No parking (ultima parte)

scritto da Vince75
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Testo: No parking (ultima parte)
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Mentre percorreva il tragitto ripensò al capanno di caccia che il Chiappari possedeva. Lo conosceva perchè era capitato da quelle parti qualche volta, andando a passeggiare. Era situato proprio sopra l'ansa del torrente; non era solo il luogo dove il Chiappari si nascondeva  per sparare alle specie protette, era il suo regno, buon ritiro nei momenti liberi, dove poteva coniugare le sue grandi passioni, ossia le donne e il bracconaggio. Lo aveva sistemato in modo semplice e dignotoso, lontano da sguardi indiscreti, circondato da una fitta faggeta, protetto da un reticolato e da due mastini napoletani che non invitavano gli eventuali curiosi a farsi avanti.
Benito vedeva la moglie poco o niente; quando non lavorava passava il suo tempo al capanno nel bosco, in qualsiasi stagione, e per lei quel luogo era off limits. Lui si presentava a casa solo all'ora di cena, trangugiando quello che c'era per poi uscire di nuovo, per andare con gli amici al bar. Spesso lei non sapeva nemmeno quando terminava il lavoro, per quella sua assurda abitudine di parcheggiare nell'altro lato della strada, nel posto riservato al professore. Con il marito parlava poco, una donna devota che ogni mattina andava a messa; una vita semplice e laboriosa, quasi invisibile. Almeno, questo è quello che aveva raccolto Baresi dalle testimonianze della gente del paese.
Fece la discesa sterrata a passo veloce,costeggiando il canneto,poi il sentiero acciottolato in salita lo rallentò. Un forte odore di bruciato gli pervase le narici, dopo pochi metri, raggiunta la piccola colma, vide il casale di caccia che stava andando completamente a fuoco.I cani erano scomparsi. Chiamò immediatamente in caserma, e il 115 dei Vigili del Fuoco. Poi, vide un varco ancora agibile e decise di entrare, cercando di evitare le fiamme. Sul pavimento in cotto c'era una scatola di metallo, la prese con sè, ma anche con i guanti d'ordinanza scottava come lava.
Tutto il resto era andato a fuoco. Uscì di gran fretta e gettò la scatola nel fiume, mentre una trave ridotta a braciere crollava. Salvo per un pelo, pensò Zarcone.
Recuperò la scatola non senza fatica, si sedette sull'argine e l'aprì. IL contenuto era rimasto quasi intatto, decine di foto di donne riprese vereosimilmente con un teleobiettivo, non molto lontano dal casale. Il Chiappari dunque veniva spiato durante i suoi incontri clandestini. Di colpo tutto gli si fece chiaro. Fece per alzarsi, ma sentì una presenza vicino a sé e si voltò: era la signora Maino, fresca vedova del morto.

"Perché lo ha fatto?" chiese il maresciallo. La donna fece spallucce.
"Ho trovato quella grossa chiave sul sentiero. Stavo solo andando a chiamarlo: era tardi. L'ho visto lì sul ciglio del fiume, a bere una birra e a fumare, seduto su un sasso con le gambe a penzoloni. Non è stato difficile: è bastato un colpo secco ed è caduto giù. Oggi sono tornata per bruciare tutto, non doveva rimanere nulla." Si girò, sorridendo. "Era una situazione molto scabrosa, non si poteva continuare così, non sembra anche a lei? E poi, finalmente, quel bravo professore potrà parcheggiare senza più discussioni, ho sistemato tutto. Ma perché non ci ho pensato prima?"
Il maresciallo la prese delicatamente per mano:"Venga, signora Maino, l'accompagno".
Del casale rimase solo fumo. I crocus nascosti sotto un velo di brina stavano per fare capolino lungo il sentiero, risvegliati da un tiepido sole. La primavera era alle porte.

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