Lecce, 13 maggio 2012
Mamma,
Ho sedici anni e non nascondo di essermi ripetutamente chiesta cosa fosse l’amore, se realmente esistesse quell’amore incondizionato di cui tutti parlano, che tutti cercano, cui tutti aspirano.
Se realmente esistesse su sei miliardi di persone quella a cui sarei stata disposta a dare la vita, quella che avrei seguito senza esitazione ovunque, qualora se ne fosse andata.
Ho sedici anni, eppure ho già la risposta alle mie domande. Eppure mi sento completa.
Eppure ho capito che esistono innumerevoli forme d’amore, ma che la più immensa, potente, totale è quella verso una madre. Sai, credo sia scritto in una delle leggi di quella natura che più volte abbiamo considerato ingiusta, ingannevole. Di quella natura che sembra punirci tutte le volte che facciamo un passo falso, con una violenza devastante, che ci spiazza, ci scoraggia, ci toglie tutte le nostre convinzioni, quelle presunte verità a cui ci aggrappiamo in assenza di certezze.
Provo imbarazzo nello scrivere, lo stesso imbarazzo che forse mi impedirà di esprimermi al meglio, come succede ogni volta che provo delle emozioni forti da sconvolgermi l’anima. O forse è solo paura, paura di essere giudicata da te, perché, come sai, il tuo parere per me conta più di ogni altra cosa. Forse non avrò neanche il coraggio di fartele leggere, queste parole. Perché temo che non riusciranno a rendere l’idea di quello che provo. Mi sento un po’ come l’altra sera, mamma; tu parlavi, e le tue parole così forti, così efficaci, pronunciate con quel tuo tono deciso ma malinconico, si accumulavano dentro di me, formavano un nodo alla gola, premevano tanto da farmi male. E anche lì non ce l’ho fatta, appena sei andata via sono corsa in bagno e ho sfogato i miei pensieri in un pianto liberatorio; anche lì non ce l’ho fatta, mamma: provo vergogna delle mie emozioni, come fossero una colpa, e non riesco neanche a spiegarmi perché. Ma poi quel nodo alla gola stringeva così forte, mi impediva di parlare. Avrei voluto abbracciarti e, mentre dicevi che alla mia età la nonna era per te la persona più importante, sussurrarti che rivedevo me, nell’età in cui tutto era così semplice, in un letto troppo vuoto senza te, piangere per la paura di perderti. E non nascondo che quando hai detto che la vita con il passare del tempo cambia i rapporti e, insieme, i sentimenti, avrei voluto urlarti che non riuscirei mai a non vederti come la ragione della mia vita, che non potrò fare a meno di te neanche quando dovrò essere io a prendermi cura di te, perché esserti di sostegno sarà la mia unica fonte di vita.
Ti voglio bene, mamma. Te lo sussurro mentre mi abbracci, mentre le tue esili mani esperte, consumate dalla vita, mi accarezzano i capelli. Te lo sussurra la voce sommessa di questa lettera, così prepotente nel suo silenzio. Te lo sussurro io, mamma, mentre vorrei gridarlo al mondo intero. Mentre penso che se non ci fossi tu nulla varrebbe la pena di essere vissuto.
Certe volte mi spaventa questo attaccamento a te, certe volte ho paura che non riuscirò mai ad apprezzare le persone che mi circondano, semplicemente perché ho sempre pronto il paragone con te, semplicemente perché sei la perfezione assoluta che, se nessuno dovesse raggiungere, mi condannerebbe alla totale solitudine. Eh già, sei il parametro in funzione del quale giudico chi mi sta vicino. Lo sapevi? Certo che no. Certe cose sfuggono, sfuggono anche a te, che sei sempre pronta a cogliere ogni minimo dettaglio. Sfuggono anche a me, mamma, che mentre scrivo vedo i pensieri galoppare veloci nella mente, e alle dita risulta impossibile seguirli, ennesima dimostrazione di come la forza dei sentimenti superi qualsiasi altra forza della natura.
E così mi arrendo, continuo a scrivere, non curandomi dell’imbarazzo, della paura, di tutto ciò che ora, di fronte ad un’emozione divenuta incredibilmente forte, mi sembra insignificante.
E credo di amarti anche mentre litighi con papà, mentre smonti i miei castelli costruiti per aria e mi tieni giù, con i piedi ben saldi a terra; credo di amarti, e lo faccio con tutta me stessa, quando le lacrime si impossessano dei tuoi lineamenti perfetti e tu combatti, cerchi con un sorriso di cicatrizzare la ferita che in quell’istante si è aperta nel mio cuore, asciughi gli occhi e ti allontani. Non sai che quel sorriso dilata la ferita, accende qualcosa nella mia mente che mi ripete “Lei non merita questo, lei non merita questo. Lei merita tutto l’amore del mondo, perché è lei che ha il primato nel mio cuore. Perché è lei la ragione della mia esistenza. E non lo merita.”
Auguri a te che, nonostante tutto l’amore che dai, non chiedi mai niente in cambio.
Evelina Bernardi
Mamma... testo di Evelina