorno, aspettando il suo arrivo, sorrideva al Destino, ringraziandolo per avergli fatto quel così grande, bellissimo dono.
A volte una sfortuna, può essere invece la causa di una grande, bellissima, meravigliosa sorte. Mentre lo scoraggiamento che ci assale in quelle apparentemente sfortunate circostanze, può servire ed essere indispensabile, per far accelerare l’ arrivo dei lieti eventi successivi. Che fare dunque, di fronte ad una sorte improvvisamente avversa? Forse l’ unica è davvero quella di non scoraggiarsi nell’ attesa, perché tanto le cose, di sicuro, prima o poi cambieranno.


FINE
Il Flauto e il Vento testo di mecan
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