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Aho, ve giuro che manco io c’avevo capito bene che stavo a prenotà. “Vacanza alla riviera de Via Chiaia”, diceva er sito. Io ho pensato: vabbè, mare, sole, spritz, na cosetta tranquilla.
Solo che Via Chiaia… sta in mezzo a Napoli. E quanno so’ arrivato, ar posto der mare, c’e stava ‘na strada piena de palazzi eleganti, motorini che sfrecciavano e vetrine che brillavano manco fosse Natale tutto l’anno. C’è son rimasto de stucco. Me so detto è magnifico.
Ma non vedo il mare. Cosi domando in giro.
“Scusi, ma er mare?” chiedo a ‘na signora co’ l’occhialoni grossi così.
Lei me guarda e fa: “Il mare sta là sotto.”
“Sotto dove?”
“Sotto.”
M’affaccio , provo a vedere de sotto , ma niente.
E lì ho capito che sta mia vacanza già stava a diventà ‘na vacanza strana.
La prima sera me sistemo in sto B&B che pareva normale, pure troppo. Balconcino carino, letto comodo, minibar che costava più der mutuo. Solo , verso mezzanotte sento un ronzio… tipo frigorifero impazzito, ma più… cosmico.
Esco sul balcone e vedo che la strada s’era trasformata. Niente più asfalto.
Sotto, al posto dei sampietrini, c’era ‘na specie de acqua luminosa, blu elettrico, che scorreva lenta come fosse er Tevere de notte.
E le persone? Non camminavano. Galleggiavano.
“Ma che me so’ bevuto?” penso.
Poi me passa davanti uno vestito elegante, però co’ la pelle verde chiaro e tre occhi. Me fa:
“Turista?”
“Io? No, so’ de Roma.”
“Appunto.”
A quanto pare, Via Chiaia era si ‘na riviera… ma spaziale.
Ogni cento anni se “spostava de fase”, come dicevano loro, e diventava porto turistico interdimensionale.
Er mare non stava sopra. Stava sotto la realtà.
Capito? Sotto.
Er giorno dopo, scendo in strada , la proprietaria del B&B me chiama e invece der solito ombrellone, me da ‘na specie de braccialetto trasparente. “Serve pe’ respirà in immersione urbana”, me spiega .
In pratica te buttavi in mezzo alla strada che ormai era diventata ‘sto oceano de luce e nuotavi tra correnti de energia, bancarelle galleggianti e creature che vendevano granite fatte co’ ghiaccio de cometa.
Io stavo là, in costume, a fa’ er morto a galla davanti a Palazzo Cellammare che fluttuava come ‘na nave da crociera interstellare.
A un certo punto me affianca ‘na tipa… una bella topa capelli d’argento, occhi che cambiavano colore ogni volta la guardavi.
“Prima volta alla Riviera?”
“Se vede?”
“Un po’. Stai ancora a cercà er Wi-Fi.”
C’aveva ragione.
La cosa più assurda è stata l’aperitivo al tramonto gravitazionale. Er sole non calava: se piegava.
Se arrotolava su sé stesso come ‘na tenda dorata, e tutto diventava rosa, poi viola, poi nero pieno de stelle pure se era pomeriggio.
“È l’orario migliore pe’ i desideri”, me fa lei.
“E funzionano?”
“Solo se non li chiedi pe’ tornà indietro.”
Io stavo quasi pe’ chiede de tornà alla vacanza normale, co’ er lettino e la crema solare.
Poi però guardo la riviera dall’alto perché ormai stavamo sospesi a mezz’aria e me rendo conto che quella non era solo ‘na città.
Era ‘n porto tra mondi, travestito da via elegante.
E me viene da ride.
Cosi invito la Tipa a cena in un ristorante galattico.
Poi dopo mangiato pizze tridimensionali , buonissime ma un po troppo afrodisiache .
Invito la tipa salire da me nel mio B&B . E li dopo un doppio drink semo andati a letto insieme.
Ho visto li sorci rossi , la tipa era praticamente una furia .
Alla fine degli amplessi e della serata mi ha chiesto come conto quasi metà del mio stipendio.
L’ultimo giorno che ho trascorro alla riviera di chiara la strada è tornata strada.
Niente più onde luminose, niente alieni in giacca sartoriale, niente granite cosmiche.
Solo motorini.
Clacson.
Gente che chiacchiera.
Me guardo intorno e penso:
“Ma è successo davvero?”
Nel taschino trovo er braccialetto trasparente. Ora è spento. Sembra plastica da du’ euro.
Solo che quanno lo metto controluce… dentro se vede er mare.
Blu elettrico.
Mo so’ tornato a Roma, ma te confesso ‘na cosa:
ogni tanto, la notte, sento ancora er ronzio nelle orecchie.
E quasi ,quasi penso ,me prenoto n’antra settimana de ferie al B&b della riviera .
Perché sì, magari Via Chiaia starà sempre in mezzo alla città. Ma er mare… sta sempre sotto.